Federico II di Svevia | Stupor Mundi

“Della rosa fronzuta diventerò pellegrino ch’io l’aggio così perduta. Perduta non voglio che sia Ne di questo secolo gita, ma l’uomo, che l’ha in balia di tutte gioie l’ha partita.” (Federico II Imperatore)

 

Nell’epoca medievale (dal V secolo al XV secolo circa), in particolar modo nella penisola italica, troviamo parecchi personaggi le cui gesta ed imprese sono rimaste impresse nella memoria storica e culturale. Gesta raccontate spesso in modo leggendario e mitologico (caratteristica del periodo Medioevale), ed altre volte in maniera più realistica, ossia vicino a quelli che sono stati i fatti realmente accaduti, dai cronisti dell’epoca. Dalle fonti e testimonianze storiche che sono giunte sino a noi, tra questi personaggi, emerge in particolar modo uno dei regnanti più importanti e culturalmente più interessanti e rivoluzionari che abbiano vissuto in Sicilia e nel meridione d’Italia in particolare, ossia Federico II Hohenstaufen o di Svevia (Re di Sicilia, Re di Germania, Re di Gerusalemme, Duca di Svevia ed Imperatore del Sacro Romano Impero), nipote del famigerato Federico I Hohenstaufen detto “Barbarossa” e conosciuto anche con l’appellativo di “Stupor Mundi” ossia “Meraviglia del mondo” o anche “Puer Apuliae” ossia “Figlio di Puglia” per via dell’importanza e delle predilezione che la terra di puglia ebbe in tutto il periodo del regno federiciano. L’impatto che l’Imperatore Federico II ebbe sul mondo (allora conosciuto) nel periodo storico in cui ha vissuto, è stato tra i più importanti di tutto il medioevo italiano ed europeo in generale, la personalità forte, riformista, affascinante, poliedrica, la cultura e l’ingegno, la sete di conoscenza e lo spirito che lo caratterizzava, hanno catalizzato è simbolicamente plasmato la storia del meridione d’italia (e non solo) nella sua epoca ed anche in quelle successive. In questo scritto cercheremo di fare una breve ricostruzione della sua vita e delle sue opere, e di analizzare il rapporto di Federico II con l’esoterismo (anche se il termine venne coniato circa 600 anni dopo) e le tradizione iniziatica.
 
 
“Se la probità, l’ingegno, la grazia di ogni pregio, la magnificenza, la nobiltà della stirpe potessero resistere alla morte, non sarebbe morto Federico che qui giace”.
(Berardo di Castacca, arcivescovo di Palermo)
 
“Quando giunge il grande Federico, servo di Dio, il sole riluce, l’aria si fa tiepida, l’acqua ribolle, la terra rinverdisce”.
(Marquard de Ried, poeta e religioso tedesco)
 
“Stupor mundi et immutator mirabilis.”
(Matteo da Parigi, monaco benedettino inglese)
 
“Quando queste soluzioni furono esposte davanti all’imperatore Federico, sia esaltata la sua gloria! egli si compiacque molto delle risposte che io davo a colui che si atteggiava presso di lui a filosofo. Ci furono tra noi numerose discussioni su parecchi argomenti e numerose questioni e risposte e ciò durò per dieci anni. Io sono sceso nelle terre dell’imperatore e ho visto la saggezza delle sue azioni e dei suoi impegni, i suoi sapienti, i suoi notai, i suoi consiglieri, i suoi giudici e i suoi capi, il cibo della sua mensa e le dimore dei suoi servitori.”
(Juda ben Salomon Ha Cohen Matqah, filosofo e cabalista ebraico)
 

 

