L’apocrifo Greco del Ritorno al Pleroma, è un testo che ricostruisce e sintetizza tutto quello che si poteva conoscere della tradizione Gnostica ed Ermetica, scritto verso la metà del 900’ dallo gnostico ed esoterista Luigi Petriccione, allora Vescovo della Chiesa Gnostica Italiana, ordinato da Loris Carlesi (filiazione da Robert Ambelain) con lo jeronimo Tau Chrisògonos. L’origine da cui sono tratti i riferimenti del libro è misteriosa e sul periodo storico della sua composizione originaria si può dire ben poco. Lo schema, lo stile e la maggioranza dei contenuti sono conformi alla maggior parte dei testi gnostici che conosciamo. Il testo appare comunque ispirato o scritto da un profondo conoscitore della letteratura sapienziale ebraica e cristiano-gnostica nei significati più arcani.

“Dall’inizio siete immortali e figli della vita eterna, e avete voluto che la morte fosse divisa fra voi per consumarla e dissolverla: e la morte è morta in voi e per voi. Infatti allorchè dissolvete il mondo, voi non siete dissolti, ma dominate sulla creazione e su tutta la corruzione”. (Valentino II)

I – Al settimo giorno Ialdabaoth, l’Eone potente dalle dodici teste e dal corpo di serpente che fin dalla nascita era stato munito delle insegne della dignità regale e fornito di molti nomi misteriosi, segreti e terribili, da Propàtor, desiderando di divenire egli stesso creatore, di impadronirsi di una zona del Pleroma, Mondo Divino che circonda Propàtor, ed è formato di Eoni che ne sono gli attributi e ne esprimono la pienezza spirituale. Credendo di essersi effettivamente impadronito del Pleroma, egli volle imitare l’Eternità nella zona in suo potere, e vi creò il tempo con anni e cicli innumerevoli. Nacque così il mondo celeste o astrale e quello ilico o terrestre ad esso soggetto. Dall’eternità del Pleroma girante regolarmente, stabilmente e rettamente su sé stessa ebbe così origine l’apparenza del tempo girante irregolarmente con alti e bassi simili sinuosità del serpente. L’illimitato diede così origine all’apparenza del limitato, e la reale unità all’apparenza della pluralità frammentaria del molteplice; l’incommensurabilità dello Spirito Divino al peso alla misura e al numero, attributi esclusi del regno di Ialdabaoth. All’Essere degradato nell’apparenza del divenire, fu attribuita l’onta della generazione e il dolore della morte; la cintura di cui Propàtor cinse i lombi di Ialdabaoth nel concedergli la sovranità della zona esteriore divenuta materiale per mera apparenza, ebbe appunto nome Morte, avendo Ialdabaoth cinto di catene e limitato tutte le cose del suo Regno.

I tempi, i cicli e gli anni innumerevoli creati per vanità da Ialdabaoth risultarono infatti mutevoli di contro all’immobilità di ciò che è eterno, e finiti di fronte all’infinitezza dell’Eternità. La sfera esteriore non si poteva dunque contrapporre al Pleroma, essendo soltanto una modificazione apparente di esso, né Ialdabaoth a Propàtor, di cui è soltanto un ministro imperfetto. L’opera malefica di Ialdabaoth avrà dunque fine un giorno col ritorno al Pleroma di tutti gli esseri. Le misure, i tempi, i periodi e i cicli creati da Ialdabaoth gli servirono per ordinare il Cosmo in un’unica armonia, incatenando gli uomini e le cose e tutti gli avvenimenti del mondo ilico ai sette Cieli e ai loro Arconti, per mezzo dell’Heimarméne, rendendo solidale tutta la creazione ilica, costretta a muoversi sincronicamente secondo un irreversibile fato, ogni essere di essa, essendo impedito di liberarsi per tornare al Pleroma, a causa della sua soggezione al divenire, che lo lega alla ruota delle rinascite e alla morte. Così Ialdabaoth divenne il Signore delle sette dimore dell’Ade, delle sette ruote della necessità che muovono il mondo con ferreo determinismo, e lo sottopongono alle vicissitudini delle ruote, a ciascuna delle quali egli ha preposto un Arconte o Potenza, resa visibile da un Pianeta, che rinchiude il suo cerchio in modo sensibile, e ogni Arconte a ciascun uomo che si incarna, fa un dono, lo riveste delle sue vesti e gli impone un sigillo perché non possa più liberarsi, essendo assoggettato al divenire che lo lega con nodi e con ceppi alla ruota delle rinascite e alla morte.

