JOKER | Elogio alla Follia

 

“Io sono colui che viene dal profondo. Mylords, voi siete i grandi e i ricchi. Cosa pericolosa. Voi approfittate della notte.” (L’uomo che ride – Victor Hugo)

Da pochi giorni è arrivato anche nelle sale cinematografiche italiane l’attesissimo film JOKER, interpretato magistralmente dall’attore Joaquin Phoenix e diretto dal regista Todd Phillips.

Il personaggio del JOKER entra a far parte dell’immaginario collettivo a partire dagli anni 40 quando appare sulle pagine del primo numero della serie a fumetti Batman (vol. 1), pubblicata dalla americana DC Comics. Il salto dai fumetti al grande schermo, dovuto inizialmente alla serie tv del 1967 Batman e successivamente con l’arrivo al cinema del film Batman di Tim Burton, ne sancisce definitivamente la consacrazione, sia come miglior nemico/nemesi di Batman, sia come Villain tra i migliori di sempre.

Dopo aver introdotto brevemente il personaggio del JOKER, adesso entriamo nel merito di questo scritto, ovvero analizzare da un punto di vista antropologico/culturale l’impatto che questi ha sulle masse, e come nell’ultimo film si siano visti degli aspetti del personaggio che si avvicinano molto di più alla figura di un rivoluzionario(inconsapevole e folle), che ad un criminale psicopatico.

 

ATTENZIONE SPOILER

 

Nel film di Phillips, la trascuratezza, l’abbandono, l’angoscia, l’amarezza, l’apatia, il risentimento, l’impotenza, la lotta di classe(anche se apparentemente nascosta), fanno da altare alla figura di questo giovane personaggio, tale Arthur Fleck, affetto da non precisate malattie mentali, che per sbarcare il lunario si traveste da Clown e va in giro per le strade di Gotham City. Inizialmente ignorato e successivamente deriso e aggredito, il giovane dall’animo gentile e dai modi semplici, si chiede il perché di tutto questo.

“La parte peggiore dell’avere una malattia mentale è la gente che si aspetta che tu finga di non averla”. (Arthur Fleck/JOKER)

Oltre ai disturbi mentali non precisati, Arthur è affetto da uno strano disturbo che gli provoca delle crisi di riso, specialmente nei momenti meno opportuni.  Nonostante queste sue “malattie” gli creino spesso degli inconvenienti, Arthur continua nella sua vita fatta di stenti e ingiustizie, ma la domanda, il perché, continua a ronzargli in testa. Perché tutto questo, perché la società è cosi, perché la gente non ha un attimo per sorridere, perché, se prova a far sorridere un bambino seduto sull’autobus la madre di quest’ultimo lo rimprovera e gli chiede di non importunargli il figlio, perché questa mancanza di empatia. A tutte queste domande, il povero Arthur non riesce a darsi spiegazione. Ma la sua vita è destinata a cambiare!

“Mia madre mi diceva sempre di sorridere e mettere una faccia felice. Mi diceva che ho uno scopo: portare risate e gioia nel mondo”. (Arthur Fleck/JOKER)

Gli eventi e le continue ingiustizie, portano il giovane ad avere pensieri sempre più cupi, l’ipotesi del suicidio inizia a fare capolino nella sua mente, ma una sera sul treno che sta riportandolo a casa, tutto cambia. L’incontro con tre balordi (funzionari finanziari impiegati nella Wayne Company) gli fanno capire quanto sia marcia la società in cui vive. Il giovane dall’animo gentile e da modi semplici, dopo l’ennesima e gratuita aggressione, cambia per sempre. Quella notte inizia a nascere il JOKER.

“Pensavo che la mia vita fosse una tragedia, ma ora mi rendo conto che è una commedia”. (Arthur Fleck/JOKER)

Questa frase rappresenta lo spartiacque nella vita di Arthur, che fino a quel momento aveva vissuto come una tragedia. Si fa spazio l’idea che in fin dei conti fosse una commedia. Commedia, dai toni cupi e violenti, dove l’unico che riesce a percepirla come tale, a sorride, danzare, rallegrarsi è lui stesso.

