Bisogna capire che non ci può essere alcun insegnamento che produca efficacemente degli effetti nella vita di una persona se non si dispone realmente l’animo alla volontà di cambiare, serve quello che è detto un “anelito”, un’impulso ancestrale e misterioso che può solo essere sperimentato e non spiegato. Nonostante esso, non vi è garanzia di successo, in assenza di esso, tutto è vano. A differenza dell’educazione o per meglio dire ‘’condizionamento” che riceviamo sin dalla tenera età atta a formare unità senzienti-programmate a degli scopi precisi e che ci fa agire ed essere in un certo modo, una diversa educazione il cui centro sia lo sviluppo della Coscienza dell’Uomo, non può programmarci coscienti. Non può da sè farci agire in un certo modo, può al massimo orientarci ad un’altra via. Percorrerla, spetta agli sforzi di ognuno e alla vera voglia di farlo. Più precisamente, a quanto si riesce a dare da bere a quella parte che ci chiede questo sacrificio di contro a tutto il resto di noi che sta bene così come sta, e per cui al massimo la spiritualità è un’altra gustosa seduzione.

Una Educazione che possa dirsi Fondamentale, capace di fondare l’uomo nella sua essenzialità, di esserne l’architettura fondante per permettergli uno sviluppo ulteriore, non è che l’effetto di un’anelito. L’effetto collaterale del fatto che il valore centrale che si individua è quello di Conoscere e attraverso ciò Ri-volvere totalmente. Un corpo di dottrina è l’effetto di una necessità, chiamata anche urgenza esoterica o impulso esserico, frutto di una precisa osservazione : la tendenza che l’uomo ha a deviare dalla sua più autentica natura con il progressivo assoggettamento all’esteriore. Vere e proprie ancore di salvataggio, strategie, affinchè nel marasma in qualche modo si possa garantire quella possibilità di sviluppo, a coloro i quali ad essa anelano.

Questo è il senso del famoso filo rosso di una Conoscenza meravigliosa che, viaggiando nei milleni, diventa per l’uomo un grimaldello in ogni attualità per ri-contattare l’essere, cioè dis-identificarsi (togliere identità, il senso di ciò che realmente siamo) dal divenire, imparare a collocarci in un quello spazio senza nome, spazio, tempo, pertanto detto ‘’ineffabile’’, che è la dimensione chiamata “dell’essere”, da cui procedere nel divenire piuttosto che esserne continui naufraghi. Detto in altre parole, un centro di gravità permenanente nell’essere. Ogni contingenza storica ha così avuto i suoi aspetti di decadenza ma anche tale ‘’tesoro’’ per tirarsene fuori. Oggi ci troviamo in un epoca in cui la vita è più che altro regolata dai bassi istinti, da ambizioni realizzative materialistiche legate all’avere o fare cose, con pochissimo spazio per essere. Il cosidetto Homo Sapiens dispone di tecnologia, informazione, ma è questa la vera Sapienza? Nella sua accezione più essenziale, Sapienza non è “il sapere” inteso come nozionismo, ma la Conoscenza, intesa come esperienza diretta accompagnata da uno stato di profondità di Coscienza tale da permettere a quell’esperienza di essere profondamente esperita anch’essa. Un’uomo è sapiente se fa sale della sua esperienza, evolve attraverso essa, si perfeziona verso la massima Coscienza o Dio. Possiamo dirci in tal senso sapienti?

Per stabilizzare un cambiamento nessun metodo può , ciò che può è che il cambiamento cessi di essere un’eccezione alla routine e diventi la portante, per farlo servono sforzi continui e coscienti a cambiare nel senso più esteriore stile di vita su certi punti, andando verso l’interno, atteggiamenti, modi di fare, modi di essere dentro, modi di trattare se stessi quando si vive uno stato, fino ad un vero e proprio cambio di come penso, sento, e vivo, cioè di come vibro. Il prossimo uomo è innanzitutto un uomo ad una diversa banda di Coscienza, una diversa frequenza. La biologia che dall’ente procede, si adatta di conseguenza, il che spiegherebbe molti mutamenti anatomici ed antichi ritrovamenti archeologici, con uomini dalla diversa struttura craniale (v. dolicocefali).

L’Educazione, dall’etimo, va intesa come la facoltà di ‘’educere’’ cioè portare fuori o far emergere. Una Educazione Integrale non può che avere così lo scopo di far emergere il cuore dell’uomo, cioè ciò che è nell’uomo centrale, la sua Coscienza, nonchè ciò che lui è. Studiarne quindi la natura, il funzionamento, e da essa, tutti i meccanismi di rivestimento ed espressione o corpi (volontà, intelletto, sentimento, sensazioni) . Un educazione il cui oggetto sia l’Uomo nella sua accezione integrale, le sue origini e la sua natura a tutti i livelli, la società, l’ambiente che lo circonda, le scienze, le tradizioni e la relazione che egli ha con tutto ciò.

L’Educazione attuale non fa emergere coscienza e talenti, bensì una struttura di contenimento delle stesse, un modo automatizzato di integrarsi in un tessuto detto sociale e nel quale svolgere delle date mansioni in cambio di vari contentini. Un’educazione integrale deve invece prendere in considerazione la natura del divenire e la natura dell’essere, tutto ciò che è sottoposto a causa ed effetto e quindi diviene, e tutto ciò che invece essendo ‘’ immateriale ‘’ è, e non diviene, dato che, come chiarito in altri articoli è senza spazio né tempo, e pertanto a-causale, immoto, eterno.