Il loro governo si chiama Heimarméne. E questi sono i nomi dei sette Arconti delle sfere:

per il Sole – Makaria

per la Luna – Monoghenès

per Mercurio – Henkrasis

per Venere – Akinetos

per Marte – Hedoné

per Giove – Autophies

per Saturno – Henosis

È così che incatenando l’uomo alla necessità, Ialdabaoth ne impedisce il ritorno al Pleroma e la liberazione dal ciclo delle rinascite. Egli accusa perfino coloro che hanno la Gnosi da Propàtor, e perciò è detto l’Avversario. Ma la materia come peso, misura e numero essendo mera apparenza, non è reale e tanto meno eterna; non è eterno dunque il regno delle Tenebre. Però è detto: “Tu non maledirai l’Avversario, poiché l’ordine che esso impone al mondo terrestre, sublunare e ilico è il riflesso sia pure imperfetto dell’Ordine del Pleroma, che egli stesso riceve imperfettamente e imperfettamente riflette”. Perciò sino alla venuta delI’Eone Krestòs il Pantocratore, il Sabbato di Ialdabaoth sarà santo e venerabile, poiché questi resterà ministro imperfetto, ma ministro di Propàtor, e regnerà sino ad allora nel mondo ilico per volontà di Lui, che avrà due eserciti: l’uno nel Pleroma o mondo Divino, dove sono le Schiere di lmxeal (Michele) e l’altro nell’Abisso delle sette dimore dell’Ade dove sono le legioni di Ialdabaoth il Cosmocratore. E i due duci saranno entrambi ministri di Propàtor poiché entrambi compiranno la Parola di Lui. Infatti la gloria di Ialdabaoth altro non è che l’ombra del Signore, ed il suo trono ne è lo sgabello.

II – Successivamente Adamo, creato da Propàtor maschio e femmina come uno degli Eoni del Pleroma, si divise in due da uno che era, e fu sedotto da Ialdabaoth inducendosi a mangiare il duplice frutto, Mem e Shin dell’Albero della Scienza del Bene e del Male, laddove poteva lecitamente mangiare Aleph, il frutto unico dell’Albero Maestro della Vita. Perciò essendo Adamo divenuto come uno degli Arconti, fu estromesso dal Giardino dell’Eden. E così i Regni, le potenze, e la gloria del mondo ilico, i troni, gli imperi, le dinastie dei Re, la nascita e la caduta delle nazioni e delle religioni, furono affidati alle mani di Ialdabaoth, fino alla venuta del l’Eone Krestòs, il salvifico Pantocratore. Ma altri duecento Eoni del Pleroma si invaghirono del mondo ilico e vollero discendervi, legandosi con un giuramento sul monte Hermon. E questi furono i loro capi:

1) Samiaxas (Semyaza), duce supremo

2) Artaqìfa (Arakiel)

3) Rameel (Armen)

4) Kokhabiel (Raphael)

5) Tamiel (Turael)

6) Ramiel (Rumjael)

7) Daneiel (Danjal)

8) Ezekeel (Neqael)

9) Barachiel (Baraqiial)

10) Armaros (Farmaros)

11) Batarael

12) Ananel

13) Turel

14) Rumael (Jomjael)

15) Samapeel

16) Satarel

17) Tumael

18) Zaqiel

19) SaneI

20) AzazeI (Asael)

Ciascuno capo di una decuria. Al loro ingresso nella sfera esteriore, l’ordine gerarchico di questi Eoni si invertì e i primi diventarono gli ultimi, gli ultimi i primi. Inoltre, avendo essi svelato alcuni misteri celesti, caddero tutti in schiavitù. Ora, una parte di essi accettò questa schiavitù, e i suoi componenti divennero Cosmocratori e ministri di Ialdabaoth, aiutandolo a tenere ferme le catene e i ceppi che legano gli esseri incarnati alla necessità fatale; mentre un’altra parte di essi, compresa la gravità dell’errore commesso, si accese del vivo desiderio di riscattarsi per tornare al Pleroma, per cui ognuno invocò lmxeal (Michele), il Capo delle Schiere del Mondo Celeste: 

OSINALTIO (Tu che sei stato elevato),

RIOITHEOR (Principe di Luce),

SABIRAUGHETA (Sei valente nel fuoco),

DIAPHULASSE! (proteggimi).

