Coloro che hanno vissuto nella terra Maya, hanno sentito il dolce nome della bella principessa Sac-Nicté, che significa bianco fiore. Era bella come l’alta luna e quieta nelle notti tranquille. Graziosa, come una colomba dal dolce canto, chiara e fresca come le gocce di rugiada. Bella era come il fiore che riempie i campi di allegria profumata, raggiante come la luce del sole che porta in se tutti i colori e soave come la brezza che culla nelle sue braccia tutte le canzoni. Così era la principessa Sac-Nicté, che nacque nell’orgogliosa città di Mayapan, quando la pace univa come sorelle le tre grandi città della terra Maya; quando nella valorosa Mazapan e nella meravigliosa Uxmal e nel Chichén Itzá, altare della sapienza, non esistevano eserciti, perché i loro re avevano pattuito di vivere nella fratellanza. Coloro che hanno vissuto nella terra Maya hanno sentito anche il nome del principe Canek che significa serpente nero.

Canek era un principe valoroso e dal cuore tenace, quando ebbe compiuto tre volte sette anni, fu nominato re della città di Chichén Itzá. Quello stesso giorno il re Canek vide per la prima volta la principessa Sac-Nicté e quella notte non riuscì più a dormire il valoroso e duro re. E da allora il cuore del re si rattristò durante tutta la sua esistenza. La principessa Sac-Nicté aveva tre volte cinque anni quando vide il principe Canek salire al trono di Itzá, tremò di gioia il suo cuore nel vederlo e la notte con la bocca accesa da un sorriso luminoso. Al suo risveglio, Sac-Nicté sapeva che la sua vita e quella di Canek avrebbero percorso assieme come due fiumi che scorrono paralleli fino ad arrivare a baciare il mare. Così è successo e così cantano quella storia quelli che sanno e non dimenticano. Il giorno che il principe Canek diventò re degli Itzaes, salì al tempio de la santa città di Itzmal per presentarsi davanti al suo dio. Le sue cosce da cacciatore tremavano quando scese i ventisei scalini del tempio e le sue braccia da guerriero penzolavano. Il principe Canek aveva visto proprio lì la principessa Bianco Fiore.

La grande piazza del tempio gremiva di gente che si era recata da tutto il territorio Maya per vedere il principe. E tutti quelli che erano vicini furono testimoni di ciò che accadde. Videro il sorriso della principessa e anche il principe chiudere gli occhi mentre stringeva al petto le mani fredde. C’erano anche i re e i principi delle altre città. Tutti erano presenti. Essi non potevano comprendere che da quel momento le vite del nuovo re e della principessa avevano iniziato a intrecciarsi, per compiere la volontà degli alti dei. Questo loro non hanno compreso. Perche c’è da sapere che la principessa Sac-Nicté era stata destinata da suo padre, il potente re di Mayapan, al giovane Ulil, principe ereditario del regno Uxmal. Finì il giorno in cui il principe Canek diventò re di Chichén Itzá e cominciò il conto alla rovescia dei trentasette giorni che mancavano al matrimonio del principe Ulil e la principessa Sac-Nicté. Arrivarono dei messaggeri da Mayapan dinnanzi al giovane re di Chichén Itzá per comunicargli:

“Il nostro re invita il suo amico e alleato alla festa di matrimonio di sua figlia”.

Rispose il re con gli occhi pieni di rabbia:

“Dite al vostro re che sarò presente”.

Arrivarono anche messaggeri di Uxmal dinanzi al re Canek per riferirle:

“Il nostro principe Ulil chiede al grande re degli Itzaes di onorarli con la sua presenza al pranzo del matrimonio con la principessa Sac-Nicté”.

Il re Canek, con la fronte sudata e i pugni stretti, rispose:

“Dite al vostro principe che quel giorno sarò presente”.

E quando il re degli Itzaes rimase solo, osservando le stelle nell’acqua per consultarle, arrivò un’altra ambasciata nel cuore della notte. Era un nanerottolo, un personaggio tetro e vecchio, che gli riferì all’orecchio:

“Il fiore bianco ti sta aspettando fra le foglie verdi, lascerai che sia un’altro a coglierlo?”

Il tetro personaggio sparì, nessun altro lo vide mai, né per aria né sotto terra, nessuno sapeva. Nella grande Uxmal si facevano i preparativi per il matrimonio della principessa Bianco Fiore e il principe Ulil de Mayapan, la principessa partì assieme a suo padre e tutti i grandi signori in una comitiva che riempi di canti tutto il percorso. Oltre la porta della città di Uxmal, uscì assieme a molti nobili e guerrieri il principe Ulil per andare incontro alla principessa che stava arrivando e quando finalmente la vide, si rese conto che lei piangeva. Tutta la città era addobbata per l’occasione, festoni, piume di fagiano, piante e archi dipinti di colori brillanti. E tutti danzavano ed erano allegri, perche nessuno sapeva cosa stava per accadere. Passato il terzo giorno, la luna era grande e tonda come il sole, era il giorno adatto per il matrimonio del principe, secondo le leggi del cielo.