                                                 
Cenni Storici
 
Federico Ruggero II Hohenstaufen nasce il 26 dicembre 1194 a Jesi (AN) da Enrico VI Hohenstaufen Imperatore del Sacro Romano Impero (figlio di Federico I Hohenstaufen, meglio noto come Barbarossa) e di Costanza d’Altavilla (figlia di Ruggero II d’Altavilla già Re Normanno di Sicilia), il nome che viene infatti assegnato al futuro imperatore, è simbolico dell’unione tra due delle più importanti casate imperiali dell’epoca, che porterà il giovane imperatore ad avere rapporti di parentela con quasi tutti i regnati d’europa. I genitori del piccolo Federico moriranno però prima che egli compisse 5 anni. Dopo la morte del padre avvenuta nel 1197 per cause alquanto misteriose (si parla nelle cronache del tempo di un riacutizzarsi di un infezione intestinale, ma i fatti realmente accaduti rimango ignoti), il piccolo Federico a soli 4 anni viene incoronato già Re di Sicilia. Un anno dopo la morte del padre e prima della sua morte (1198), la madre Costanza lo pone preventivamente, spinta sopratutto da motivazioni politiche che priveranno comunque il casato Svevo di alcuni privilegi, sotto la tutela del neo eletto pontefice Innocenzo III (che accetta ben volentieri prevedendo grandi benefici per il regno pontificio), benché il suo vero tutore, colui che se ne occuperà nel periodo della sua infanzia a Palermo, e che dovrà prepararlo alla vita da imperatore sotto l’egidia del papato, fosse il vescovo Gualtiero di Palearia o di Pagliara, cosa che sarà realizzata in parte. Il piccolo Re Federico, quindi trascorre la sua infanzia abbastanza travagliata a Palermo, città cosmopolita, che nel periodo in questione era diventata uno dei centri culturali più importanti del bacino del mediterraneo, nella quale si respirava già all’epoca una forte aria di insofferenza verso i dominatori stranieri, dovuta anche alla sanguinosa repressione che il padre Enrico VI aveva appena compiuto per salire al trono di Sicilia (ricordiamo tra l’altro che non molti anni dopo nel 1282, scoppierà propria a Palermo la rivolta dei Vespri Siciliani, contro gli Angioini sostenuti dal papa), la dove si mescolavano diversi culti e tradizioni, Cristiani, Greci, Ebrei, Musulmani provenienti da tutti i paesi. Questa esperienza influirà molto sulla sua formazione culturale (fonti attendibili riportano che parlava sei lingue, latino, siciliano, tedesco, francese, greco e arabo), tra le vie popolari, e nei quartieri della città antica, imparerà a conoscere ed a confrontarsi con diverse culture, ampliando e stimolando sempre più la sua curiosità e la spiccata voglia di sapere, qualità che lo accompagneranno per tutta la sua esistenza terrena. Alcuni anni dopo, precisamente nel 1208 Federico II esce dalla tutela papale. Le aspettative che il papa aveva sul giovane Federico (soprattutto per quanto riguardava la possibilità di avere un Imperatore fedele agli scopi di potere che si prefiggeva, e per l’organizzazione della sesta crociata) però verranno presto disattese. Da qui inizia la travagliata storia della sua ascesa al trono del regno imperiale e la sua idea, mutuata dall’antica tradizione Romana, ed anche dai suoi predecessori, vedi in primis il nonno Federico Barbarossa, di unire tutta la penisola e gran parte dell’europa sotto un unico e grande impero, che ripercorreva le gesta dei grandi imperatori Romani di cui Federico si riteneva a torto o a ragione, l’ultimo grande discendente. Storia che si concluderà, prematuramente, il 13 dicembre del 1250 data della sua morte in quel di Castel Fiorentino (nei presi dell’odierna Torremaggiore) in Puglia, non prima di essere diventato una delle figure più importanti, leggendarie e mitiche del mondo medioevale e di cui ancora oggi rimane traccia indelebile nella memoria storica e culturale dell’intera europa.
 
                                                 

 

Come dicevamo nel paragrafo precedente, l’imperatore Federico II (stando alle fonti che sono giunte sino a noi) ha fin da bambino manifestato spiccate qualità intellettuali ed un carattere curioso, socievole ed aperto all’apprendimento, anche e soprattutto alle culture e tradizioni, che poco si addicevano al rango di Imperatore Cristiano al quale egli doveva successivamente appartenere, caratteristiche che influenzeranno in maniera significativa tutto il periodo in cui regnò. Questo avvenne, sopratutto perché, le influenze culturali di Greci, Latini, Ebrei e Arabi riuscirono a convivere insieme nella Sicilia dell’epoca, pervia del disegno di monarchia universale, di Costantiniana memoria, che prevedeva anche la presenza, alla corte imperiale di esperti cabalisti ebraici, sufi musulmani, alchimisti ed ermetisti cristiani, come vediamo, Federico venne da subito a contatto con un certo tipo di conoscenza che nei suoi aspetti più autentici possiamo definire misterica o iniziatica. In particolar modo quello che ci interessa approfondire in questo scritto, è il rapporto che l’imperatore ebbe proprio con l’esoterismo e le scienze occulte in genere. Ideatore e fautore di uno dei castelli più interessanti (il solo di questo genere) a livello simbolico, geometrico (l’unico a pianta ottagonale) ed architettonico, di inestimabile valore ed interesse culturale e storico, e a detta di molti veri o presunti esperti del settore, sede di misteriosi ordini cavallereschi, ci riferiamo a “Castel del Monte”, fiore all’occhiello della vasta realizzazione di fortificazione e castelli del periodo federiciano, e delle epoche successive.
 