III – Ed lmxeal (Michele), con Gabriel, Kokhabiel (Raphael) ed Anael, unitamente alla Sophia Barbelos, la Vergine Sophia dell’Alto, la Donna vestita di Sole nella zona di Luce, intercedettero presso Propàtor implorandolo a favore degli Eoni caduti col dire:

AGANAKKA (o Forte!)

GHITANTOREKTA (Sconfiggi il Gigante),

KAKO! (Storna il male!).

Queste preghiere giunsero fino al trono di Propàtor che si impietosì e permise agli Eoni intercessori di visitare i pentiti, che essendosi ravveduti di tutti i loro errori, piansero ed invocarono direttamente Propàtor insieme agli intercessori stessi, dicendo in coro:

AEIA (Tu che Sei),

ABLANATHANALBA (Padre, vieni a noi!),

GHITANTOREKTA (Sconfiggi il Gigante!),

MOPHAX (Tu che insuffli la Vita),

KAKO (Storna il male!),

UPHNONONO (Esaudiscimi dunque!),

SURIEL (La mia Fortezza è Dio).

Propàtor permise allora che ai transfughi pentiti fosse concesso di espiare la colpa risalendo al Pleroma con l’Apocatastasi attraverso le sette sfere e le dodici Vie dell’Ogdoade. A tale scopo fu loro consentito di proteggere gli uomini contro gli inganni di Ialdabaoth e degli Arconti, ed insegnar loro, per tramite di Hermete, il modo di rompere i sigilli delle sette sfere. Le misure, i tempi, i cicli, come le sette modalità della Heimarméne promananti dai sette Pianeti, e l’antitesi Luce-Tenebre, possono essere infatti sapientemente sfruttate l’una contro l’altra, per ri-ascendere lungo le sfere, per tornare al Pleroma. La pluralità della sfera esteriore è divisione, e le forze divise possono essere costrette ad operare contro sé stesse per effetto della contrapposizione alternata. Così gli Eoni caduti, per riscattarsi si posero a capo degli uomini che come loro aspiravano a tornare al Pleroma, ed insegnarono loro la Gnosi. Per ri-ascendere al Pleroma gli uomini dovranno abbandonare le vesti impure, restituendo gradualmente e progressivamente agli Arconti i loro doni per attraversare il Mar Rosso delle sette sfere, avendo lasciato senza rimpianti il mondo terrestre e ilico.

Chi riceverà la Gnosi riuscirà a conoscere sé stesso ed evitando di seminare figli per gli Arconti, raccoglierà le membra disperse da ogni parte, riuscendo ad estirpare le sue radici dal mondo terrestre ed ilico. Coloro che avranno la Gnosi saranno esseri dell’Alto, che avranno sentito di essere chiamati e si saranno rivolti a Colui che ci chiama perché ri-ascendiamo a Lui. Essi desiderano fare ciò che piace a Propàtor e ricevere aiuto per il ritorno. Chi in tal modo possiederà la Gnosi, saprà donde viene e dove va. Tuttavia Ialdabaoth coi setti Arconti fu lasciato a guardia delle sette porte dei sette cerchi, le tristi dimore dell’Ade, fino alla venuta dell’Eone Krestòs, il salvifico Pantocratore che distruggerà la Morte e ucciderà le Tenebre, liberandoci dal male. Solo Lui aprirà per tutti le porte di ciascun cielo. Perciò sino ad allora, Ialdabaoth, resterà il Custode della Soglia del Tempio del Re, l’addetto al Portico di Salomone, e custodirà le chiavi del Santuario, affinché nessuno possa entrarvi se non Colui che era stato unto e possedeva l’Arcano di Hermete. Così nel mondo ilico del divenire necessitato, Ialdabaoth restò ancora temporaneamente il Magistrato della Giustizia di Dio e continuò a portare la bilancia e la spada. Ma un giorno Krestòs, l’Eone Salvifico, Gesù il Baruch, verrà con l’aiuto di Sophia Barbelos, la sola capace di comprimere le dodici teste leonine del Serpente sotto la faccia delle acque, e riammetterà col sacrificio della sua parte umana, l’uomo al pasto del sacro frutto in forma di Pane e Vino, ammettendo tutti gli uomini di Buona Volontà per il tramite di questo pasto, a rientrare nel giardino dell’Eden e a sollevarsi al di sopra dell’Heimarmène.

