Il Grande Pan è vivo

“Pan che, mentre tornava dal colle Liceo, la vide, col capo cinto d’aculei di pino, le disse queste parole…». E non restava che riferirle: come la ninfa, sorda alle preghiere, fuggisse per luoghi impervi, finché non giunse alle correnti tranquille del sabbioso Ladone; come qui, impedendole il fiume di correre oltre, invocasse le sorelle dell’acqua di mutarle forma; come Pan, quando credeva d’aver ghermito ormai Siringa, stringesse, in luogo del suo corpo, un ciuffo di canne palustri e si sciogliesse in sospiri: allora il vento, vibrando nelle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento e il dio incantato dalla dolcezza tutta nuova di quella musica: «Così, così continuerò a parlarti», disse e, saldate fra loro con la cera alcune canne diseguali, mantenne allo strumento il nome della sua fanciulla”. (Ovidio – Le Metamorfosi)

 

Nella mitologia Greca e successivamente in quella Latina, troviamo un personaggio alquanto misterioso, dall’aspetto terribile ma dall’animo gioviale al quale viene attribuito il nome Pan (nella mitologia latina identificato con Fauno). L’etimologia del nome Pan Πάν deriva dal greco paein, cioè “pascolare“, infatti Pan era indicato come il dio pastore, il dio della campagna, dei boschi, delle selve e dei pascoli. Il nome è però simile ad un altro termine greco, ossia πᾶν, che significa “tutto“, approfondiremo questo aspetto successivamente.

Stando alle fonti giunte sino a noi, troviamo diverse versioni della sua nascita e delle origini del mito, le più conosciute, sono quelle secondo cui Pan fosse figlio di Zeus e di Callisto o di Ermes e della bellissima ninfa Driope (versione maggiormente accreditata), figlia di un pastore nelle terre di Arcadia, motivo per la quale il dio Ermes assunse l’aspetto di uomo e divenne pastore per conquistare la giovane ninfa, sempre il mito ci racconta che da questa unione nacque il piccolo Pan, l’aspetto del nascituro, però, era talmente brutto che la madre terrorizzata lo abbandonò al proprio destino, nello specifico si narra che l’aspetto era più simile ad un animale che ad un uomo, riportiamo la descrizione dall’“Inno a Pan” di Omero:

“E furono compiute le floride nozze, ed un figlio caro ad Ermète nacque, che parve un prodigio a vederlo, bicorne, pie’ di capra, di strepiti vago e di risa. Balzò su, fuggi via la nutrice, lasciando il bambino, ché sbigottí, vedendo l’aspetto spiacente e la barba; ma lo raccolse Ermète, benevolo Nume, da terra, lo prese fra le braccia, col cuore di gioia ricolmo”.

Ermes allora decise di portarlo con se al monte Olimpo al cospetto degli altri Dèi, dove il piccolo fu accolto con benevolenza. Contrariamente al suo aspetto, il dio Pan era gioviale e rallegrava con la sua presenza tutti gli Dèi. A questo presumibilmente si può associare la scelta del nome, che come precedentemente abbiamo detto in greco significa “tutto”.

Sintetizzato in poche righe, questo è quanto ci racconta il mito della nascita del dio Pan, seguono altre storie e racconti, attribuite al dio, soprattutto legate alle sue avventure amorose tra boschi, ninfe e muse, famose quelle in cui insegue diverse ninfe; Pitis, Selene e Siringa, quest’ultima forse la più conosciuta, perché raccontata da Ovidio nelle sue “Metamorfosi”.

L’aspetto però che ci interessa principalmente affrontare, non è tanto legato al discorso mitologico o simbolico, piuttosto è l’aspetto intrinseco che Pan rappresenta, inteso come la forza interiore a cui veniva associata in epoca classica (ed anche in epoche precedenti), la figura della divinità, in quanto, come riportato da Salustio nel suo “Sugli Dèì e il mondo”,  le raffigurazioni o gli stessi miti non erano altro che esteriorizzazioni di forze intrinseche della natura umana e cosmica, a cui l’uomo non riusciva (l’autore in questo saggio parla della sua epoca il III sec. d.C), poiché si stava sempre più allontanando dalla sua stessa natura e dalle verità spirituali, ad accedervi. Quindi creando e servendosi dei miti e delle raffigurazioni esteriori, cercava attraverso quest’ultimi ed insieme alla pratica di rituali, liturgie e iniziazioni, di entrare nuovamente in contatto con quelle parti più interne, interiori della sua stessa natura e della natura cosmica (microcosmo e macrocosmo, come nella più antica tradizione ermetica).

