Il termine energia deriva dal tardo latino energīa, a sua volta desunto dal greco ἐνέργεια (enérgeia). La parola è composta da en, particella intensiva, ed ergon, capacità di agire.

In fisica, L’energia è la grandezza che misura la capacità di un corpo o di un sistema di compiere un lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto.

 

Questo concetto al giorno d’oggi ha assunto varie connotazioni spesso distanti dal suo reale riferimento e significato, specialmente nell’ampia diffusione di nuova “spiritualita’” e sue relative branche, costruite su basi instabili e spesso ingannevoli, nel migliore dei casi con sviluppi parziali e contraddittori. Espressioni come “sento l’energia delle persone” o “questo posto ha una bella energia” sono alquanto relative e soggettive, essendo piu’ opportuno ed utile riferirsi ad “atmosfere”, percezioni legate piu’ che all’ “energia” del posto , al livello d’Energia del soggetto, quindi alla sua capacita’ di compiere un lavoro, di ascolto o osservazione. Spesso dunque qualsiasi esamina, analisi, per quanto presunta oggettiva e certa e’ invece estremamente labile e variabile, dipendendo in primis dal filtro con cui si interpretano e “sentono” gli eventi che ci accadono, dunque l’umore e lo stato interni che in quel preciso istante “colorano” le impressioni; il “filtro” , la possibilita’ di comprendere e osservare in profondita’ qualsiasi cosa, e’ indissolubilmente legato al livello di Energia, al serbatoio e qualita’ del flusso vitale- sessuale( capace cioe’ di generare altre forme di vita), che puo’ essere piu’ o meno intenso, piu’ o meno consapevole – energia e coscienza sono possibilita’ dipendenti l’una dall’ altra, intendendo per “coscienza” la capacita’ di capire, il “vedere”, il rendersi conto, e per “energia” la capacita’ di compiere tale lavoro, il substrato vitale su cui la peculiare possibilita’ dell’uomo di manifestarsi oltre la natura dell’animale puo’ emergere ed esprimersi – spesso questo flusso e’ ridotto ai minimi termini, per le condizioni di vita che oggi ci circondano e inconsapevolmente perpetriamo, e per il fatto di sprecare ogni possibilita’ di cambiamento in assenza di un alternativa e modo di intendere la vita diverso ; sono molto rari i casi in cui si sperimenta davvero di esistere, oltre le associazioni mentali, i blocchi, le tendenze, se non in alcuni attimi e bagliori subito offuscati dal mare di influenze in cui ci ritroviamo immersi, che hanno come effetto quello di spegnere ogni possibile coscienza.
coscienza di cosa? Di se’, sentire di esistere, sentire il flusso che ci anima e attraversa, quel tipo sottile e intenso di forza che tutto scioglie, per l’emergere di un vero Sentimento( da sentire ) , solitamente bloccato, proprio come flusso e conseguentemente come manifestazione, ad un piano emotivo, alimentato da un dialogo interno mai spento che tende a ripetere con abiti e sfumature diverse i binari di sempre, a scapito di altre energie, cioe’ possibilita’ di compiere un “lavoro” nella direzione di comprendere e vivere le domande e i perche’ fondamentali- esistenziali.

 