IV – Finalmente, al secondo degli Eoni caduti, Artaqifa (Arakiel), fu permesso di incarnarsi nascendo da Jared, figlio di Naleel, figlio di Cainan, figlio di Enosh, figlio di Seth, figlio di Adamo, e gli fu imposto il nome di Enoch. Ed Enoch insegnò la Gnosi e raggiunse la Suprema Liberazione avendo ben meritato, ma non il ritorno al Pleroma. Perciò Propàtor lo istituì Metatron, Mediatore cioè fra gli uomini e Dio di contro a Ialdabaoth, col compito di sovrintendere dall’alto, fino alla liberazione di almeno altri undici capi di decurie angeliche caduti e pentiti, all’insegnamento segreto di Hermete e concedere l’iniziazione alla Gnosi, e di introdurre gli uomini alla presenza di Propàtor facendo rientrare quelli che lo meritano nel Giardino dell’Eden, dove si mangiano il duplice frutto dell’Albero della Scienza e quello unico dell’Albero della Vita, e donde si inizia il ritorno al Pleroma attraverso le sfere. Ed Enoch e tutti gli altri Eoni caduti e pentiti tornarono molte volte sulla terra in corpi umani, ed insegnarono la Gnosi a tutti i popoli della Terra per molti eoni di tempo, fondarono religioni e regni capaci di trarre in alto le anime.

E Rameel fu Abramo, e Artaqìfa Isacco; Samiaxas Giacobbe; e Rameeì fu ancora Giuseppe il Vicerè, Artaqìfa Mosé, e Rameel Giosué. E Samiaxas fu il Re Salomone; Artaqìfa Roboamo, e Rameeì fu Elia, Samiaxas Daniele, e tutti erano stati sulla terra molte volte ancora Re e Sacerdoti, per preparare la venuta dell’Eone salvifico. In tal modo gli Eoni penitenti crebbero in elevatezza, in grandezza, in sapienza, e in bontà, risalendo grado a grado dall’abisso in cui si erano spontaneamente precipitati, finché i primi dodici di essi si resero degni dinanzi a Propàtor di stare attorno all’Eone Krestòs alla sua venuta nel mondo hilico, e gli ulteriori settantadue di fargli da corteggio. Solo allora Propàtor mandò l’Eone salvifico Protogenetos, Gesù il PantocratoRe, che si manifestò in una grande luce, nascendo come fanciullo regale maschio e femmina, e cioè avente già in sé, ad immagine e somiglianza di Propàtor i due Mem e Shin nell’uno Aleph. L’Eone salvifico, Krestòs ebbe quindi al suo fianco Samiaxas, divenuto l’Apostolo Giovanni, e Artaqifa, divenuto l’Apostolo Pietro, e Rameel divenuto l’Apostolo Andrea, e con essi gli altri nove Eoni riscattatisi fra i primi, che essendo ascesi per mezzo della Gnosi di Hermete al di sopra delle sette sfere, non riuscivano tuttavia a tornare al Pleroma, impediti da Ialdabaoth, il serpente antico dodecacefalo:

Kokhabiel divenuto l’Apostolo Simeone

Tamiel divenuto l’Apostolo Taddeo

Ramiel divenuto l’Apostolo Matteo

Daneiel divenuto l’Apostolo Filippo

Ezekeel divenuto l’Apostolo Giacomo Maggiore

Barakiel divenuto l’Apostolo Tommaso

Armaros divenuto l’Apostolo Giuda Taddeo

Batarael divenuto l’Apostolo Giacomo Minore

Batarael divenuto l’Apostolo Bartolomeo

V – Perciò l’Eone Krestòs, il Baruch Gesù, il Divino Maestro dell’Amore, completò l’insegnamento di Hermete, quello di Pitagora e quello di Mosè, ed ampliò la Gnosi, ammettendo ad essa tutti gli Uomini. Egli insegnò l’Amore universale e la pratica dell’Amore stesso attraverso la pratica della Terapeutica; impose le mani ai malati, e fece che i suoi discepoli le imponessero, guarendoli con dir loro: UPHLAZE! (Guarisci!). Ed insegnò la pratica del disinteresse e dell’altruismo dicendo: “Non amate l’oro e argento e il possesso di questo mondo, perché questo mondo perisce e passa; se non digiunate al mondo, non attraverserete il Mar Rosso delle sette sfere, non uscite dalle sette dimore dell’Ade. E se non farete del sabato un vero Sabato non rivedrete Propàtor, né rientrerete nel Pleroma.” Ed insegnò soprattutto la volontà di Liberazione per il ritorno al Santo Pleroma, dicendo: “Non esaltate i sette e i dodici, gli Arconti di questo mondo, poiché sono essi che vi impediscono il ritorno al Pleroma. Sollevatevi al di sopra dell’Heimarméne dominando i vostri piaceri, così non sarete vessati dalle disgrazie, né sarete esaltati a fortune transeunti. Non accettando più i doni degli Arconti, non sarete più sballottati dagli alti e bassi delle sinuosità del Serpente Dodecacefalo, ma sarete stabili come pietra che sta.”