A tal proposito riportiamo l’estratto di un articolo tratto da Gli otto angoli del cielo. Origine, significato e storia degli enigmatici simboli artistici e architettonici ad otto elementi” dell’autore siciliano, Ignazio Burgio:
 
“Quando nel 1782 nella Cattedrale di Palermo venne aperto il sarcofago di porfido rosa contenente il corpo di Federico II di Svevia a scopo di studio e ispezione, si scoprì che lo ‘Stupor Mundi’ era stato sepolto non con un saio da cistercense, come riportato dalle cronache del suo tempo, bensì con tre tuniche sulle quali erano ricamati arabeschi e simboli esoterici. Uno di questi era costituito dal fiore ad otto petali, una figura alla quale l’imperatore svevo sembra fosse particolarmente legato, tanto che la sua salma recava ancora al dito un anello la cui forma era anch’essa quello di un fiore ad otto petali. La simbologia del numero otto, d’altra parte, come è abbastanza noto, ritorna anche nel suo monumento più famoso, Castel del Monte, in Puglia, nel quale l’orientamento degli otto lati e delle otto torri incontra non solo precise corrispondenze astronomiche nel corso delle diverse fasi solari, ma anche perfetti allineamenti geografici con i più importanti centri europei e mediterranei dell’epoca (in primo luogo con Costantinopoli e Gerusalemme, di cui Federico era formalmente anche sovrano). L’imponente castello ottagonale del sovrano svevo in un certo senso sembra avere (oltre che quello di una corona imperiale) anche il disegno di una rosa ad otto petali come il simbolo a lui così caro. Questa figura floreale è tuttavia ben più antica dell’età federiciana, e della stessa epoca medievale. Raffigurazioni di rose ad otto petali si ritrovano ad esempio in gioielli reali in oro dell’età antica, ma esse appaiono anche in steli funerarie del periodo romano, con un significato che sembra essere ben diverso da quello di semplice ornamento.”
“Forse uno degli ultimi a nascere e vivere in una società ancora apertamente permeata di simbolismi – come quelli profusi a piene mani in ogni angolo delle imponenti cattedrali gotiche – fu proprio l’imperatore Federico II. Egli che certamente sin da giovane apprese i fondamenti della tradizione archeoastronomica dai suoi maestri arabi, probabilmente con il suo enigmatico castello pugliese di otto lati e otto torri intese realizzare una sorta di Stonehenge gotica, densa, oltre che di simbolismi, anche di orientamenti astronomici, giochi di luce e ombre con significati non ancora del tutto compresi. Lui, al quale era stato profetizzato che sarebbe morto “sub flore”, aveva amato per tutta la vita il simbolo della rosa ad otto petali e tutta l’ermetica tradizione archeoastronomica a cui era collegata. Non è escluso che con Castel del Monte – monumentale corona, o anche fiore, al centro del suo impero – intendesse anche “sacralizzare” tutti i suoi domini, e riuscire anche ad esorcizzare l’avversa sorte che si sarebbe scatenata contro di lui e la sua famiglia di lì a qualche anno.
 
Ed ancora sul simbolismo di Castel del Monte;
 
“L’enigmatica sacralità di Castel del Monte è la sua cifra più profonda. Non per nulla è stato associato alla tradizione sapienziale: dimora del Graal, addirittura. La sua collocazione sulla via dell’Oriente, il suo nome in antico associato a quello di Maria e per estensione alla figura femminile di Sophia, la Donna filosofica dei Fedeli d’Amore, la presenza nella pavimentazione di tracce di mosaico col sigillo di Salomone e di un Bafometto sull’architrave di una sala interna: sono tutti segni che avvicinano questo castrum alla cultura templare. Tanto che alcuni studiosi hanno ipotizzato che tra quelle mura si compissero esperimenti di magia alchemica, dato che vi sono camini troppo piccoli per funzionare da riscaldamento, ma giusti per servire da bacino d’infusione. La sua collocazione geografica, poi, avrebbe dirette rispondenze astrali e l’intera sua dislocazione rivelerebbe una concezione numerosofica, basata cioè sulla magia dei numeri.” (Tratto da Linea del 5 luglio 2006).
 