In questo caso la figura del dio Pan è stata associata all’aspetto più intrinseco della natura umana, chiamata, successivamente (con una certa accezione negativa), da alcune correnti spirituali, anche natura animale, natura inferiore o di mantenimento, l’aspetto, in realtà più intimo e profondo. Aspetto che viene associato alla sfera sessuale, a cui la figura è particolarmente legata.

 

“Ecco, questa è la natura dell’universo; contro questa cosa noi lottiamo, la rinneghiamo ma è una messa in scena è solo facciata. Al di sotto della nostra composta apparenza, la verità è che noi siamo assolutamente senza controllo”. (Il Merovingio – Matrix Reloaded)

 

Se proviamo a fare un analisi della mitologia, Pan è rappresentato come una divinità dalla forte connotazione sessuale, proprio questo aspetto è ciò che lo caratterizza maggiormente è quello che fa di lui una figura tanto interessante, ma allo stesso tempo tanto paurosa, temibile (la parola panico deriva proprio da Pan), questo è un aspetto tipico della psicologia umana. Quando si incontra qualcosa che non si conosce, quando si ha a che fare con il mistero, con qualcosa che il nostro sistema cognitivo interpreta come nuovo/sconosciuto, si verifica la tendenza a vedere questa novità, come qualcosa (o qualcuno nel caso di un altro essere) da cui stare attenti, da cui stare allerta. In questi casi si tenta sempre di evitare di avere un rapporto diretto, per paura che la novità, manifestandosi, possa toglierci quelle poche certezze su cui basiamo la nostra esistenza, per non parlare delle dinamiche di conflitto nel territorio che si vengono a creare. La causa che sta alla base di questa dinamica è sicuramente la paura (dal latino: pavorem, formato su pàveo per pàt-veo, io temo, io sono percosso, abbattuto, timore, paura), ossia quella caratteristica intrinseca della natura umana, che è utilissima ad un livello istintivo/biologico, che spesso e volentieri, permette di renderci conto del pericolo a cui consciamente non sappiamo di andare incontro, e quindi in determinate situazione può anche salvarci la vita, ma che attraverso l’ormai particolare psichismo che ci portiamo dietro diventa un respingente attivo 24 ore su 24, che fa diventare la nostra esistenza un vero “inferno” in terra, non nel senso che la chiesa cattolica ha dato del termine, ma dall’etimo latino di Infernus, che si trova in basso; infernale di infĕrus, che sta sotto. Nel nostro caso uno spazio psicologico denso, basso, che fa emerge le nostre più recondite paure o se vogliamo utilizzare un altro termine, le parti più inconsce della nostra psiche, parti che come ci diceva lo psicologo Jung sono direttamente collegate agli archetipi primordiali.       

In questo caso la figura o per meglio dire l’archetipo di Pan, risveglia in noi quelle forze ctonie, collegate alla potenza sessuale, che attraverso millenni di repressione (dovute soprattutto al lavoro di demonizzazione da parte della chiesa cattolica) cerchiamo in tutti i modi di nascondere, di reprimere, poiché essendo forze ormai totalmente sconosciute, non abbiamo la capacità di gestirle, senza rischiare di cadere in un vortice di violenza o di depravazione. Sono infatti sempre più numerosi e sempre più efferati i casi di violenza, di abusi, di pedofilia ed altro, questi rientrano nell’incapacità dell’uomo moderno di gestire la propria forza sessuale. L’espressione di uso corrente “prendere il toro per le corna”, stava a significare propria questa capacità, di dominare il proprio potere, la propria forza sessuale, il toro non a caso fin dai tempi antichi veniva associato alla potenza sessuale, anche il nostro Pan viene raffigurato con delle corna, non è da escludere un possibile collegamento.

                                              

L’aspetto del dominio della forza sessuale lo troviamo anche in quello che nella tradizione gnostica viene definito il fuoco sessuale. Nella tradizione si parla del fuoco come dell’elemento più potente che l’uomo è in grado di dominare, solo attraverso il dominio del fuoco l’uomo può riscattarsi dal giogo dei molti aggregati psichici, come la fenice che muore e rinasce per mezzo del fuoco, cosi anche l’uomo attraverso il lavoro con il fuoco (inteso come il lavoro nella sfera sessuale, trasmutazione, sublimazione), ha la possibilità di morire e rinascere.