I due aspetti di essere e divenire possono essere intesi come Dio, Pre-Padre, e Dio Immanente nella creazione. Pleroma, e Realtà manifesta. Quello che si descrive come essere, è sperimentabile, percepibile, si è detto più volte “più reale e consistente” di tutto il resto, ma allo stesso tempo non è ‘’collocabile’’ in una percezione dei sensi. E’ una percezione o stato al di là di tutto il divenire, che pero c’è, è estremamente Reale, Esiste. Quanto si conosce di questo ordine di mondo? Quanto è integrato nella nostra vita? Molto poco. Quanto, rimanendo inconosciuto, ci rende ignoranti di noi stessi (ignoranza metafisica di sè) e schiavi dei flussi che ci attraversano? Molto.

Si utilizzano strumenti, e si delinea un metodo proprio affinchè tale suscito o educazione avvenga, iniziando a farci traslare di stato, iniziando ad alterare o corrompere la gamma di valori che ci è stata data dall’attuale civilizzazione. Attraverso la riscoperta di tutto lo scibile a cui riusciamo ad avere accesso, il tentativo è di riportare al centro l’Uomo inteso come Essere (Coscienza) e Umano (Divenire). Uno sviluppo che contempli non solo l’esercizio della mente razionale e non contempli solo la formazione professionale ma contempli una crescita armonica dell’uomo nella sua totalità inteso ad un livello come un insieme di corpi ed allo stesso tempo come qualcosa che è altro da tali corpi, cioè l’Ente senziente, la Coscienza. In questa modernità invece è tutto frammentario e per compartimenti stagni, la religiosità non si integra alla scienza, l’arte è relegata a dei workshop o corsi pomeridiani, e poi c’è la scuola per diventare schiavi, pedine dell’ingranaggio. Basta questo a squilibrare i centri o funzioni di cui disponiamo. Ma si può andare avanti così?

L’arte, la mistica, la filosofia e la scienza, sono tutti “modi” di conoscenza dell’essere, da integrare e sviluppare. Il filo rosso, la Traditio Primordialis è un albero che ha diversi rami, ma non tutti sono efficaci e sufficientemente intatti da riportarci al tronco, tante le insidie e i falsari, ma ognuno comunque deve cercare sottoposto a tali rischi e trovare da sé. Una delle differenze importanti tra un viandante ed un iniziato resta sicuramente quella che il secondo è chiamato, presa una linea, a batterla. Altrimenti, ne pagherà le conseguenze, e non centra niente la punizione divina, centra il fatto che il suo animo soffrirà un vuoto. Tutte le strade portano ad Amor, ma a vari livelli si può essere spettatori o autori di questo viaggio, aspettare le trombe del Giudizio nel sepolcro nell’attesa di una palingenesi generale, o provare a cambiare, abbracciare la via stretta o sentiero di mezzo o filo del rasoio, tanto più che i sepolcri sono proprio questa quotidianità, la condizione stantia di abitudine di un’agenda già scritta. Imparare a sottrarsi dalla meccanicità, dalle azioni e reazioni mentali ed emotive fino a quelle sessuali, quelle della natura di mantenimento stessa innalzando con un atto di volontà la propria risorsa più importante cioè l’energia vitale-sessuale ad un altro ordine di utilizzo, forse la più grande Rivoluzione possibile.

Certo è che se spendo la vita a recensire tutte le strade possibili per tutto questo e cambiarle ogni cento metri di ognuna, difficilmente arriverò a Roma-Amor, o Zion, o Heliopolis, che come spesso abbiamo detto è innanzitutto una trasformazione al livello dell’essere, e non un luogo fisico. Il luogo fisico per essere autenticamente ciò che rappresenta, non può che essere una protesi, un procedimento, l’estensione di un lavoro fatto. L’educazione è un effetto, come le domande, effetto di uno stato di domanda. Cos’è l’uomo? Perchè esisto? Come funziona la mia biologia? Queste e molte altre domande date per scontate possono essere ancora molto aperte, ma senza uno stato di domanda cioè un’apertura di mente, faremo solo finta di cercare. Quanto siamo pronti in tal senso a mettere in discussione le nostre certezze? Quanto le nostre certezze sono certe, verificate, e quanto invece accettate per consuetudine, e quindi delle mere credenze? I tuoi gusti, le tue scelte, le tue passioni… ma siamo sicuri…?

Da Hamer a Todeschini, alle ricostruzioni storiche ed antropologiche della Gimbutas, a uomini che hanno nell’antichità reso immanente in se stessi la divinità portando un messaggio di Rivoluzione al mondo quali Pitagora o Gesù, ci sono infiniti indizi su come molto è da scoprire sulla nostra natura, di come un grande velo sia caduto su uno splendore che però in qualche modo trova escamotage per esistere e urlare all’umanità, di come tutto abbia una sua coerenza dal macro al micro e non esista la “malattia” (“la natura non crea sfigati!”), di come bene e male sia solo un livello di intendimento delle cose e ci sia invece un grande processo di cambiamento e trasformazione in atto per cui anche il condizionamento non è male, bensì un’ascendente che ha la sua coerenza e da cui potersi tirare fuori, di come c’è molto di più di quello a cui si è ridotta la nostra esperienza chiamata quotidianità, di come siamo molto di più di quello che pensiamo, e di come allo stesso tempo siamo ciò che siamo diventati e tali rimaniamo finché non alziamo la testa… “ Corri a farti perfetto “ …. o almeno provaci, fosse solo un ipotesi di studio!

Di: Salvatore Porto