La spada della volontà | Il regno dei cieli

“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.” (Matteo 10,34-36)

Nella tradizione Iniziatico/esoterica troviamo spesso che la spada rappresenta in maniera allegorica la volontà, nel passo sopracitato dell’apostolo Matteo la spada ha molto a che fare con la guerra santa (non quella creata dalle istituzioni religiose, vedi le crociate o la jihad), ma la guerra interiore contro i molti “io” o legioni che abitano il nostro mondo psicologico. La spada/volontà è l’unica “forza” che possiamo sviluppare ed adoperare conto i nostri nemici (interiori), “i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa”, per casa si intende proprio il corpo fisico, i nemici a questo punto è chiaro come possiamo identificarli nei pensieri negativi o positivi (di una o dell’altra specie comunque tendono a polarizzare), nelle emozioni negative o positive, nella identificazione, nella considerazione interna ed esterna, ovvero in tutto ciò che tende a polarizzarci a dividerci interiormente. Proprio come in guerra, quindi, la spada/volontà diventa l’arma principale da cui dipende la vittoria o la sconfitta, schematizzando, sui i nostri nemici. Ma cosa intendiamo per volontà? una descrizione che può tornarci molto utile la troviamo in uno degli scritti attribuiti al Sig. Gurdjieff quando afferma:

“La volontà è un segno di un essere di un ordine di esistenza molto elevato rispetto all’essere di un uomo ordinario. Solo gli uomini in possesso di un essere di questo tipo sono in grado di ‘fare’. Tutti gli altri uomini sono semplicemente degli automi, messi in azione da forze esterne come macchine o giocattolini a molla, che agiscono nel modo e per il tempo in cui agisce il caricamento della molla, ed incapaci di aggiungere alcunché alla sua forza.” (Vedute sul mondo Reale)

La volontà quindi e collegata alla capacità di saper “fare”, proprio come dice il Signor G. ma l’uomo ordinario non è capace di fare nulla, in lui tutto accade, è meccanico sottoposto a leggi ed influenze che non conosce e di cui non immagina neanche l’esistenza, da questo punto di vista il povero “uomo ordinario” o “animale intellettuale” vive nella più totale ignoranza di se stesso, del mondo e delle leggi che lo governano, come fare quindi a sviluppare una volontà?

“L’evoluzione dell’uomo può essere considerata come lo sviluppo in lui di quei poteri e quelle possibilità che non si sviluppano mai da sole, ovvero in modo meccanico. Solo questo tipo di sviluppo, solo questo tipo di crescita consente una reale evoluzione dell’uomo. Non vi è, né vi può essere un qualsiasi altro tipo di evoluzione. Parlando di evoluzione, è necessario comprendere fin dall’inizio che non è possibile alcuna evoluzione meccanica. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua coscienza. E la coscienza non può evolvere incoscientemente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione della sua volontà, e la ‘volontà’ non può evolvere involontariamente. L’evoluzione dell’uomo è l’evoluzione del suo potere di fare e ‘fare’ non può essere il risultato di cose che ‘succedono’.” (Frammenti di un insegnamento sconosciuto – P.D. Ouspensky)

La volontà si sviluppa solo attraverso degli sforzi coscienti e sacrifici volontari, “nulla fai che nulla succede” si dice in alcuni detti popolari, solo lo sforzo verso il superamento dei propri limiti può portare allo sviluppo di una volontà, e metterci in relazione con quello che sta scritto all’ingresso dei templi antichi degli oracoli Greci, “Uomo conosci te stesso”, ma quali sono i limiti? quelli del corpo fisico? Assolutamente No, i limiti sono sopratutto nel modo in cui pensi, è il sistema cognitivo il più grande limite da superare, perché il modo in cui pensi e diventato nel tempo un sistema di controllo, i limiti sono nel cognitivo (dal latino Cognitus di cognoscere, conoscere) non sono “Reali” per quello che questa parola può significare, a questo punto possiamo avere chiaro quello che troviamo scritto nelle lettere dell’apostolo Paolo quando dice:

“La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.” (Efesini 6-12)

Le regioni celesti non sono là fuori nel mondo manifesto, ma sono regioni interne, i cieli di cui si parla nella tradizione sono un preciso stato vibratorio (dal latino Caelum ovvero ripiegatura della luce , rispettivamente al greco κοῖλος koilos con il significato di cavo, incavato, con il senso di essere convesso) qualcosa quindi che va verso l’interno, non a caso ancora oggi si utilizza la tipica espressione che proviene dall’antica cosmologia medievale «essere (o salire) al settimo cielo», che significa «raggiungere il massimo della felicità», si capisce che è qualcosa che ha molto a che fare con i processi interni, i principati, le potestà, i dominatori di questo mondo (interiore), gli spiriti del male, di cui ci parla l’apostolo Paolo, capiamo a questo punto che non sono entità esterne a noi, ma sono le nostre stesse paure e limiti che manifestiamo, che nel momento in cui riusciamo, dapprima a vederli (attraverso l’osservazione), poi a vincerli ed infine a trascenderli ci danno la possibilità di accedere al regno dei cieli, ad essere uno col padre.

“Io e il Padre siamo una cosa sola.”

“Ve l’ho detto e non credete; le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste mi danno testimonianza; ma voi non credete, perché non siete mie pecore. Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano. Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti e nessuno può rapirle dalla mano del Padre mio. Io e il Padre siamo una cosa sola” (Giovanni 10, 25-29)

                        

Di: Placido Schillaci

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