“La mente e la paura, insieme, creano la tua miseria; meditazione e amore, insieme, creano tutto ciò che hai sempre sognato e desiderato.” (Osho)

Se osserviamo la società contemporanea, non possiamo fare a meno di notare come quest’ultima sia figlia di un modus operandi che mette al centro la ragione (dal latino Rationem = calcolo, conto, misura, regola da Ratus determino, stabilisco e quindi giudico, stimo, conto di dare e avere. E poi la facoltà stessa, per la quale l’uomo conosce giudica e si regola), ossia quella “qualità” insita nell’uomo di regolare, schematizzare, ordinare, stabilire secondo principi soggettivi e soprattutto nell’era moderna del tutto personali ed egoistici, la vita quotidiana. Questa visione estremamente razionale, che fa del centro intellettuale il suo principale punto di riferimento, è frutto di un processo che nei secoli si è sempre più radicalizzato nello strano psichismo dell’essere umano. Se da un lato la Ratio ossia la ragione ha generato importanti sviluppi, soprattutto in termini di miglioramento delle condizioni “umane” di vita, ad esempio  il passaggio da una vita nomade ad una stanziale, grazie all’invenzione dell’agricoltura e all’addomesticamento degli animali e secoli più tardi alla scienza e al successivo progresso scientifico, dall’altra ha generato un totale allontanamento da un altro importante centro dell’uomo, il centro emozionale ossia il centro del Cuore.

«Ti avverto. Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. Questa è una domanda posta solo da un uomo molto vecchio. Il mio benefattore me l’ha detta una volta quando ero giovane, e il mio sangue era troppo vigoroso perché la comprendessi. Ora la comprendo. Ti dirò che cosa è: “Questa strada ha un cuore?” Tutte le strade sono uguali; non portano da alcuna parte. Sono strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte. La domanda del mio benefattore ha adesso un significato.”Questa strada ha un cuore? Se lo ha la strada è buona. Se non lo ha non serve a niente. Entrambe le strade non portano da alcuna parte, ma una ha un cuore e l’altra no. Una porta un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L’altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l’altra ti indebolisce. » (Gli Insegnamenti di Don Juan – Carlos Castaneda)

L’allontanamento e la separazione sempre più marcata tra mente e cuore, è una questione molto più antica di quanto pensiamo, già parecchi secoli fa questa dicotomia si manifestò ai nostri predecessori. Saggi, Maestri, Mistici, grandi Pensatori e Filosofi, Artisti e Poeti si sono accorti di ciò che stava accadendo, cioè della deriva estremamente razionale che l’umanità stava prendendo, ed hanno cercato di lasciare attraverso le loro opere, dei messaggi che venissero compresi dalle generazioni future. Le testimonianze storiche, culturali, religiose, artistiche che si sono conservate, ed oggi sono arrivate sino a noi, ci danno la possibilità di accorgerci e di riprendere il sentiero perduto.

«Prima di inoltrarti in esso poniti la seguente domanda: “Questa strada ha un cuore?” Se la risposta è no, lo saprai, e allora dovrai scegliere un altro sentiero.» (Don Juan)

In tutte le tradizioni, sopratutto in quelle religiose e spirituali, la via del Cuore (il cui etimo latino viene da core, cordis cioè accordare, essere in accordo), è la via di cui tutti i grandi Maestri si fanno testimoni e portatori. Il Cristianesimo, anch’esso si fa testimone di questa grande via, almeno nei suoi aspetti interiori e esoterici. Per fare un esempio di come alcuni messaggi sono celati all’interno di determinati scritti, prenderemo in esame alcuni passi del Nuovo Testamento, che ci permetteranno attraverso una lettura ed interpretazione simbolica, di scorgere il messaggio che gli antichi sapienti ci hanno lasciato, riguardante questa divisione tra mente e cuore. Dicevamo, che sin dai tempi antichi Saggi, Maestri, Mistici ecc, si accorsero della direzione che l’umanità stava prendendo e lasciarono delle testimonianze orali, poiché a quell’epoca l’insegnamento era da “bocca a orecchio”. Con l’avvento della scrittura e soprattutto con l’utilizzo di materie prime prevalentemente vegetali su cui scrivere, questi insegnamenti ebbero maggiore possibilità di diffusione e giunsero sino a noi. Nel nuovo testamento la cui redazione si presume (almeno nei suoi testi più antichi) sia avvenuta all’incirca nel 70 d.C, troviamo alcuni passi che ci permettono di fare una prima distinzione, e di notare come ci sia una scelta tra due elementi che possiamo accostare simbolicamente al cuore ed alla ragione(mente); ad esempio nel passo in cui si chiede alla folla chi scegliere tra Gesù e Barabba.