E raccomandò sette opere di Misericordia Corporale:

1) Dar da mangiare agli affamati;

2) Dar da bere agli assetati;

3) Vestire gli ignudi;

4) Guarire gli infermi imponendo loro le mani;

5) Sostenere i pellegrini;

6) Visitare i carcerati;

7) Liberare gli indemoniati.

E predicò sette opere di Misericordia Spirituale:

1) Insegnare la Gnosi;

2) Confortare i dubbiosi;

3) Perdonare le offese;

4) Consolare gli afflitti;

5) Ammonire i peccatori;

6) Sopportare con pazienza le persone moleste;

7) Pregare Propàtor per i vivi e per i morti, per il bene corporale e per la Gnosi Sapienziale.

Ed insegnò ancora che l’uomo, essendo separato in due, il maschio e la femmina, è pieno di tenebre, ma quando avrà fatto di sé una cosa sola, sarà pieno di luce. Se i due saranno uno, egli sarà diventato il Figliuolo dell’Uomo, e allora se dirà: “Montagna spostati” e la montagna si sposterà. In quel tempo Gesù il Baruch, l’Eone Salvifico disse inoltre: “Quando farete che i due siano uno, e farete l’interno come l’esterno e l’esterno come l’interno, e ciò che è su come quello che è giù, e se farete il maschio e la femmina in uno solo, in guisa che il maschio non sia solo più maschio e la femmina non sia solo femmina, allora rientrerete nel Pleroma. Ciò potrete fare mangiando sapientemente i frutti Mem e Shin dell’Albero della Scienza del Bene e del Male, affinché il loro equilibrio vi porti a mangiare del Pane stesso di Vita, il benedetto frutto Aleph. Beato il Serpente a faccia di leone che l’uomo mangerà, cosicché il leone divenga uomo, ma abominevole è l’uomo che il leone mangerà, cosicché il leone divenga uomo”.

VI – E inoltre l’Eone Salvifico insegnò che l’opera materiale della carne con la quale gli ignoranti seminano soltanto figli per gli Arconti, può essere sacralizzata in santa ierogamia e servire sapientemente all’ascesa per le sette sfere secondo la Gnosi, ricostituendo l’originaria androginia perduta dall’Adamo Qàdmon con la discesa nel mondo ilico. Tornando Eva in Adamo cesserà per sempre la Morte che essi meritarono per sé e per la loro progenie fin dalla loro separazione.

E Gesù il Baruch promise ai suoi, nove beatitudini:

1) A coloro che posseggono la Gnosi, perché desiderano fare ciò che piace Propàtor;

2) Ai perseguitati a causa della Giustizia poiché di essi è il Regno dei Cieli;

3) Ai miti perché possiederanno la Terra;

4) A coloro che piangono perché saranno consolati;

5) A coloro che hanno fame e sete di Giustizia perché saranno saziati;

6) Ai misericordiosi perché otterranno misericordia;

7) Ai puri di cuore perché vedranno Dio;

8) Agli operatori di pace perché saranno chiamati Figli di Dio;

9) Ai poveri di spirito mondano, perché ad essi appartiene il Regno dei Cieli.

VII – E poiché le turbe lo imploravano:

“Eone Krestòs, Pantocratore,

AZREILONEIA (o Soccorso Divino)!

KARNI (mia forza)!

Dacci oggi il Pane di Vita che riservi ai Tuoi Discepoli!”