Da qui nasce il JOKER, il folle, anche se scopriamo nella seconda parte del film, che in realtà Arthur pazzo non lo è affatto, ma “semplicemente” malato e vittima di una società e di una madre, che lo ha alienato e abusato fisicamente e psicologicamente sin da piccolo.

“Per tutta la vita non ho mai saputo se esistevo veramente, ma esisto. E le persone iniziano a notarlo.” (Arthur Fleck/JOKER)

JOKER trova il modo per uscire dalla sua situazione di indigenza, ma per farlo usa la maniera più semplice, ovvero la violenza! Le sue gesta vengono viste e percepite dai cittadini di Gotham come un atto di ribellione ai potenti che governano la città. JOKER scopre tra l’altro che il “nuovo” che avanza, e che vorrebbe diventare sindaco di Gotham, ovvero Wayne senior, non è che l’ennesimo personaggio senza scrupoli a cui interessa solo la salvaguardia del proprio status, e l’accrescimento del proprio potere sociale. Come non notare un parallelo con ciò che accade realmente nella nostra società?

La finzione cinematografica, come sempre più spesso accade, ci mostra ciò che non riusciamo a vedere, JOKER è lo specchio del malcontento che serpeggia nella nostra società, è la manifestazione del malessere, che se mal compreso, sfocia come sempre nella più becera delle manifestazioni umane, la violenza! JOKER è l’istinto primordiale, il caos, la distruzione, il disordine, tutto ciò che non riusciamo a comprendere a concepire e sopratutto a gestire, in un mondo che si fa sempre più iper-razionale e analitico.

In una società che va sempre più nella direzione della globalizzazione e del capitalismo sfrenato, dove tutto deve essere veloce, smart e sempre perennemente online, dove non c’è mai il tempo per fermarsi e godersi un po’ di silenzio, un tramonto o un semplice momento di tranquillità. Una società dove l’otium e diventato qualcosa da evitare, quando nel significato etimologico e originario del termine scopriamo che voleva dire; stare bene, riposare dalle occupazioni, quiete.

In questa società, profondamente malata, personaggi come il JOKER diventano paladini dei diritti dei più deboli e nuovi modelli rivoluzionari, inconsapevoli ovviamente delle cause che hanno portato a tutto questo. Pertanto il JOKER non è un personaggio da condannare, semmai c’è bisogno di una profonda riflessione per capire cosa abbia spinto l’umanità a generare qualcosa di simile. Questo film ci mette di fronte alla cruda realtà che normalmente non vediamo o meglio facciamo finta di non vedere, migliaia di persone nel mondo vivono nella stessa condizione di degrado sociale, di indifferenza, di paura, di impotenza in cui viveva il povero Arthur, ma soprattutto è la mancanza di empatia e di considerazione da parte di chi dovrebbe occuparsi della gente, del popolo a preoccupare! C’è sempre più distanza tra le stanze del potere e le piazze delle città. La politica è diventata già da molto tempo un gruppo elitario che favorisce i pochi, e non fatevi ingannare se cambiano i nomi o i partiti, è il sistema stesso che ingloba e omologa tutti quelli che ne entrano a far parte. Un esempio che possiamo facilmente osservare è il M5s, apparentemente dalla parte del popolo, eletto con i migliori auspici e con la speranza di un reale cambiamento, si è perso una volta arrivato al potere! Niente di nuovo sotto al sole, era prevedibile, è sempre stato cosi. Se non cambia l’individuo è impossibile che possa cambiare un sistema.

C’è bisogno di un profondo cambiamento. Un cambiamento di mentalità, una rivoluzione intima e interiore dove ogni uomo e donna di buona volontà è chiamato a dare il proprio contributo, solo cosi possiamo veramente cambiare le cose. 

                                                        “Siamo tutti clown.” (JOKER)

Se Arthur avesse avuto una possibilità, una speranza, se avesse capito che la violenza non è mai stata la soluzione ai problemi, ma che egli stesso è frutto della stessa società che disprezza, forse il JOKER non sarebbe mai nato, e noi non staremmo qui a scriverne e a parlarne, ma forse grazie a lui possiamo avere una possibilità.

 

Nota: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione e le considerazioni espresse sono del tutto personali.

 

Di: Placido Schillaci

 

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