Anthropos | L’apocalisse della specie

“Nel mondo non ci sono mai state due opinioni uguali. Non più di quanto ci siano mai stati due capelli o due grani identici: la qualità più universale è la diversità”.
(Michel de Montaigne)

Gli eventi di cronaca a cui stiamo assistendo, stanno pian piano facendo riemerge qualcosa che in realtà si era soltanto assopito nel nostro paese, ma che sta prendendo nuovamente vigore, ossia l’intolleranza, l’odio, la paura, il razzismo, l’estremismo, la violenza fisica e psicologica.

Delle cause che generano questi comportamenti nei confronti del prossimo, dell’altro, del diverso si sono interessati eminenti filosofi, psichiatri, scienziati e studiosi di diverse discipline. Fino ad oggi non è stato individuato il “gene dell’odio”, anche se le conseguenze che questo genera sono sotto gli occhi di tutti.

La scienza positivista, davanti a questi comportamenti non si impegna ad individuarne le cause, piuttosto si sofferma ad osservarne gli effetti e ad agire di conseguenza. Se esiste un problema di tipo razziale, non si risolve facendo proclami e affermando semplicemente che tutti i popoli sono uguali o se il dilagante odio sui social network nei confronti di persone in vista, si fermi semplicemente facendo azioni legali o  multe all’odiatore di turno. Sicuramente è un deterrente per alcuni, ma gli haters(odiatori) non si fermano davanti a qualche centinaia di euro di multa o a qualche denuncia. Stiamo parlando di persone che si nutrono di tutto questo odio.

Dobbiamo capire il perché questo avvenga, quali sono le cause scatenanti, e solo attraverso un nuovo tipo di approccio possiamo venirne a capo. La società, la scuola, le istituzioni religiose, la politica mantengono gli stessi schemi di un secolo fa, nulla è cambiato! Se Nulla cambia nei metodi, non dobbiamo meravigliarci se ciclicamente si presentino sempre le stesse dinamiche. Anni 20’ del 900’, anni 20’ del 2000, nulla sembra essere cambiato.

Si parla di razze, antisemitismo, fascismo, incitamento all’odio.

Come abbiamo potuto leggere in nuove ricerche scientifiche (vedi link https://scienze.fanpage.it/abbiamo-sbagliato-tutto-sullorigine-delluomo-siamo-nati-multietnici-e-multiculturali/p13/) l’idea di razza è decisamente da rivedere! La specie umana è un insieme di diverse razze all’interno di un sistema ben più grande di specie viventi. Come per ogni essere vivente sul pianeta, le diverse condizioni di vita dovute all’ambiente circostante e alle condizioni climatiche, creano delle differenze sostanziali tra esseri dello stesso gruppo. Questo è necessario affinché ogni essere, nell’ambiente in cui vive e si sviluppa, agisca in modo da mantenere e perpetrare la propria sopravvivenza. Se capiamo quanto appena detto, possiamo capire come le razze che si sono spostate verso l’est abbiano sviluppato certe caratteristiche somatiche e psicologiche, verso l’ovest delle altre, ecc…ecc.

Affrontare questi discorsi alle soglie del 2020 è veramente assurdo!

Queste costatazioni ci permettono di rafforzare ancor di più l’idea che, l’evoluzione tecnologica che l’uomo sta sviluppando non sta di fatto portando ad un altrettanto sviluppo di tipo coscienziale, esserico, interiore, anzi le cose stanno pure peggiorando, essendo “l’alienazione” la nuova compagna di molti giovani e giovanissimi. In una società che non si preoccupa di fare emerge le qualità intrinseche di ogni essere umano, ma che si occupa piuttosto di sfornare nuovi automi, tecnici, operai specializzati, cioè nuovi disoccupati.

“Noi siamo la generazione che vive le condizioni di vita migliori che siano mai esistite sul pianeta terra da quando l’homo sapiens, il cosiddetto uomo moderno, fece la sua comparsa circa 200.000 anni fa. Noi siamo quelli che hanno i maggiori confort a livello esteriore, ma interiormente siamo forse la generazione più indifferente e senza stimoli.”

Il nostro particolare psichismo continua a funzionare sempre allo stesso modo. Siamo automi, funzioniamo per schemi, se qualcosa o qualcuno rientra nel nostro schema lo accettiamo, se non rientra, inizialmente lo deridiamo, successivamente lo ostacoliamo e infine lo combattiamo, cercando in tutti i modi di giustificare il nostro misero comportamento.

“E nessuno mette del vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino li fa scoppiare: così il vino esce fuori e gli otri vanno perduti. Invece, per vino nuovo ci vogliono otri nuovi. Chi beve vino vecchio non vuole vino nuovo. Dice infatti: quello vecchio è migliore” (Luca 5, 37-39)

Prendendo spunto dal passo del vangelo appena citato, possiamo dire che, non importa quale sia il campo di interessi, di idee, di punti di vista, il modo di pensare che ognuno di noi ha, ciò che importa e che non bisogna mettere vino nuovo in otri vecchie. Parafrasando il testo, il vino nuovo rappresenta tutto ciò con cui veniamo per la prima volta in contatto, idee, interessi, pensieri, sentimenti, sensazioni, ecc…ecc, se queste novità vengono messe nelle otri vecchie, cioè inserite nel nostro solito schema mentale, queste non daranno i frutti del cambiamento tanto agognati e sperati, ma nel tempo il nostro solito modo di pensare e di fare prenderà il sopravvento. Non possiamo parlare di tolleranza, accoglienza, comprensione se le otri son sempre le stesse, altrimenti alle prime difficoltà rifaremo sempre le stesse cose e vivremo sempre le stesse dinamiche, le parole rimangono parole vuote, prive di sostanza, se dietro non c’è un intenzione di cambiamento.

Questo non è lontano da ciò che stiamo vivendo oggi, si fa un gran parlare di nuove generazione, innovazione, evoluzione, apertura verso il futuro, ma le dinamiche umane rimangono sempre le stesse.

“Ciò che è necessario è la coscienza. Noi non insegniamo la morale. Insegniamo come si può trovare la coscienza. Alla gente non piace sentirselo dire. Dicono che non abbiamo amore, solo perché non incoraggiamo la debolezza e l’ipocrisia ma, al contrario, rimuoviamo tutte le maschere. Chi desidera la verità non parlerà mai di amore o di cristianesimo, perché sa quanto ne è lontano.” (Frammenti di un insegnamento sconosciuto, P.D. Ouspensky)

 

Di: Placido Schillaci 

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