                                               

 

Il rapporto tra Federico II e le tradizioni Iniziatiche o misteriche fu ed è ancora oggi per molti versi di difficile comprensione ed interpretazione, le gesta eroiche è l’alone di mistero che avvolgono la sua figura rendono difficile comprendere i suoi rapporti con queste ultime, miti e leggende si mescolano con fatti realmente accaduti (ad esempio la presunta appartenenza ai Cavalieri Templari http://www.medievale.it/articoli/federico-ii-e-i-templari/), di cui noi oggi purtroppo non possiamo avere nessuna certezza, anzi dalle cronache del tempo sappiamo che durante la sesta crociata svolta in terra santa, essendo egli stato scomunicato dal papa Gregorio IX poco tempo prima, non ebbe grandi aiuti dagli ordini cavallereschi e ospitalieri che erano, essendo ordini Cristiani, in diretta dipendenza del papa. L’unico ordine che fu fedele almeno in parte all’Imperatore fu l’ordine Teutonico, in particolare nella figura del suo quarto Gran Maestro, nonché amico e consigliere fidato dell’imperatore, tale Hermann von Salza. Molti dei racconti e delle leggende che circolano sulla figura dell’Imperatore Federico, sopratutto quelle maggiormente negative e denigratorie, furono presumibilmente messe in giro da esponenti contrari al suo operato (guelfi e papato in primis), essendo egli, come dicevamo all’inizio un riformatore, sia politico che religioso e culturale, quindi molto scomodo per il potere della chiesa, che già all’epoca aveva perso il ruolo di sostegno spirituale per i cristiani. La mancanza di un autentico spirito religioso al vertice della gerarchia ecclesiastica porterà di lì a poco alla grave crisi del papato, famosa risulterà la frase con cui papa Gregorio IX lo scomunicò: Federico II, il cosiddetto imperatore, re della pestilenza eretico e precursore dell’Anticristo”. Ovviamente ciò che interessava maggiormente al papa, visto lo stato di abbandono e di degenerazione all’interno dell’istituzione, non era tanto la vera fede dell’imperatore, piuttosto le motivazioni che negli anni portarono Federico II ad essere più e più volte scomunicato erano soprattutto di natura politica e di potere temporale e territoriale, come vediamo in 800 anni non è cambiato molto in seno all’istituzione cattolica, ma questa è un’altra storia.
Di sicuro avendo vissuto la propria infanzia in una Palermo cosmopolita e multi culturale, ed avendo avuto nel periodo della sua prima formazione contatti ed influenze con diverse culture, possiamo ipotizzare che l’interesse verso l’astrologia, l’alchimia, la filosofia e le dottrine esoteriche in generale, siano nate anche e soprattutto per via della vicinanza con quest’ultime, è nota d’altronde la frequentazione nella sua corte di figure di spicco del panorama culturale, religioso, spirituale e scientifico dell’epoca, come; il già citato Hermann von Salza, filosofo, letterato, iniziato ai misteri dell’oriente e Gran Maestro dei Cavalieri Teutonici, il matematico Leonardo Fibonacci (famoso per la scoperta della successione numerica chiamata appunto successione di Fibonacci), l’astrologo ed alchimista Michele Scoto (che secondo la leggenda avrebbe predetto tra l’altro a Federico II il luogo della sua morte in una località nel cui nome sarebbe contenuta la parola fiore, Sub-Florae), nonchè l’amicizia con Frate Elia da Cortona altro noto alchimista medioevale e collaboratore di San Francesco d’Assisi, Teodoro di Antiochia, filosofo, inviato presso la corte federiciana dal sultano ayyubide al-Malik al-Kamil nipote di Saladino (con cui Federico teneva rapporti diplomatici, il quale avrebbe favorito la conquista della città di Gerusalemme nella crociata passata alla storia per essere l’unica non violenta, e senza nessun spargimento di sangue del 1228) dopo la morte di Scoto, Ibn Sab’in, mistico Islamico che ebbe uno scambio epistolare con l’Imperatore da cui emersero le “Questioni Siciliane”, i traduttori della cosiddetta “Scuola di Palermo”, vari poeti e cantori di corte, tra cui Jacopo da Lentini e Pier delle Vigne, quest’ultimo tra i massimi esponenti della prosa medioevale, che ricoprirà per diversi anni ruoli amministrativi di rilievo e di responsabilità all’interno della corte federiciana. A proposito di quanto appena detto risulta interessante notare anche la stretta connessione individuata dal filosofo ed esperto studioso di Dante, Luigi Valli tra la poesia Sufi persiana, la Corte federiciana e la scuola poetica siciliana, l’esperienza provenzale e dei “Fedeli d’Amore”, a cui apparteneva sicuramente Dante, e di cui la sua produzione letteraria e profondamente intrisa.
 