In tutte le Tradizioni ritroviamo un tentativo di trasmissione e descrizione che riguarda la natura e il possibile e corretto utilizzo delle forze che agiscono nell’individuo, schemi per definire e collocare l’”Energia” nell’uomo e suggerimenti per utilizzare la fonte stessa che ci tiene in vita per sviluppare capacita’ e compiere dei processi nella direzione di una radicale Rivoluzione. La base di partenza e’ inevitabilmente il Sesso, il lavoro con l’energia vitale, attraverso la “trasmutazione” ( e non la repressione) che sola puo’ “generare” un cambiamento nell’uomo, anche perche’ “svuotando” continuamente il serbatoio, manca la materia prima per poter muovere energia e dunque compiere un lavoro. I 7 chackra, come le 7 chiese dell’Apocalisse di Giovanni( che rappresenta il “Verbo” , cioe’ la Vibrazione, dunque l’Energia), sono simboli filosofici per descrivere il flusso vitale che attraversa l’uomo in tutti i suoi aspetti, quindi non solo da un punto di vista materiale- chimico, elettromagnetico- ma anche funzionale, quindi immateriale (pensiero, sensazione, sentimento, intuito) – e’ per questo che ad ogni chackra corrisponde una funzione da “sviluppare” o “risvegliare”, quindi un processo relativo alla coscienza e ad altre qualita’ immateriali dell’uomo, solo che il riferimento anche ad alcune localizzazioni del corpo, o alla concezione dei cosidetti “corpi sottili”, nello specifico “corpo eterico”, interpretati con la stessa modalita’ cognitiva di sempre, porta a delle incomprensioni relativamente ai processi a cui si fa riferimento- per cui per “risvegliare” il tale chackra, dunque anche il suo “potere”, il povero soggetto comincia a spararsi un elettrostimolatore nella localizzazione o a compiere respirazioni e mudra “acrobatici” per sbloccare quella data funzione( per avere quel “potere”) , secondo un approccio positivista ormai inconsapevole, che attribuisce alla materia quindi al corpo facolta’ che non le sono proprie, martoriandosi nell’illusione che come per magia si diventi degli esseri migliori, invertendo di fatto il reale processo, in cui e’ dall’essere, quindi dall’ente immateriale o Psiche’, che procede il cambiamento che sincronicamente avra’ ripercussioni nel corpo e mettera’ in moto le “energie” attribuite ai chackra. Questo non avviene semplicemente perche’ uno lo pensa o lo decide, come la moda del momento. Il corpo e le energie rispondono ad un’altra logica e sensatezza che non c’entra con come comunemente ci si riferisce a tali questioni, sperando di poter bypassare il vero sforzo , il sacrificio e l’urgenza che soli possono mettere in moto alcune “energie” soltanto per “Necessita’”.
Tornando ai chackra e’ vero e risaputo che queste rappresentazioni hanno piena corrispondenza anche nel corpo, nelle cosiddette Ghiandole endocrine, in cui scorre il flusso vitale, tramite ormoni ed altre sostanze che hanno necessita’ e priorita’ nella biologia di tutti gli esseri viventi, ma proprio per questo motivo non e’ cosi’ semplice ed immediato poter intervenire a questo livello fondamentale( ed e’ prioritario farsi la domanda: Perche’ farlo?), solo tramite idee , proiezioni di chissa’ quale illuminazione, o pratiche specifiche finte orientali-perche’ occidentalizzate- ; le idee e le pratiche sono strumenti al servizio di uno scopo piu’ alto di esse, al servizio della Coscienza, di una necessita’ insita nell’essere umano di svilupparsi oltre la sua manifestazione attuale, che tende sempre piu’ a degenerare.

 

Marco Todeschini, grazie ai suoi studi Psicobiofisca e Teoria delle apparenze, affronta anche questo aspetto della fisiologia o come lui stesso definisce, “tecnologia elettronica” del corpo umano; in riferimento alle ghiandole endocrine , quindi all’aspetto fisico dei chackra, egli scopre e dimostra il funzionamento di questi apparati e li definisce “regolatori automatici”, cioe’ funzionanti non per imput volontari decisionali , ma, proprio come il battito cardiaco e il respiro, che non possono essere pienamente e volontariamente gestiti ( per fortuna!) , guidati da un IMPULSO di vita “involontario” cioe’ non provenienti dal flusso e dal contenuto del pensiero, ma da Psiche’ –o Anima- ente astratto immateriale da cui tutto proviene, pensiero sentimento sensazione , che siamo Noi , solo che non ne abbiamo coscienza essendo continuamente identificati in superficie delle manifestazioni da noi stesse generate, quindi allo stato attuale la chiacchera incessante “nella testa” e la continua oscillazione emotiva, Identificazione e Immaginazione cementano ancor piu’ questi stati impedendo al soggetto di contattare e sentire cio’ che in profondita’ E’. Credere di poter intervenire a questo livello solo perche’ “lo si pensa” e’ l’ennesima illusione , spesso generata dall’ “io” del momento, dalla tendenza ad Avere che anche in faccende cosiddette spirituali prende il sopravvento a discapito di una spontaneo organico e sincero approccio, possibile solo se si ha una vera fotografia della condizione, se si sperimenta l’Orrore della situazione attuale, che sola puo’ toccare certe corde essenziali- e’ tutta una questione di sopravvivenza, ma in senso piu’ ampio ed astratto, – solo questo puo’ mettere in moto i processi che vengono rappresentati coi chackra, solo la Coscienza puo’ generare “Energia” e viceversa, essendo parole diverse che si riferiscono ad un’unica realta’.
Proprio come Todeschini, anche Hamer nelle sue scoperte si riferisce a questo livello di espressione della biologia( logica della vita) , ma affrontandolo da un’altra angolazione. In riferimento al Programma speciale biologico sensato – erroneamente chiamato “malattia” cioe’ male, continuamente combattuto, bombardato, sparato coi raggi, tentando di “ guarire” lo stesso processo di guarigione – cio’ che lo fa scattare e’ un “conflitto”, ma questo non e’ “psicologico” bensi’ “Biologico” cioe’ non e’ il contenuto del pensiero, quello che uno pensa in una data situazione che vive come conflittuale, a far scattare il programma, ma il modo in cui vive tale situazione, il “sentito”, in senso piu’ ampio il modo di pensare, e non la spiegazione razionale degli eventi, che agisce anche a livello istintivo( paura, attacco, abbandono, distacco), generando un comportamento piuttosto che un altro, ma che sara’ sempre e comunque “sensato” relativamente a Psiche’ in quel preciso momento.
Per muovere “Energia”, per compiere un “lavoro” , non basta pensarlo, bisogna Farlo con tutti i “centri” ( cioe’ le funzioni a servizio di Psiche’), per coinvolgere tutti gli aspetti della biologia, quindi il flusso vitale, di pari passo a sempre piu’ profonda comprensione; e’ che si vuole capire con la “testa” ed allo stato attuale e’ proprio il modo di pensare che allontana l’individuo dal vero “capire”, da Psiche’, dal sentire di esistere e il proprio flusso vitale, che inevitabilmente verra’ sperperato in tutte le tendenze animali allo stato attuale esclusivamente alimentate- anche voler “risvegliare i chackra” per moda o per ricerca di potere, avere piu’ energia per meglio inserirsi nel tessuto sociale, e’ una tendenza animale, e’ sempre riconducibile alle funzioni di cibo-territorio-riproduzione alterate dalla mentalita’ contingente, punto di partenza per chiunque aspiri a un cambiamento o diverso sviluppo, e quindi primo scoglio con il quale ci si scontra se si ha la possibilita’ di “vederlo”- altrimenti e’ solo vanita’, non avverra’ nulla se non continuare a sognare ad occhi aperti su qualsiasi cosa, compresa la “spiritualita’” i chackra e l’energia.

