Eli Eli Lama Sabactani | Mi immergo in una nuova vita

I Maya colonizzarono in tempi remoti l’India e l’Egitto, oltre ad altri paesi orientali. Essi influirono sensibilmente sulla cultura hindu (potrebbero essere i Naga citati nel Ramayana) e sulle culture egizia e greca (dove sarebbero i sacerdoti si Sais). E’ necessario stabilire le dovute relazioni fra la Maya mitologica greca, la Maya mitologica hindu e i Maya, vincolando queste relazioni con l’esistenza dell’Atlaotl della mitologia greca e dell’Atlante pre-americano, nonché tra lo Zeus e il concetto di Theos greco con il prefisso centroamericano Teo (Teotiuacàn, Teocalli, ecc) applicata al divino degli aztechi, intimamente vincolati con la grande famiglia maya. E’ stabilito che la scienza-religione conosciuta da Cristo in Egitto, India e Tibet è quella Maya. Esistette un profondo occultismo maya, conosciuto senza dubbio da Cristo, che elesse i simboli maya come sostegno delle sue idee di amore fecondante.

E’ scontato che il linguaggio rituale di Cristo nel Tibet fosse il maya; e molti fa paura l’affermazione fatta da Le Plongeon e da altri grandi studiosi, secondo cui Cristo sulla croce parlava nel suo linguaggio rituale; in appoggio a questa affermazione, tutti sanno che gli evangelisti concordano sul fatto che nessuno sapeva a che idioma attribuire le parole Heli lama zabac tani. Matteo dice testualmente che le parole devono essere interpretate; Giovanni non è da meno. Infatti nessuno di loro conosceva questa lingua, né seppero dire quale essa fosse o in quale paese Gesù l’avesse imparata. Si limitano a dire che deve essere interpretata. Ma poniamo il caso che oggi si crocifigga un alto sacerdote cattolico, il cui linguaggio rituale, lo sappiamo, è il latino; non parrebbe strano a nessuno che in punto di morte invocasse il nome di Dio in latino o che pronunciasse una frase in questa lingua! Molti commentatori hanno supposto che le parole pronunciate in punto di morte da Gesù (che fra l’altro vengono traslitterate in Eli Eli Lama Sabactani) fossero di uno scomparso dialetto ebraico, riscoperto dal Cristo nell’ora della morte.

Non ha alcun senso tutto ciò, né ci sono prove dell’esistenza di questo dialetto perduto; una tale supposizione è valida quanto quella di un sacerdote cattolico che in quel momento parlasse in araucano… Giovanni Papini, nel suo libro Storia di Cristo, portando all’estremo la ricerca, giunge alla complicata supposizione che Cristo abbia parlato metà in un dialetto e metà in un altro, e per dire soltanto quattro parole! Questo indica già un tentativo disperato di trovare un tale idioma. Ebbene: non esistendo queste parole in nessun’altra lingua al mondo, antica o moderna, se il linguaggio rituale di Cristo fosse stato il maya, ciascuna delle parole avrebbe avuto un significato, e la frase formata da esse sarebbe insieme grandiosa, coerente, degna del grande Maestro crocifisso. Sfogliamo il dizionario Maya-Espanol/Espanol-Maya, di Ticul, e leggiamo:

Heli: adesso, alfine, già.

Lamah: sommergersi, immergersi.

Zabac: fumo, prealba, imbrunire dell’alba, nuovo giorno.

Tani: da tan (in presenza di) e ni (narice); tani è termine idiomatico che significa davanti al naso, di fronte, in presenza di.

Heli lamah zabac tani significa, dunque: “Ora mi immergo nella presenza del nuovo giorno”. Cioè: “Mi immergo in una nuova vita”.

Tuttavia alcuni ostinati dicono che Cristo nel Tibet apprese la lingua naga, ma che questa lingua non ha nulla a che vedere con il maya pre-americano. Ebbene: come prova del contrario nella figura 1 mettiamo a confronto i nomi dei numeri nei linguaggi naga e maya, per la qual cosa si vedrà che gli idiomi, apparentemente differenti, sono invece senza discussione, il medesimo e uno solo. Questo confronto prova senza alcun dubbio che la lingua naga, appresa dal Cristo nel Tibet era il Maya parlato ancor oggi incerte zone dell’america centrale.

                             

“Nessuno è salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il figlio dell’uomo che è nel cielo. E come Mosè innalzo il serpente nel deserto, così è necessario che il figlio dell’Uomo sia innalzato; perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna” (Gv 3,14-16)

Di: Ignacio Magaloni Duarte, Trascrizione a cura di: Placido Schillaci

Collegamento: Giuda, tradimento oppure Disegno Divino – Armando Cosani

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