L’Eone Salvifico Gesù il Baruch concesse loro, in luogo dei frutti Mem e Shin dell’Albero della Scienza, il proprio Divino Corpo e il proprio Divino Sangue, che innestandosi sul loro corpo e il loro sangue, li avrebbero tratti in alto anche senza la Scienza e la stessa unzione di Hermete, per il solo effetto della Fede e del Battesimo. E così I’Eone Salvifico, Krestòs il Pantocratore, secondo le promesse distrusse la Morte per gli uomini di Buona Volontà e uccise le Tenebre, liberandoli dal Male. Egli aprì dinnanzi a tutti le porte di ciascun cielo per mostrarci Propàtor, il Re in eterno e guidò i suoi dinanzi a Lui in veste pura. Il cancello del Giardino dell’Eden che era stato chiuso dall’epoca della cacciata di Adamo ed Eva, i primi progenitori, e guardato dal terribile Cherub dalla spada fiammeggiante fatta di lune crescenti e calanti alternate e capace di separare l’anima dal corpo, era stato aperto a tutti, poiché il Corpo e il Sangue salvifico del Baruch Gesù sono il frutto stesso Mem e Shin, doppio e alternato, dell’Albero Gnostico della Scienza. E Ialdabaoth, l’Eone dalle sette teste coronate, volendo impedire il ritorno al Pleroma, sia di tutti gli uomini, che dello stesso Eone Salvifico, provocò il supplizio sull’Albero Maestro della Croce, dalle sette mele di fuoco, del corpo umano e ilico, con l’effetto di proiettare nel Pleroma il suo Spirito di Dio Salvatore. Ciò Ialdabaoth potè fare avendo appunto preteso come fin dall’inizio pattuito, il supplizio del Baruch Gesù sull’Albero stesso delle mele di Fuoco concesse a tutti gli uomini come prezzo per il nuovo beneficio loro accordato. E il Pantocratore Salvifico, prima di lasciare il suo Corpo ilico, affidò Maria, la Divina Sophia all’Apostolo prediletto Giovanni, che divenne così il Custode Invisibile della Gnosi.

Tornando quindi al Pleroma, l’Eone Krestòs fracassò;

Resh la porta plumbea di Henosis nella Sephira Ghedula.

E Daleth, la porta di stagno di Autophies, nella Sephira Ghebura.

E Kaph, la porta di ferro di Hedonè, nella Sephira Tiphereth.

E Ghimel, la bronzea porta di Akinetos in Netzà.

E Phé, la porta mercuriale di Henkrasis in Hod.

E Beth la porta argentea di Monoghenés in lesod.

E Tau, la porta aurea di Makarìa in Malkuth.

Tuttavia Egli lasciò a custodia delle sette porte infrante, perché non venissero mai più richiuse, sette Eoni di Luce:

Thartharaoth (Sciabtaiel) al cielo di Saturno;

Erethaoth (Zadkiel) a quello di Giove;

Thauthabaoth(Unel) a quello di Marte;

Anael a quello di Venere;

Raphael a quello di Mercurio;

Gabriel a quello della Luna;

lmxeal (Michael) a quello del Sole.

Il sigillo del vizio Capitale, dono dell’Arconte di ciascuna sfera, sarà rotto con l’aiuto dell’Eone di Luce ad esso opposto nella stessa sfera, e i possessori della Gnosi, come gli uomini di Buona Volontà da essi trascinati nell’ascesa in virtù del Sacrificio del Pantocratore, ascendendo di cielo in cielo renderanno a ciascuno degli Arconti le passioni che avevano ricevuto in dono nella loro discesa verso l’incarnazione ilica, ricevendone in cambio dall’Eone di Luce, l’opposta virtù e vesti pure. Al settimo cielo essi affronteranno e vinceranno Nahash, il Serpente dodecacefalo di nome Ialdabaoth per giungere all’ottava sfera, quella delle stelle fisse, da cui il nucleo puramente pneumatico dell’anima può ascendere per duodemplice cammino al Santo Pleroma di Propàtor.

E i dodici Eoni di Luce nell’ascesa al Pleroma per l’ Ogdoade sono:

Per l’Ariete: Parakletos, in Hè;

Per il Toro: Pistis, in Vau

Per i Gemelli: Patrikos, in Zain;

Per il Cancro: Helpis, in Heth;

Per il Leone: Metrikos, in Theth;

Per la Vergine: Agapé, in Jod;

Per la Bilancia: Aeinous, in Lamed;

Per lo Scorpione: Synesis, in Nun;

Per il Sagittario: Ekklesiastikòs, in Samech;

Per il Capricorno: Makariotes, in Gnain;

Per I ‘Acquario: Theletos, in Tsade;

Per i Pesci: Sophia, in Qòph.

