La fissazione del punto d’Assemblaggio | L’ignoto in noi stessi

“Alla nascita l’essere umano sperimenta percezioni totali ed è immerso in un senso oceanico di Unità. Il Punto di unione ondeggia su e giù. Successivamente interviene una potente forza esterna che via via fissa il Punto d’unione in una posizione precisa. Questa forza è la visione del mondo che genitori ed educatori trasmettono al bimbo attraverso il processo della socializzazione (educazione). Fin da quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che è.

Il bambino apprende come deve percepire il mondo per essere pienamente integrato. Come conseguenza di questo processo il Punto di unione viene poco a poco fissato in una posizione, nella quale il bambino poi condivide questa realtà ed i suoi precetti e quindi impara ad interagire con essi in maniera sensata e coerente. Passo dopo passo, gli viene resa familiare una descrizione del mondo, che egli impara a percepire, mantenere e difendere come “la vera realtà”. In altre parole, il bambino impara a mantenere fissa la posizione del Punto di unione.

Il Punto di unione si configura dunque come una sorta di binocolo che si può fissare solo su un piccolo obiettivo per permetterne una visione. Ma quel piccolo obiettivo è per ogni essere umano la propria visione del mondo! L’intero mondo che si percepisce non è che la fissazione del Punto d’unione in una delle infinite posizioni possibili! Tutta l’energia a nostra disposizione viene quindi impiegata per il mantenimento del mondo che conosciamo, così che non ne resta più a sufficienza per riuscire a vedere oltre il bordo del piatto della nostra realtà, per non parlare poi del riuscire a lasciarla.” (don Juan Matus)

In queste poche righe, troviamo descritto quello che è il processo educativo attuale, ovvero il fissare da parte dei genitori o degli educatori, in maniera arbitraria e del tutto inconsapevole, nella percezione totale di un nuovo essere, quelli che sono dogmi, paura, ansie, aspettative, visione personalistiche della realtà circostante e tanto altro.

Educare dal latino educĕre cioè trarre fuori, allevare, condurre, ovvero far emergere le peculiarità e particolarità di ogni singola essenza. Quest’ultime immerse in una percezione totale del mondo fisico e metafisico. Nei testi dell’antropologo Carlos Castaneda, il tema del punto d’unione o punto d’assemblaggio, viene spesso citato, il famigerato don Juan(indios di etnia Yaqui) insegna al suo giovane apprendista come l’essere umano viene “fissato” in un determinato punto, che determina la sua realtà, vita natural durante. La possibilità di prendere coscienza di questo punto di fissaggio o di unione, per l’uomo comune sono pari a zero, poiché tutta la realtà che vive e sperimenta è per lui l’unica possibile.

Allora come siamo stati in grado di capire che esiste dell’altro? Che la realtà percepita dai cinque sensi e solo una porzione della totalità di ciò che ci circonda? Le risposte a queste domande, sono ovviamente frutto della propria esperienza personale, ma ciò che ognuno di noi sperimenta in particolari momenti della propria esistenza, può creare spazi di realtà separata, creare un “precedente” nella descrizione del mondo, che se coltivato può portarci a spostare momentaneamente il nostro punto d’unione.

Ciò a cui si va incontro è qualcosa che possiamo definire ignoto, ma non nell’accezione negativa con cui oggi usiamo il termine, quanto piuttosto nel suo significato originario, ossia non conosciuto, qualcosa che va oltre la nostra idea di conosciuto. L’ignoto è lo spazio sia esteriore, ma soprattutto interiore, che siamo chiamati ad esplorare, per ritornare a quel senso oceanico di unità, come dice don Juan. Per esplorare l’ignoto, necessitiamo di una condizione fondamentale, questa condizione nei testi dell’antropologo peruviano viene chiamata “fermare il dialogo interno”, ossia fermare la chiacchiera incessante all’interno della nostra testa. L’ignoto da un certo punto di vista, siamo in primis noi stessi, la nostra stessa personalità o aspetti di essa. Non ci conosciamo, e non conosciamo cosa siamo profondamente, ristretti in quel piccolo punto d’unione che non ci permette di vedere altro se non ciò che ci hanno detto di essere, o di vedere. Non per colpe altrui, a sua volta le persone che si sono prodigate di insegnarci e di educarci a loro volta vivono anch’essi ristretti nel loro piccolo punto d’unione. 

Ogni Guerriero (per utilizzare un termine caro a Castaneda) è chiamato ad affrontare una dura battaglia per riuscire a spostare in un altra posizione il suo punto d’unione e di conseguenza entrare in contatto con realtà differenti, ma altrettanto reali. Iniziando appunto dal conoscere se stesso, a livello psichico, fisico ed emotivo.

“Un guerriero sa che non può cambiare, e tuttavia si assume il compito di provare a cambiare, nonostante tutto. Un guerriero non è mai deluso quando fallisce nel tentativo di cambiare. Questo è l’unico vantaggio che un guerriero ha rispetto all’uomo comune.” (don Juan Matus)

“Parliamo incessantemente a noi stessi del nostro mondo ed è proprio grazie a questo nostro dialogo interiore che lo preserviamo, e ogniqualvolta continuiamo a parlarci di noi e del nostro mondo, il mondo rimane sempre come dovrebbe essere. Con questo nostro dialogo lo rinnoviamo, gli infondiamo vita, lo puntelliamo. Non solo; è mentre parliamo a noi stessi che scegliamo le nostre strade. Ripetiamo quindi le stesse scelte fino al giorno della morte, perché fino a quel giorno continuiamo a ripeterci le stesse cose. Un guerriero è consapevole di questo atteggiamento e si sforza di fermare il suo dialogo interiore.” (don Juan Matus)

 

 

Bibliografia

“Una Realtà Separata” di Carlos Castaneda

“Carlos Castaneda e i Guerrieri di don Juan” di Norbert Classen

 

Di: Placido Schillaci 

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