 

Spesso approcciando a questi studi o argomenti cio’ che si ricerca non e’ tanto una “Continuita’ di coscienza” – cioe’ svegliarsi davvero, capire, scontrarsi coi propri limiti per poterli superare – quanto piu’ una continuita’ di conoscenza, sempre piu’ info, conforto ad una condizione a cui si tenta sempre piu’ di adattarsi, che andra’ a costruire ulteriori impalcature mentali, su basi gia’ prestabilite, che blocca proprio la vera comprensione, blocca l’energia, condensata come pensiero attraverso l’esclusivo utilizzo della funzione mentale(cioe’ la tendenza a razionalizzare tutto e adattarlo alla propria forma anziche’ mettersi in discussione, decentralizzandosi nel tentativo di avvicinarsi a qualcosa di vero e Utile allo scopo dello sviluppo); i concetti sono un supporto , spunto e strumento per mettere in discussione, destrutturare proprio l’attuale impalcatura che blocca nella fissita’ ogni altro possibile tipo di lavoro, quindi di energia e trasformazione. La tendenza alla continuita’ di conoscenza, il flusso del pensiero, la struttura e il modo di pensare, ci porta continuamente ad analizzare, anziche’ constatare, tutto cio’ che ci accade, alterando e annullando ogni possibilita’ di osservazione imparziale perche’ e’ alterata e parziale la base su cui poggia l’analisi- cioe’ il giudizio- utilizzando gli schemi come gabbia piuttosto che come spunto-imput-mappa iniziale per poter esplorare sul “campo”, dunque constatare vedere osservare cio’ che c’e’ nello sforzo continuo e gia’ di per se’ decisivo di non giudicare, di non scappare o costruire su cio’ che si sta vedendo, poiche’ si ignora che provare soltanto a constatare e’ come una lente trasparente che convoglia in un unico punto i raggi del sole, sciogliendo molto piu’ l’oggetto “messo a fuoco” (fuoco immateriale-focus), anziche’ colorarlo in tutti i modi con cui di solito si crede di osservare.

 

