Gurdjieff asserisce che lo sviluppo armonico dell’uomo può essere raggiunto solo dal bilanciato adempimento di tre intenzioni: una diretta verso il proprio benessere, il secondo verso il benessere degli altri e il terzo diretto a servire un proposito molto più grande di noi stessi che possiamo definire il Grande Lavoro. Ora, questa formulazione non tiene conto della necessità, inoltre, di bilanciare il mondo interiore ed esteriore dell’uomo. Raggiungere questa armonia del mondo interiore ed esteriore dell’uomo è certamente aldilà del nostro solo potere. Non sappiamo neanche come cominciare. In ogni momento abbiamo bisogno di aiuto per evitare le molte trappole nelle quali possiamo cadere a causa del fatto che neanche conosciamo noi stessi. Non vediamo la nostra vanità, la nostra parzialità, la nostra mancanza di accettazione delle altre persone, il nostro settarismo, le nostre ristrettezze, le quali possono portare a nulla il nostro Lavoro. Aldilà di tutto c’è nel nostro tentativo di servire qualcosa più grande di noi, il pericolo di desiderare di avere una posizione, e il pericolo di essere gelosi di chiunque sia più importante o più meritevole.

La trasformazione è un processo con i suoi stadi, con il proprio schema, governato dalle proprie leggi che non possono essere violate senza sbilanciare qualcosa. Più comprendiamo il processo, più siamo vicini a compiere il proposito di Dio. Questo mi ha portato a rivolgere un nuovo sguardo a dove siamo in relazione alla nostra vera esistenza e al miracoloso processo che possiamo chiamare il Lavoro. Potremmo essere veramente coinvolti in questo momento in uno o in un altro aspetto del Lavoro, ma adesso credo sia il momento di guardare al processo nella sua interezza, posto a suoi minimi termini, nella nostra terminologia il Lavoro può essere definito un processo di trasformazioni chimiche. La formazione di un nuovo essere in noi è chimica. Questa è la trasformazione della sostanza. Come è presentato nel Belzebù… ciò dipende da un certo tipo di esperienze interiori e condizioni interiori, se esse sono presenti questa trasformazione andrà avanti. Si formerà qualcosa che è tanto forte quanto permanente e che trascenderà alcune delle nostre limitazioni terrene. L’agonia della lotta del sì e del no può aiutarci ad arrivare “nel vero centro del nostro sé dove eventualmente dobbiamo affrontare la necessità di rinunciare al nostro egoismo”. C’è in realtà più di un processo. Abbiamo bisogno di un duplice orientamento. Vi è un orientamento che crea un processo di cristallizzazione possibile e l’altro è necessario affinché questa cristallizzazione sia capace di una evoluzione successiva.

Se io ho uno scopo e dirigo tutte le mie energie verso questo scopo, la lotta contro tutto ciò che mi porta lontano da esso produrrà lo shock dal quale la trasformazione dell’aria avrà luogo e la formazione di un secondo corpo procederà. “Lo abbiamo sentito fino alla nausea: non è sufficiente che io realizzi questo con la mia testa è quasi del tutto inutile. Devo vedere ciò che sono. Devo vedere che sono nulla, che io stesso sono vuoto. Non che l’uomo in generale è vuoto ma che io lo sono. Non è possibile lavorare con la speranza che qualcosa di vero verrà se perdiamo questa realizzazione.”