Da tutti i regni, vicini e lontani arrivavano a Uxmal re e i loro figli, tutti portavano doni e offerte per i nuovi sposi. Alcuni giunsero con cervi bianchi, dalle corna e le unghie ricoperte d’oro, altri con carapaci di tartarughe riempiti con piume di uccelli coloratissimi. Arrivarono anche guerrieri con oli profumatissimi e collane di oro e smeraldi, c’erano anche musicisti accompagnati da uccelli ammaestrati a emettere suoni che sembravano musica dal cielo. Da ogni parte arrivarono ambasciatori con ricchi doni; tranne il re Canek di Chichén Itzá. Lo aspettarono fino al terzo giorno, ma egli non arrivò ne mandò alcun messaggio, tutti si domandavano e non riuscivano a spiegarsi tale atteggiamento, non ne conoscevano il motivo, ma il cuore della principessa sapeva e aspettava. Nella notte del terzo giorno di festa si preparò l’altare per il rito e il gran signore degli Itzaes non arrivava, chi non sapeva ormai non lo aspettava più. Era vestita di colori candidi e addobbata di fiori la principessa Bianco Fiore, dinanzi all’altare, si avvicinava all’uomo al quale era stata offerta in sposa. Aspetta Sac-Nicté sognando il percorso da dove dovrebbe arrivare il re nel quale ha riposto il suo cuore, aspetta il fiore bianco della terra Maya, mentre Canek il re triste, il giovane cacciatore, cerca disperato nell’ombra della strada da percorrere per compiere la volontà dall’alto. Nella festa di matrimonio della principessa Sac-Nicté con il principe Ulil, si aspettò che arrivasse il signore del Chichén Itzá per tre giorni. Ma il re Canek arrivò all’ora che doveva arrivare. Arrivò improvvisamente nella città di Uxmal, con sessanta dei suoi migliori guerrieri e salì all’altare, dove bruciava l’incenso e cantavano i sacerdoti, arrivò in vesti di guerra e con il simbolo di Itzá sul petto.

“Itzalán! Itzalán!”

Urlarono nel campo di combattimento. Nessuno s’innalzò contro di loro, tutto capitò in un momento, fece ingresso il re Canek come una furia e prese la principessa tra le sue braccia, lasciando tutti sbalorditi. Nessuno ha potuto impedire ciò che accadde. Quando si schiarirono le idee, se ne erano andati. Restò solo il principe Ulil di fronte ai sacerdoti e accanto all’altare. Aveva perso la principessa che gli era stata strappata in un lampo dalle braccia dal re di Itzá. E così finirono i festeggiamenti del matrimonio; di lì a poco russarono le conchiglie, si suonavano i cembali e si urlò per le strade la rabbia del principe Ulil per convocare i suoi guerrieri. Era arrivato il re Canek dalla sua città del Chichén fino alla grande Uxmal, senza essere visto da nessuno. Percorse strade occulte scavate nella pietra, nei sottosuoli, in questa terra dei Maya, questi percorsi si possono intravedere ogni tanto, ma prima erano conosciuti solo da chi li doveva percorrere. E così arrivò senza essere visto il re Canek per portare via la Tortorella dolcissima, il riverbero di luna del suo cuore. Ma si stanno affilando le armi ancora una volta nella terra Maya e s’innalzano gli stendardi di guerra.

Uxmal e Mayapan si alleano contro Itzá! Ah! La vendetta ricadrà su Chichén, che ormai è indebolita e stanca del tranquillo dormire e dei giochi allegri. Per le strade s’innalza la polvere dei guerrieri in marcia, nell’aria si sentono grida e il continuo suonare dei cembali, tuona la conchiglia di guerra. Che ne sarà di te, città del Chichén, debole e addormentata nella felicità del tuo principe? E appena gli Itzaes seppero, abbandonarono le loro case, i loro templi del Chichén e la loro bella città, distesa ai bordi delle azzurre acque. Se ne andarono via tutti piangendo quella notte, alla luce di due grandi stelle, se ne andarono tutti in fila per salvare le statue delle loro divinità, la vita del re e della principessa, luce e gloria della terra Maya. Davanti ai figli di Itzá camminava il loro re Canek, viaggiarono per sentieri all’aperto attraversando montagne, avvolto in un bianco mantello e senza corona di piume in fronte, la principessa Sac-Nicté proseguiva al suo fianco e innalzava la mano durante il tragitto per indicare il percorso da prendere. Tutti proseguivano dietro di loro.

Un giorno finalmente raggiunsero un luogo tranquillo e molto verdeggiante nei dintorni di una laguna dalle acque tranquille, lontano da tutte le altre città; lì posarono il trono del re e chiamarono quel luogo: “Le case semplici della pace”. Così si salvarono gli Itzaes, grazie all’amore della principessa Sac-Nicté, che penetrò nel cuore dell’ultimo principe del Chichén per salvarlo dalla punizione degli dei affinché la sua anima potesse diventare pura e candida. Silenziosa e solitaria restò Chichén Itzá, in mezzo ai boschi ma senza uccelli, perché tutti quelli che vi erano rimasti, volarono presso la principessa Sac-Nicté. Arrivarono in tanti a Chichén Itzá, furiosi eserciti di Uxmal e Mayapan, ma non trovarono gli echi dei palazzi e i templi erano vuoti. La loro ira allora si ripose nel fuoco dell’incendio che divampò nella bella città di Chichén Itzá, la quale rimase sola e morta come lo è ancora, abbandonata da quei tempi antichi lì accanto alla fonte della vita. Rimase sola e morta, ma i suoi resti profumavano di un aroma soave che ricorda un sorriso o una chiara luce di luna. In primavera sboccia il fiore bianco della terra Maya e addobba gli alberi e riempiono l’aria di sospiri profumati. Il figlio della terra Maya lo aspetta e lo saluta con tutta la tenerezza del suo cuore, la sua voce nel vederlo, ricorda il nome della principessa Sac-Nicté.

tratto da Chichen-Itza e la principessa Sac-Nicté” di Antonio Mediz Bolio