L’Osservazione e’ parte di cio’ che Gurdjieff definisce con il termine “choc”, all’interno dei processi simbolicamente descritti attraverso lo schema dell’ Ottava – in cui dopo i primi passi di un processo che procede a seguito di un imput iniziale- il DO nella scala musicale- tale processo tende ad arrestarsi dopo altri due step- RE e MI- ; e’ questo il momento in cui diviene necessario uno “choc”, o “Semitono”, per poter proseguire in modo “ascendente” quindi verso il FA. Lo choc esterno, il semitono, sono tutti schemi che si riferiscono agli stessi processi descritti dal sistema dei Chackra ad esempio; ed infatti lo choc od imput ulteriore subentra esattamente dopo 3 VOLTE E MEZZO, proprio come il Serpente della Divina Madre Kundalini( la forza vitale sessuale , la sola capace di accendere i “fuochi sacri” e risvegliare la Coscienza, quindi avviare uno sviluppo) e’ anch’esso arrotolato su stesso alla base della spina dorsale 3Volte e mezzo. 3 Volte e mezzo sono le 3 funzioni di pensiero, sentimento, sensazione che solo a seguito di precisi e voluti choc possono assumere un’altra forma e direzione, attraverso il “semitono”- il “mezzo”, da natura di mantenimento o “triangolo inferiore” verso lo sviluppo delle facolta’ immateriali o “triangolo superiore”, quindi un processo di Rivoluzione delle tendenze attuali, astratto immateriale , che coinvolge inevitabilmente l’energia o flusso vitale e che puo’ partire solo dalla “trasmutazione” di tale flusso. Allo stesso modo dell’Energia, essendo un lavoro quello a cui ci si riferisce, l’unico modo per innescare un cambiamento, il cosiddetto “semitono”, e’ uno Sforzo di coscienza – “Non si puo’ sviluppare volonta’ involontariamente, non si puo’ sviluppare Coscienza incoscientemente”- , e’ Stare di fronte alla propria inadeguatezza, ai propri limiti, non scappare per vedere fino in fondo, per disidentificarsi e liberarsi sempre piu’ dalla struttura che attanaglia e condiziona ogni atto.

 

Ci si riferisce dunque ad un Intento; esso non e’ una formulazione mentale, un pensiero in quanto tale a parole, ma e’ piu’ uno stato perenne( per quanto a gradi ed intensita’ oscillanti), intimamente legato alla capacita’ di comprensione, all’Energia, e alimentato da choc mirati a dare una direzione ed imput in una precisa direzione, ad un “lavoro su di se” , sulla forma assunta, e quindi una Rivoluzione. La capacita’ di manifestare Intento emerge come possibilita’ solo a seguito di un profondo processo cognitivo innanzitutto, e di transvalorizzazione di cio’ che allo stato attuale ci opprime e governa la nostra vita “interiore”. Non c’e’ un “come”, una ricetta , c’e’ solo di accorgersi, mettersi in opera con gli strumenti attuali e soprattutto sviluppare Pazienza, non c’e’ nessun gradino da raggiungere ne’ chissa quale super potere; e’ proprio quest’aspetto utilitaristico a bloccare ogni possibilita’ di manifestazione di altri aspetti sottili, di esprimere un intento in una direzione ben precisa, che quindi e’ per il paradigma attuale un “non-fare”, un arrendersi, quando in realta’ si sta facendo tantissimo e in modo profondo con il solo tentativo di constatare e stare su cio’ che oggi c’e’; solo questo approccio potra’ modificare la tendenza “discendente” alla gia’ povera possibilita’ di energia. O si continua a vivere come fino ad oggi si e’ fatto, con tutti i limiti e ben confortati dalla stessa consapevolezza di essere stati condizionati , o ben in contatto con il nostro flusso vitale e “armati” della necessita’ e speranza vera di essere Liberi ci si rivolge verso l’aspetto “ascendente” o Elettivo. Eletto deriva dal latino “Ele’tta” che vuol dire “Scelta, la parte migliore”
“Essere l’eletto e’ come essere innamorato”
Ed e’ proprio questa forza che comincia ad emergere, un sentimento profondo di se’, il sentire di esistere oltre tutte le ombre e le nubi che offuscano questa chiarezza – una forza che emerge come naturale conseguenza di un “Lavoro su di se’”, erroneamente confuso con tortura e giudizio, un approccio in-iziatico a tutto cio’ che ci succede e alla vita.

“Mi sembra di estremo interesse segnalarti che all’entrata principale dell’enorme recinto era stata eretta una grandissima statua di pietra – grande naturalmente in rapporto alla taglia della loro presenza generale – chiamata “Sfinge”, che mi ricordava molto una statua già vista al tempo della mia prima discesa personale sul tuo pianeta nella città di Samlios, proprio di fronte all’immenso edificio che apparteneva alla società sapiente degli Akhldanei designato allora con il nome di “prima cattedrale” di quella società. La statua che aveva destato il mio interesse nella città di Samlios costituiva l’emblema della società e si chiamava “Coscienza”.

Essa rappresentava un essere allegorico, cioè un essere il cui corpo planetario era costituito da diverse parti dei corpi planetari di alcuni esseri di forma determinata esistenti sulla Terra, e queste parti, secondo le concezioni cristallizzatesi presso gli esseri tricerebrali di laggiù, realizzavano rispettivamente l’ideale di una o dell’altra delle funzioni esseriche. La massa principale del corpo planetario dell’essere allegorico era rappresentata dal tronco di un essere di forma determinata che laggiù chiamano “toro”.

