Censured | La fine della Libertà di espressione

“Alcuni vorranno toglierci la parola, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all’affermazione della verità. E la verità è che c’è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c’era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere e sottomettervi. Com’è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole… non c’è che da guardarsi allo specchio. Io so perché l’avete fatto: so che avevate paura, e chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie: c’era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, e il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all’attuale Alto Cancelliere: Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l’equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive. Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 novembre. Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, a un anno da questa notte, fuori dai cancelli del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 novembre che non verrà mai più dimenticato.” (V per Vendetta)

Oggi 10 settembre 2019 assistiamo ad un grave atto di censura. I Re dei social network, Facebook e Instagram oscurano e chiudono definitivamente tutte le pagine ed i profili ufficiali dei partiti di estrema destra “CasaPound” e “ForzaNuova”. Lungi da noi essere in linea con le idee espresse da entrambi i partiti, ma come sancito dall’articolo 21 della costituzione italiana:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.” (Costituzione della Repubblica Italiana, Articolo 21)

Per tanto non possiamo non esprime preoccupazione per un atto che nega la libertà e la possibilità di espressione di migliaia di cittadini italiani (anche se di contenuti discutibili). Piuttosto le domande e le riflessioni devono soffermarsi sul perché tali idee siano ancora vive, e perché a distanza di decine di anni si discuta ancora di fascisti e neofascisti. La censura come mezzo di “liberazione” da chi la pensa diversamente rimane un atto da condannare, sempre! Ancor di più perché non fa altro che aumentare il disagio sociale e politico delle parti in questione. Se di emergenza neofascista si tratta allora è bene creare un dialogo, discutere, confrontarsi in maniera civile e democratica. La censura è figlia della paura, e la paura genera odio. Senza dimenticare che la paura è sempre del censore, raramente del censurato. Se si vuole attaccare CasaPound lo si faccia sui temi, sulle politiche, sulle azioni, non sui social. 

Altro fatto da non sottovalutare è l’ente che ha deciso di applicare la censura, che non è uno stato di diritto, ma in questo caso un azienda privata, che tra l’altro detiene tutti i nostri dati personali. Se domattina l’azienda Facebook decide che qualcosa o qualcuno non rientra negli standard della community, può benissimo chiudere definitivamente pagine e profili, senza nessuna possibilità di confronto. Be’…che strana idea di democrazia!

Oggi la censura è politica, domani potrà essere religiosa, ideologica, sociale. 

 

Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle”. (Voltaire)

 

Di: Placido Schillaci

 

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