VIII – Apparso tuttavia ai Discepoli col suo Corpo di Gloria, proprio del Pleroma, prima di risalire definitivamente a Propator, rivelò il destino dell’Uomo e le sorti della Chiesa; assegnò i compiti agli Apostoli, e indicò questi segni come propri a coloro che riusciranno a salvarsi: scacceranno i demoni servi degli Arconti; parleranno nuove lingue: maneggeranno i serpenti; se berranno qualche veleno, questo non nuocerà loro; imporranno le mani ai malati e li guariranno. E istituì inoltre dodici sacramenti per la salvazione e la liberazione degli uomini di Buona Volontà:

1) Il Battesimo dell’Acqua;

2) Il Battesimo dell’Aria;

3) Il Battesimo del Fuoco;

4) L’Unzione Sapienziale;

5) L’Espiazione purgante;

6) L’Eucarestia;

7) L’imposizione terapeutica delle mani;

8) L’Esorcismo;

9) L’Ordine sacro;

10) L’Iniziazione all’Ascesi in coppia, o Matrimonio;

11) La Consacrazione Regale e Vescovile;

12) L’Estrema Unzione Terapeutica.

E a Pietro che era stato Artaqìfa, fu confidato il gregge del Pantocratore figlio di Propàtor, perché lo conducesse per le vie del mondo visibile; mentre a Samiaxas divenuto Giovanni di Parmo, fu confidata la Sapienza segreta della Gnosi e la sua trasmissione, che prima era stata affidata ad Enoch e ad Elia.

IX – L’Eone Salvifico, il Figlio di Propàtor, aveva scritto in un piccolo Libro, su un rotolo inesauribile capace di non finire mai, tutto il percorso della risalita al Pleroma, per affidarlo a Giovanni di Parmo che Lui aveva fatto custode e depositaria della Gnosi, e che Io intitolò Apocalisse. A Lui Egli apparve fra i sette candelabri, uno per ciascuno dei sette cieli da ascendere, e gli ordinò di scrivere ai sette Eoni di Luce delle Sette Chiese d’Asia, quelli che aveva posto a guardia delle sette porte da Lui infrante, perché non venissero più chiuse. E gli additò il Libro della Gnosi, scritto sul rotolo inesauribile, come il cibo della Vita riservato ai Sacerdoti della Gnosi; da divorare misurando sapientemente i tempi; e che è simile ad acqua viva che sta fra due colonne di fuoco, l’una poggiante sul mare e l’altra sulla terra, come i rami Mem e Shin dell’Albero della Scienza. Alle labbra esso è dolce come il miele. Quel Libro insegna il modo di aprire i sette sigilli del Libro dell’Agnello e con esso le porte dei sette cieli, ciascun cielo avendo a sua volta sette gradi, mentre al settimo cielo sette Eoni di Luce suonano sette trombe annunciatrici di liberazione. E che i sette doni degli Arconti, che sigillano le sette sfere, le tristi dimore dell’Ade:

Avarizia in Saturno;

Invidia in Giove;

Ira in Marte;

Lussuria in Venere;

Gola in Mercurio:

Accidia in Luna;

Superbia in Sole, si spezzano con la pratica delle opposte virtù: Fede, Speranza, Carità, Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza.

E che nel perfetto equilibrio il Santo Paracleto concede per le sette sfere superate sette Doni Divini:

per Saturno il Timor di Dio;

per Giove il Consiglio;

per Marte la Fortezza;

per Venere la Pietà;

per Mercurio la Scienza;

per Luna la Sapienza;

per Sole l’Intelletto.