“Qui con più di mille giaccio: qua dentro è ‘l secondo Federico, e ‘l Cardinale; e de li altri mi taccio”.
(Dante, Canto X, Inferno – Divina Commedia)
 
Queste continue frequentazioni portarono Federico a sviluppare quasi sicuramente (e le opere che realizzò tolgo ogni dubbio) una visione del mondo, molto diversa dalla sua contemporanea, che potremmo oggi definire sincretica e per certi versi antesignana di quello che accadrà centinaia di anni dopo con l’avvento dell’illuminismo, dell’età dei lumi, e degli stati centralizzati. Grazie a questa visione lungimirante, tra le sue molte riforme e decreti, fonderà nel 1224 a Napoli la prima Universitatis Studiorum, università laica del mondo occidentale, in contrapposizione e concorrenza alle più famose università di matrice cattolica, sopratutto di Bologna e Parigi. Oltre questa “grande opera”, diremmo oggi, aiutò lo sviluppo, la crescita e la conseguente affermazione a livello internazionale, elevandola ad accademia ed istituendo la nuova cattedra di anatomia, della scuola medica salernitana, che sotto il suo regno, divenne la prima in occidente, seconda nel mondo solo alle scuole mediche arabe, che erano all’epoca, all’apice delle conoscenze mediche. Innovativo e riformatore anche in campo giudiziario e legislativo, a lui si deve la redazione e promulgazione delle Carte Costituzionali Imperiali (o augustali) di Melfi, la più imponente codificazione legislativa del tempo, che anche un autorevole storico del diritto del secolo scorso, Enrico Besta, la definì “il più grande monumento legislativo laico del Medioevo”. Federico II pone il principio di equità come centro del suo impegno amministrativo con un’enfasi sulla giustizia [necessitas, iustitia, providentia], l’equità e l’imparzialità erano prerogative del suo modo di vedere la giustizia, anche se questa visione era ancora molto lontana dal tessuto sociale dell’epoca. A questo si aggiunge l’enunciato “culto della pace” (che avrà massima manifestazione nella crociata non violenta del 1228, passata alla storia come la “Crociata degli scomunicati”), di cui l’Imperatore si fa garante. In questo contesto di riforme Federico sceglie tra i suoi collaboratori giuristi e notai che svolgono in nome del sovrano, una funzione pressoché sacra, (visto che le scomuniche inflittagli, da un lato allontanavo in maniera ufficiale l’Imperatore dalla Cristianità, dall’altra lo erigevano ad ultimo rappresentante in terra dell’impero divino, essendo il papato ormai in pieno degrado ed i suoi ministri interessati più ai beni materiali che ad occuparsi delle opere dello spirito) intento che viene confermato da alcune puntuali correlazioni: il giuramento imposto a tutti i ministri di agire con equità, l’irrigidimento dei criteri di selezione ed il forte impegno per elevare il livello culturale dei funzionari regi. Altro importante contributo di Federico alla comunità, anche se in questo caso in senso più ristretto, fu la redazione di quello che ancora oggi rimane il trattato di falconeria più completo dell’epoca medioevale e utilizzato ancora oggi, il De arte venandi cum avibus”, trattato in cui il sovrano manifesta tutta la sua conoscenza in campo venatorio, l’opera consiste, come dicevamo poc’anzi in un trattato di falconeria, cioè sui sistemi di allevamento, addestramento e impiego di uccelli rapaci (sopratutto falchi) nella caccia (soprattutto ad altri uccelli, tutti accuratamente descritti nell’opera), presumibilmente l’idea della redazione, oltre che della sua personale esperienza in materia, prende spunto dallo scritto di zoologia di Avicenna, il De animalibus, che quasi sicuramente l’Imperatore ebbe modo di leggere.
Come accennato sopra, nel 1224 istituì a Napoli la prima Universitatis Studiorum statale laica dell’Occidente, in contrapposizione all’ateneo di Bologna, poiché non voleva che i suoi sudditi andassero a studiare al di fuori del proprio Regno (evitare una sorta di fuga di cervelli) e per formare i suoi futuri collaboratori. Agli studenti di umili origini, se capaci, furono pagati anche gli studi. Pervaso della giusta convinzione di essere unico nella sua genia , sapeva apprezzare l’intelligenza allo stato puro, infischiandosi completamente delle origini di sangue di chi era capace. Oggi definiremo Federico II come un sovrano “Illuminato”, cosa che tra l’altro e neanche in maniera troppo velata dichiarava, anche se con altri termini, più vicini alla sua epoca e cultura, essendo la visione del potere Imperiale di Federico, diretta emanazione del potere Divino, anche per questo la convivenza con la chiesa e soprattutto con il ruolo che quest’ultima si prefiggeva di occupare, ossia unica depositaria della fede e del contatto diretto con il Divino, crearono diversi problemi all’Imperatore.
Diventa a questo punto abbastanza chiaro come una figura come quella di Federico II sarà, per via delle sue ampie vedute e per la formazione culturale ricevuta, una vera e propria spina nel fianco nei confronti della chiesa cattolica. Noi ovviamente non sappiamo in maniera diretta quale fosse il suo pensiero in merito, ma dalle fonti, che ci sono arrivate potremmo sicuramente affermare che egli non amasse particolarmente l’operato dei vari papi (e dell’istituzione in generale), che si sono succeduti durante il suo regno, e la vicinanza, come affermato prima con varie culture ed influenze, che strizzano l’occhio al mondo arabo, (i suoi detrattori lo definivano anche sultano battezzato) all’alchimia, all’astrologia ed alle scienze esoteriche in genere non abbia fatto altro che aumentare ancora di più le distanze. Come testimonia anche la terribile condanna che dopo la sua morte papa Innocenzo IV pronunciò contro il suo mortale nemico,“Estirpate nome, corpo seme e eredi del babilonese!”. Come sappiamo, fortunatamente tale condanna non andò a buon fine, essendo che oggi a quasi 800 anni di distanza siamo qui a parlarne e a scriverne, ulteriore testimonianza sono i fiori freschi posti ogni giorno sulla sua grande tomba di porfido, nella cattedrale di Palermo, che ne onorano il ricordo.
Per concludere, possiamo affermare con certezza che l’imperatore Federico II fu vicino a quelli ambienti che oggi definiremo “esoterici”, anzi quasi sicuramente fù un grande iniziato ai misteri della tradizione alchemica ed ermetica cristiana, ed alla tradizione esoterico ed astrologica araba.
 