 

“Chi imbianca il Diavolo riportandolo al suo stato risplendente e primigenio, chi muore in se stesso qui ed ora libera il Prometeo incatenato. E da costui, che è un colosso con potestà sui cieli, sulla terra e sugli inferni, viene ripagato in sovrappiù. Lucifero-Prometeo integrato radicalmente con tutte le parti del nostro Essere fa di noi qualcosa di diverso, di differente: una creatura esotica, un Arcangelo, una Potestà terribilmente divina.” (Samael Aun Weor – Tarocchi e Cabala)

 

Tornando ad analizzare il mito di Pan, l’aspetto fisico con cui viene rappresentato è la chiara rappresentazione allegorica di quella parte della natura umana che sentiamo più vicina alla parte animale, che per diversi aspetti viene associata alla sfera sessuale. Uno dei punti fondamentali che vogliamo analizzare è proprio l’associazione tra la parte animale e l’aspetto sessuale. Aspetto sessuale inteso come atto di generazione, di creazione, di perpetuamento della vita, sia in senso esteriore, che in senso interiore.

 

“La faccia è deforme a causa degli errori o peccati. Il Baphomet è rappresentato come l’ottone che l’umanità ha annerito a causa della degenerazione. Dobbiamo imbiancare l’ottone, il Diavolo, che è il nostro allenatore psicologico ed è anche il guardiano delle porte del Santuario affinché vi entrino i soli eletti, ovvero coloro che hanno potuto superare tutte le prove da lui imposte.” (Samael Aun Weor – Tarocchi e Cabala)

 

In diverse tradizioni religiose e spirituali, la natura animale o inferiore  viene vista come l’aspetto meno nobile di cui l’uomo è formato, ricordiamo che la locuzione nominale “Essere Umano” è formata proprio da due parole, Essere e Umano, a cui solitamente si associa all’Essere la parte spirituale o natura superiore e all’Umano la parte umana/animale o natura inferiore. Da questo capiamo come si è cercato, soprattutto in certe correnti religiose, vedi chiesa cattolica, ma anche in diverse correnti spirituali ed esoteriche, di separare e denigrare sempre di più la natura umana a discapito di quella divina (almeno in teoria), non capendo che solo attraverso la conoscenza generale di entrambi gli aspetti, possiamo adempiere pienamente alla famosa esortazione Delfica di “Uomo conosci te stesso”.

 

“Ti avverto, chiunque tu sia. Oh, tu che desideri sondare gli arcani della natura, se non riuscirai a trovare dentro te stesso ciò che cerchi non potrai trovarlo nemmeno fuori. Se ignori le meraviglie della tua casa, come pretendi di trovare altre meraviglie? In te si trova occulto il tesoro degli dei. Uomo, conosci te stesso e conoscerai l’universo degli dei”. (Oracolo di Delfi)

 

Come leggiamo nella frase attribuita all’oracolo di Delfi, per chi vuole  sondare gli arcani della natura, deve cercare prima di tutto dentro se stesso, per scoprire le meraviglie della sua casa. In questo caso se, come dicevamo precedentemente l’essere umano è formato, utilizzando questo schema, da due aspetti, entrambi devo essere sondati, in questo contesto la figura del dio Pan, rappresenta la natura che deve essere sondata negli aspetti sessuali, aspetti collegati alla vita, alla fertilità, alla nascita, alla generazione e alla morte, per questo troviamo Pan associato ai cicli della natura, ai cicli lunari, intesi proprio come cicli di nascita, di vita e di conseguente morte. Morte che non è intesa solo con quella del corpo fisico, ma anche e soprattutto, dal nostro punto di vista, come morte dell’ego o degli aggregati psichici, ossia di tutti gli elementi psicologici costruiti nella nostra vita e che adesso limitano la manifestazione della coscienza.