Il “tronco” taurino riposava sulle quattro zampe di un altro essere di forma ben determinata chiamato “leone”, e sulla parte del tronco taurino detta “dorso” eran fissate due grandi ali, simili in tutto e per tutto a quelle d’un potente essere uccello che chiamano “aquila”. Nel luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi la testa, erano assicurati al tronco per mezzo di un pezzo di ambra due seni che rappresentavano i “seni d’una vergine”.

Visto il mio estremo interesse per quella strana figura allegorica ne avevo chiesto il significato, e uno dei sapienti membri di quella grande società di esseri-uomini mi aveva dato allora la seguente spiegazione: “Questa statua è l’emblema della società degli Akhldanei e serve da stimolo per risvegliare e ricordare senza tregua a tutti suoi membri gli impulsi corrispondenti a quelli rappresentati”. Poi aveva aggiunto: “Ogni parte di questa figura allegorica provoca nelle tre parti associative indipendenti della loro presenza generale, cioè nel corpo, nel pensiero e nel sentimento, uno shock; ed esso determina le associazioni adatte a formare quelle conoscenze che sole permettono, nel loro insieme, di sbarazzarsi gradualmente dei fattori indesiderabili esistenti in ognuno di noi – fattori ricevuti per eredità o da noi stessi acquisiti, i quali suscitano poco a poco in noi molti impulsi nefasti e sono causa del fatto che non siamo quello che potremmo essere.

La sfinge ci ricorda e ci mostra incessantemente che non possiamo liberarci da questi fattori se non costringendo senza sosta la nostra presenza generale a pensare, agire o sentire, sempre, nelle circostanze volute, secondo ciò che quest’emblema ha il compito di esprimere.

E noi tutti, membri della società Akhldann, comprendiamo il nostro emblema nel seguente modo. Il tronco di quest’essere allegorico, rappresentato da quello di un toro, significa che i fattori in noi cristallizzatisi che suscitano nella nostra presenza impulsi funesti, sia ereditari sia acquisiti personalmente, non possono esser rigenerati se non con un durissimo lavoro, simile a quello cui è particolarmente adatto, fra tutti gli esseri del nostro pianeta, il toro. E il fatto che il tronco sia fissato alle zampe di un ‘leone’ significa che questa fatica deve effettuarsi con la coscienza della propria ‘potenza’ e con un sentimento di coraggio e di fede in essa, perché la potenza è la qualità che in massimo grado possiede, fra tutti gli esseri del nostro pianeta, il proprietario di queste zampe – il possente leone. E le ali dell’uccello più forte e capace di volare più in alto di tutti, ‘l’aquila’, fissate al tronco del toro, ricordano incessantemente ai membri della nostra società che in questa fatica, da condursi con un atteggiamento psichico interiore di rispetto per se stessi, è importante meditare senza tregua sulle questioni che non riguardano le manifestazioni direttamente richieste per l’esistenza esserica ordinaria. Quanto poi alla strana immagine della testa del nostro essere allegorico raffigurata sotto la forma dei ‘seni d’una vergine’, essa significa che sempre e in tutto, nei diversi funzionamenti sia interiori sia esteriori evocati dalla nostra coscienza, deve prevalere l’amore – un amore che può sorgere e sussistere solo nella presenza delle concentrazioni che si vengono a formare nelle parti conformi alle leggi di ogni essere integrale responsabile, nel quale riposa la speranza del Nostro Padre Comune. E che questa testa sia fissata al tronco per mezzo dell’ambra significa che quest’amore dev’essere assolutamente imparziale, cioè perfettamente isolato da tutte le altre funzioni in corso nella presenza generale di qualsiasi essere responsabile”.

Sappi, figliolo, affinché il significato di quest’ultimo emblema legato alla materia detta “ambra” ti sia del tutto comprensibile, che l’ambra è una delle sette formazioni planetarie nella cui costituzione entrano in uguali proporzioni le tre parti sacre, distinte e indipendenti, dell’elemento attivo Okidanokh onnipresente; e queste formazioni intra e surplanetarie nel processo di realizzazione planetaria fungono da “isolanti” rispetto ai tre flussi separati delle tre parti sante, indipendentemente localizzate».

Tratto da “I Racconti di Belzebù a suo nipote” – G.I. Gurdjieff

Di: Domenico Pidatella

I Racconti di Belzebù a suo Nipote I Racconti di Belzebù a suo Nipote

Georges I. Gurdjieff

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