Kali Yuga | Il tempo della fine?

Riportiamo dal testo sacro hindù, Viṣṇu Purāṇa (devanāgarī: विष्णुपुराण; lett. “Il Purāṇa di Viṣṇu”) uno dei testi più antichi della tradizione induista, la profezia che si riferisce al Kali Yuga . Il Kali Yuga secondo l’interpretazione della maggior parte delle Sacre Scritture Induiste è l’ultimo dei quattro Yuga, ossia cicli cosmici che si susseguono nel mondo, quest’ultimo dovrebbe essere la fine del mondo come lo conosciamo ed intendiamo noi oggi.

Profezie:

“La Terra sarà venerata soltanto per i suoi tesori materiali”.

“Le vesti sacerdotali sostituiranno le qualità del sacerdote”.

“Una semplice abluzione significherà purificazione, la razza sarà incapace di produrre nascite divine”.

“Gli uomini chiederanno: quale autorità hanno i testi tradizionali? Ogni uomo si crederà pari a un bramano”.

“La gente avrà terrore della morte e paventerà le carestie; soltanto per questo conserverà un’apparente religiosità”.

“I matrimoni cesseranno di essere un rito”.

“Gli atti di devozione, anche se eseguiti, non produrranno alcun risultato”.

“Ogni ordine di vita sarà simile promiscuamente per tutti”.

“Colui che possederà più denaro sarà padrone degli uomini che concentreranno i loro desideri sull’acquisto anche disonesto della ricchezza”.

“Le donne saranno in massima parte egoiste, abbiette, mentitrici, dissennate e si attaccheranno ai dissoluti. Diverranno oggetto soltanto di soddisfacimento sensuale”.

“I capi che regneranno sulla terra saranno dei violenti; s’impadroniranno dei beni dei loro soggetti”.

“Prevarrà la casta dei servi e comanderà”.

“Breve sarà la loro vita, insaziabili i loro desideri; non conosceranno la pietà”.

“I capi, sotto pretesti fiscali, deruberanno e spoglieranno i loro sudditi e distruggeranno la proprietà dei privati”.

“La sanità morale e la legge diminuiranno di giorno in giorno, finché il mondo sarà totalmente pervertito e l’empietà prevarrà tra gli uomini”.

Osservando quello che abbiamo intorno in questi anni ed in questo preciso periodo storico, possiamo convenire senza paura alcuna di essere smentiti che, gli autori di tale testo (ricordiamo che i Purāṇa si presume siano stati scritti circa nel III secolo a.C.) siano veramente dei profeti o veggenti che migliaia di anni addietro abbiano previsto la fine che avrebbe fatto l’umanità, quindi se questo fosse vero dobbiamo prepararci perché il tempo sta per scadere….ma come facevano questi uomini o donne a sapere con tale precisione le sorti dell’umanità? Semplice (si fà per dire), conoscevano l’anormale psichismo a cui l’animale intellettuale erroneamente chiamato uomo degenera ( dal lat. degenerāre, deriv. di da che vale distacco, allontanamento e nus genĕris, lignaggio, stirpe cioè che perde la qualità) dopo un determinato tempo di esistenza sul pianeta, le condizioni di vita in cui viviamo non sono la causa di tale degenerazione, ma piuttosto e l’uomo che genera le cause che lo portano a degenerare, frutto anche del condizionamento ricevuto, un antico proverbio recita:

Chi è causa del suo mal pianga se stesso”

Questo non vuol dire allora colpevolizzarsi o peggio ancora darsi il tormento per ciò che succede a livello personale, delegando la colpa a qualcuno là fuori, che sta sulle nuvole o che viene dallo spazio cambia poco, piuttosto deve diventare uno stimolo nella direzione di un cambiamento interiore e di mentalità. Una rivoluzione intima e nel mondo, dal nostro punto di vista, ed osservando la triste fine che le rivoluzioni hanno sempre fatto (rivoluzione francese docet), è più sensato dedicare la propria energia ad una rivoluzione interiore, rivoluzionare i dati, gli assunti che abbiamo nella testa che sono tutto ciò che ci limita, gli strumenti che abbiamo sono diversi, dallo studio della PsicoBioFisica alle Leggi Biologiche alla Storia del condizionamento, tutti strumenti utili per cercare di creare le condizioni affinché si manifesti un cambiamento.

“Se cambi le regole su ciò che ti controlla…..cambierà le regole su ciò che può controllare. Si sente pronto ad un’azione radicale signor Green?”

 

 

Di: Placido Schillaci

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