Nel periodo Medievale, però, è stata fatta dalla chiesa cattolica un operazione di sistematica distruzione della figura e soprattutto degli aspetti legati alla sfera sessuale e di conseguenza al dio Pan. Attraverso l’istituzione del peccato originale, associato al mistero della nascita, si è cercato di veicolare l’idea che la sessualità sia la causa del peccato, colpevolizzando quindi l’uomo è limitando l’aspetto sessuale ad atto meramente riproduttivo (minus malum), evitando quindi la possibilità di sperimentare e esplorare le potenzialità della sfera sessuale come mezzo di conoscenza di sé e di conseguente ascesi al divino. Tutto ciò che andava oltre la riproduzione per il proseguimento della specie, veniva etichettato come “atto contro dio”, cavalcando la genesi ed il ruolo di Adamo ed Eva come peccatori primigeni, in quanto il mito della genesi ci racconta come proprio Adamo ed Eva conoscendosi nell’atto stesso, presero consapevolezza di sé, consapevolezza del bene e del male e soprattutto di poter generare la vita, ponendosi quindi da un livello di subordinazione ad uno di parità, almeno nell’aspetto di generare, al dio dell’antico testamento. Ovviamente la chiesa cattolica non poteva permettersi che un messaggio di tale portata fosse divulgato, ne andava del potere che aveva acquisito negli anni, ed a cui mirava sempre più, ossia al potere temporale, quindi cercò di unificare, alla figura negativa per eccellenza della tradizione cattolica ossia Satana, la figura tanto pericolosa, dal loro punto di vista del dio Pan, attraverso opere artistiche come sculture, quadri e rappresentazioni, si è cercato di creare un’immagine figurativa di Satana, costruendola sulle fattezze, raccontate dal mito greco e latino di Pan. Da qui possiamo capire come lo scopo, oltre all’aspetto figurativo, era ben altro, ossia eliminare la possibilità della ricerca e della sperimentazione nella sfera sessuale da sempre associata a Pan, e togliere una grande possibilità di conoscenza, trasformazione ed ascesi agli uomini ed alle donne che volevano conseguirla.

                                          

Dopo aver dato una possibile spiegazione a quello che il dio Pan, poteva rappresentare in epoca classica, e nelle epoche precedenti (ricordiamo come altre divinità, vedi Cernunno o il Grande Verde delle tradizioni celtiche, abbiamo diversi punti in comune con Pan) passiamo ad un ultima curiosità che racconta Plutarco in un suo scritto chiamato De defectu oraculorum. Plutarco racconta che sotto il regno di Tiberio, un vascello romano si trovò a passare nei paraggi di un’isola chiamata Paxos, quando improvvisamente il vento cessò e nel silenzio si udì una voce gridare: “Quando sarai a Palodes, annuncia che Pan il grande è morto”, i membri dell’equipaggio giunti a destinazione riferirono quanto sentito dalla misteriosa voce, “Il Grande Pan è morto”. A quella notizia da ogni parte dell’isola scoppiarono pianti, gemiti e singhiozzi di cui non si seppe mai la provenienza.

L’affermazione “Il Grande Pan è morto” nell’arco dei secoli ha suscitato diverse teorie, tutte piuttosto interessanti, ma ciò che ci interessa maggiormente, dal nostro punto di vista, rispetto soprattutto alla possibile spiegazione che abbiamo dato del mito, è il significato interiore dell’affermazione. Dire Pan è morto starebbe a significare che quell’aspetto che abbiamo analizzato della natura profondamente sessuale del mito, associata alla vita, alla fertilità, alla nascita, alla generazione e alla morte, è morta. Ossia l’uomo già da secoli ha abbandonato la ricerca di se stesso e della sua natura, di capire il perché sta al mondo, perché esiste, qual è il fine ultimo della vita, misteri sondabili anche a soprattutto nelle sfera sessuale. Pan è morto, dando credito all’affermazione, quando l’uomo ha smesso di porsi le domande e di cercare le risposte a queste domande. Pan è morto perché l’umanità ha barattato in cambio della sicurezza economica la propria libertà. Ma forse possiamo anche andare controcorrente e affermare che Pan è vivo, e che non è mai morto, forse si è solo addormentato, in attesa di una nuova umanità, che abbia la voglia e la volontà di scoprire sé stessa.

 

                                                

 

Pan era, in sostanza, un dio libero, che guidava le ninfe nelle loro danze notturne, un dio selvaggio privo di costrizioni, l’essere umano senza il peso della civiltà sulle spalle.”

(tratto da Un Dio nei boschi, Yggdrasil)

 

 

Bibliografia

“Le Metamorfosi” di Ovidio

“Sugli Dèi e il mondo” di Salustio

“Tarocchi e Cabala” di Samael Aun Weor

“Inno a Pan” di Omero

 

Di: Placido Schillaci

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