Esso dice inoltre della divina Sophia Lunare, arricchita di duodemplice luce solare e ripiena del Reuccio di Aleph, termine medio di equilibrio fra Sole Shin e Luna Mem; che è minacciata dal Dragone rosso Ialdabaoth dal corpo di serpente e dalla testa di leone, con sette teste diademate, una per pianeta; fornito di dieci corna, l’una per la luce solare Shin, l’altra per la luce lunare Mem; una terza Aleph per la luce mista, le altre sette per le luci dei sette pianeti. E dice anche come essa partorisca il Figlio equilibratore e ottenute quindi le ali, si faccia volatile ed inafferrabile per il serpente di fuoco. Esso dice inoltre che la bestia demiurgica simile al leopardo, ostacola l’uomo nella sua risalita al Pleroma, quarantadue volte, sette volte all’anno per sei anni, quanti ne occorrono per ascendere per i primi sei cieli. E che I’Heimarméne di Ialdabaoth, la prostituta di Babilonia, assisa sui sette monti dei sette Arconti, cadrà vinta dall’Agnello assiso in cima alla piramide dai sette gradini, sul libro dei sette sigilli, sigilli costituiti da passioni dono degli Arconti, che si dissuggellano con le corrispondenti Virtù, le quali si ottengono in premio dai sette Eoni di Luce; mentre i ventiquattro Vegliardi, corrispondenti alle ventiquattro semilunazioni dell’anno e alle ventiquattro ore del giorno, si prostrano coi quattro animali santi dei quattro elementi e delle quattro stagioni dell’anno.

E promette che quanto l’Umanità sotto la guida dei Maestri della Gnosi e grazie alla loro anagogia lo avrà meritato, il Santo Pleroma scenderà sul mondo ilico celeste e terrestre, plasmandolo a sua immagine in forma di cubica Gerusalemme Celeste sormontata dalla Piramide eptagraduata, con dodici porte, tre per lato, una per mese, illuminata dall’Agnello; sulla quale non scenderà mai la notte, perché essa riproduce i gradi stessi della Gerarchia dell’Essere. E allora l’Albero della Vita, reso accessibile a coloro che hanno compiuto la risalita dei sette cerchi, darà annualmente dodici mele di fuoco. Poiché Colui che infranse le sette porte dei sette metalli e ne spezzò i chiavistelli, insegna a tutti i giusti la via del ritorno e tutti trae in alto con la sua forza invincibile: consentendo anche a coloro che non posseggono la Scienza di Hermete, né l’Unzione Gnostica, di ascendere al Pleroma grazie all’innesto Salvifico della carne e del sangue dell’Agnello, operante attraverso l’Opera dei Sacerdoti della Gnosi a centuplicare il potere e la rapidità dell’Anagogia.

X – E così Giovanni, l’antico Samiaxas resterà nell’invisibile sulla terra fino agli ultimi giorni, fino alla consumazione dei tempi a sovrintendere all’insegnamento della Gnosi; e Pietro, caduto nel mondo ilico in un tempo lontano, quando ancora aveva nome Artaqìfa tornerà fino ad allora molte volte sulla terra, come Pastore e come Sovrano, per diffondere e radicare l’insegnamento delI’Eone Salvifico, il Pantocratore Krestòs. E quando la parola dell’Eone Figlio di Propàtor sarà diffusa su tutta la terra, e a Ialdabaoth sarà rimasto poco spazio per la sua antica funzione di carceriere pur avendo egli continuamente lottato contro la Gnosi riuscendo anche a spezzettare in mille parti l’Ekklesia di Pietro; lo stesso Ialdabaoth prenderà un corpo di carne per combattere di persona nel mondo ilico, il suo antico Regno mal acquistato, l’ultima battaglia contro la Gnosi, come Anticristo incarnato, dopo aver creato il disordine e portato la confusione e lo scompiglio fra i popoli e le Chiese.

Sulla terra Ialdabaoth non incontrerà ostacolo alcuno, e trionferà ovunque, contrastato solo da Enoch ed Elia, che erano stati Metatron e Sandalphon prima di essere al fianco dell’Eone Salvifico di tutti gli uomini, coi nomi di Pietro e di Andrea; e che Propàtor manderà sotto la guida sempre invisibile di Giovanni, l’antico Samiaxas a sbarrargli il passo e a sconfiggerlo prima di permettere il riassorbimento del mondo ilico nel Pleroma. E il serpente antico, Ialdabaoth, l’Anticristo incarnato ripeterà l’errore commesso nella lotta contro l’Eone Krestòs ai tempi dell’Agnello, e sacrificherà Enoch ed Elia, gli antichi Artaqifa e Rameel oramai divenuti Liberatori; ciò che produrrà la vittoria definitiva della Gnosi e permetterà la venuta seconda dell’Eone Krestòs per l’instaurazione nel mondo celeste e in quello terrestre del Regno di Propàtor; che durerà fino alla consumazione dei secoli e degli Eoni.

Japhta raphta mounaer, mounaer, ermanouer ermanouer.

AMEN

Trascrizione a cura di: Placido Schillaci