Epiphàneia | Mi rendo manifesto

Ecce, advenit dominator Dominus

Epifania dal greco epiphàneia, manifestazioni della divinità, dal verbo epiphànein, composto di epì dall’alto e phànein apparire, rendersi manifesti.

Il 6 Gennaio, secondo il calendario liturgico della chiesa cattolica, si festeggia l’Epifania ossia la manifestazione della divinità di Gesù al mondo. L’evento è accompagnato da due segni particolari, il passaggio della stella cometa a Betlemme e l’arrivo dei Magi, guidati proprio da quest’ultima. Sulla veridicità storica di questo evento non sia ha nessuna fonte certa, esegeti Cristiani, eminenti biblisti e teologi convengo sulla non storicità dell’evento. Non è nostro compito affermare o smentire queste tesi, piuttosto in questo scritto vogliamo soffermarci su un aspetto più intimo della parola e dell’evento in sé.

Come dicevamo, la parola Epifania significa rendersi manifesti, ossia manifestare, esprimere, fare emergere, portare fuori ciò che è il proprio essere, la propria natura divina, e di conseguenza mostrarla al mondo. E’ difficile al giorno d’oggi, a causa della deriva che la spiritualità contemporanea ha preso, parlare in termini di natura divina o di manifestazione del proprio essere, poiché come ci ricorda anche il Signor Gurdjieff, le parole che usiamo hanno ormai perso il loro significato più profondo e originario, e sono rimaste come simulacro di un qualcosa di cui non ne comprendiamo più l’essenza. Utilizzare frasi e aforismi che hanno a che fare con spirito, anima, divino ecc..ecc è diventato un passatempo per chi non sa che fare della propria vita e del proprio tempo, come se solo a parlarne si potesse raggiungere un qualche progresso interiore(ammesso sia quello che ci serve).

La manifestazione, ciò l’espressione tangibile della propria natura spirituale, non è ad appannaggio di un solo uomo, come la chiesa cattolica ha voluto farci credere, ma è la naturale espressione di ognuno di noi.

“Io e il Padre siamo uno” (Giovanni 10,30)

Gesù detto il Cristo spese tutta la sua esistenza terrena per riuscire a manifestare la sua natura divina, il suo esempio deve essere visto non tanto come qualcosa di straordinario(anche se lo è stato), ma come qualcosa di estremamente pratico, che sia storia, mito o leggenda poco importa, ad uno gnostico quello che importa è l’esempio di ciò che un Uomo è riuscito a fare per se stesso, per liberarsi dalle catene (simboliche), per liberarsi dal giogo di questo sistema. Un uomo libero è un uomo che si è liberato dalle proprie catene interiori, da tutto ciò che è la sua storia personale, dall’importanza personale, dalle ossessioni della sua mente, dal ricordo del passato e dall’ansia del futuro.

“Come tutti gli altri, sei nato in catene, sei nato in una prigione che non ha sbarre, che non ha mura, che non ha odore. Una prigione per la tua mente.” (The Matrix)

In questo momento storico, dove si fa un gran parlare di libertà, pochi sono quelli che aspirano veramente ad essa. La libertà è intesa più che altro come libertà di fare ciò che ci pare, ma chiediamoci da dove arriva quel “ciò che ci pare”, se da una spinta intima, interiore, da un istanza del nostro essere o da tutta una serie di influenze esterne, desideri che hanno come centro il nostro ego e che vanno a nutrire e alimentare i nostri aggregati. Non è facile distinguere poiché spesso, anzi, il più delle volte siamo identificati con questi ultimi, ma sfruttiamo questo periodo cosi propizio per fare un po’ di spazio, per prenderci dei momenti di osservazione quotidiana.

Attraverso l’osservazione, la meditazione, le camminate in natura o qualsiasi altra pratica che ci permetta di staccare dalla routine, possiamo già interrompere tutta una serie di dinamiche che inconsapevolmente ci portano lontano dal nostro centro, dal nostro essere.

L’Epifania dicevamo è qualcosa che deve manifestarsi da dentro noi stessi, è la natura interiore dell’uomo che fa capolino nella sua quotidianità, questa è la vera Epifania! Nulla a che vedere con feste e manifestazioni esteriori, anche se a livello simbolico possiamo ritrovare nelle feste e nelle ricorrenze tutta una serie di elementi che possono farci riflettere. Come ad esempio il simbolo dei Magi con i loro doni, Oro, Incenso e Mirra, che in alchimia rappresentano i tre gradi della trasmutazione o in astrologia dove vengono associati alle tre stelle di Orione.  Allo stesso modo il personaggio che noi conosciamo con il nome di Befana (storpiatura della parola Epifania)  trae la sua origine da antichi culti pagani. La particolarità del personaggio di dispensare doni ai bambini buoni e carbone ai bambini cattivi, ha molto a che fare con la necessità di spronare al lavoro interiore nella direzione della coscienza, si capisce che il bambino di cui si parla è il bambino interiore di ognuno di noi, la nostra parte animica. I doni sono la ricompensa al lavoro fatto, il carbone è un invito ad accendere il proprio fuoco interiore, la forza dello spirito.

“Era piuttosto un sentimento estraneo di distacco, una capacità di immergermi nel presente senza aver alcun altro pensiero. Il comportamento della gente non mi toccava più poiché non mi aspettavo nulla da nessuno. Una strana pace era diventata la forza dominante della mia esistenza. Sentivo di aver in qualche modo adottato uno dei principi di vita del guerriero: il distacco.” ( Il dono dell’Acquila – Carlos Castaneda)

 

Note: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione dei simboli e del significato esoterico è del tutto personale.

 

Di: Placido Schillaci

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