“E il governatore, replicando, disse loro: Quale dei due volete che vi liberi?  Essi dissero: Barabba! Pilato disse loro: Che farò dunque di Gesù, detto Cristo? Tutti gli dissero: Sia crocifisso!” ( Matteo 27,21-22)

Secondo una possibile interpretazione, possiamo notare come la scelta della folla di prendere la decisione di liberare il ladrone Barabba/mente (la mente che con continue distrazioni, chiacchiera interiore, pensiero associativo, giustificazioni, parlare inutile ecc, ci distoglie dal momento presente) e di crocifiggere Gesù/cuore (il Cuore che si prodiga per gli altri e dimostra con il suo esempio, compassione e amore), stia simbolicamente a rappresentare la divisione tra mente e cuore, è l’allontanamento da quest’ultimo. E’ possibile notare anche come l’umanità era già all’epoca ampiamente sofferente e priva di quelle che erano le conoscenze ancestrali che possiamo collegare alle società Gilaniche (termine proposto dall’antropologa Riane Eisler per le strutture sociali in cui c’è uguaglianza tra i sessi, gy, da gynè, donna e an da aner, uomo ed L come legame tra le due metà dell’umanità) e come stava lentamente ma inesorabilmente andando verso un declino interiore o spirituale, che avrebbe da li a poco portato una figura profetica come Gesù, ad essere condannato è crocifisso.

Questa scena della passione è però preceduta da un altro avvenimento cruciale del racconto evangelico, il tradimento di Gesù, il cui protagonista è l’apostolo Giuda, personaggio quest’ultimo che in alcune tradizioni esoteriche rappresenta proprio l’astuzia, l’intelligenza. Giuda tradisce Gesù per trenta denari (il numero trenta negli arcani inferiori rappresenta proprio lo scambio), simbolicamente, la mente tradisce il cuore e lo vende ai suoi nemici, salvo poi tornare sui suoi passi dopo essersi accorta di aver tradito un innocente, come il passo seguente ci svela:

“Quando Giuda, il traditore, vide che Gesù era stato condannato a morte, si pentì di ciò che aveva fatto. Prese allora le trenta monete dʼargento e le riportò ai primi sacerdoti e agli altri capi giudei, dicendo: Ho peccato. Ho tradito un innocente! Questi sono affari tuoi, gli risposero quelli.” ( Matteo 27,3-4)

La mente (anche se sarebbe più esatto parlare in termini di “modo di pensare”) con le sue continue distrazioni, giustificazioni, pensieri associativi, sempre dedita a valutare ciò che è giusto o sbagliato o meglio per essa, è vincolata dagli scopi della società attuale all’interesse, al profitto e al guadagno. Cosi facendo cerca di deviare continuamente le intenzioni del Cuore, le intenzioni del bene disinteressato, della compassione, della benevolenza, della libertà, salvo poi tornare suoi sui passi, spesso, quando ormai è troppo tardi. Poiché gli scopi che oggi siamo portati a raggiungere e su cui le nostre menti sono focalizzate o per meglio dire indirizzate sono prevalentemente egoistici e personali, spinti dal profitto, dal guadagno, dalla competizione, dall’arrivismo ecc, ci stiamo sempre più allontanando dal Cuore e dalle qualità a cui simbolicamente fa capo. Il Cuore in questo caso associato a Gesù intenso come simbolo delle qualità migliori dell’uomo, dei sentimenti più puri e disinteressati, della compassione della benevolenza e dell’amore. Il Cristo che nel simbolo del Sacro Cuore rappresenta proprio questo, l’amore disinteressato, ci insegna la via da seguire.

“Per me c’è solo il viaggio su strade che hanno un cuore, qualsiasi strada abbia un cuore. Là io viaggio, e l’unica sfida che valga è attraversarla in tutta la sua lunghezza. Là io viaggio guardando, guardando, senza fiato.”  (Carlos Castaneda)

 

Nota: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione dei simboli e del significato esoterico e del tutto personale, non suffragata da nessuna tesi esistente in precedenza o fonte terza.

DiPlacido Schillaci

 

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