“Dopo giorni di lotte formidabili, verrà l’imperatore Federico a ripristinare il diritto. Egli restituirà quanto dai preti fu sottratto alle vedove, ai pupilli ed agli orfani. E dei potenti lascerà sussistere soltanto la settima parte. Con una schiera d’uomini senz’armi egli si recherà a Gerusalemme, terra che Dio gli ha destinata; e qui sospenderà il suo scudo a un albero ormai da lungo tempo disseccato, il quale al tocco del bronzo tornerà a rinverdire.”
“Furono questi i felici presagi che donarono un senso alla mia vita.”
 
IMPERATOR FRIEDERICUS SECUNDUS ROMANORUM CAESAR SEMPER AUGUSTUS ITALICUS SICULUS HIEROSOLYMITANUS ARELATENIS FELIX VICTOR AC TRIUMPHATO
 
“Dat’agio lo meo core in voi, madonna, amare, e tuta mia speranza in vostro piacimento; e no mi partiragio da voi, donna valente, ch’eo v’amo dolzemente (…) ed ò fidanza ne lo mio servire, e di piacere a voi, che siete fiore sovra l’altre, e avete più valore. Valor sor l’altre avete, e tuta caunoscenza”.
(Federico II Imperatore)

                                               

 

Riferimenti Bibliografici:
 
“Federico II e le correnti spirituali del suo tempo” di Antonio de Stefano
 
“Federico II Imperatore” di Ernst Kantorowicz
 
“Federico II, Condottiero e Diplomatico” di Carlo Fornari
 
http://www.stupormundi.it/it/
 
http://www.treccani.it/enciclopedia/federico-ii-imperatore/
 
http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1630&biografia=Imperatore+Federico+II+di+Svevia

 

 

Di: Placido Schillaci

About the author

Placido Schillaci
Placido Schillaci
Placido Schillaci By Placido Schillaci

Donazione

Sostieni Centro Studi Antropologici e gli studi inerenti agli argomenti trattati. Grazie di cuore!

Categorie

Privacy Policy