Le stazioni della Via Crucis | La via del Cristo Intimo

La Via Crucis (dal latino, Via della Croce) è un percorso rituale della chiesa cattolica con cui si cerca di ricostruire e commemorare, le ultime ore di vita di Cristo, specificatamente il momento in cui quest’ultimo si avvia alla crocifissione sul Golgota. E quindi a compiere quella che è la sua missione sulla terra. Di questa forma rituale si hanno testimonianze scritte solo nel XIII° secolo, si presume che questa tradizione nasce in seno all’ordine francescano, possibilmente dovuta alle difficoltà che incontravano i pellegrini per recarsi a Gerusalemme(visto il periodo storico), a visitare fisicamente i luoghi della passione di Cristo, per questo si scelse di adottare questa forma di rappresentazione, per portare nelle loro terre e nelle loro chiese gli aspetti intimi ed emozionali che tale rappresentazione generava, e per, da un certo punto di vista, rendere attivamente partecipi i fedeli alla vita di Cristo. Questo è quanto, brevemente si può accennare sul culto che si è sviluppato intorno a questo rito.

Dal nostro punto di vista, e secondo una possibile ipotesi di studio, la Via Crucis e le sue stazioni, hanno invece un significato molto più profondo ed intimo, ovvero sono il messaggio di un maestro, anzi del “Maestro” che indica la via, la via della morte e della resurrezione, la via del Cristo intimo, della forza Crestos, il cammino della Cristificazione, ovvero il cammino della coscienza e della consapevolezza. Il processo intimo, interiore che ogni uomo o donna è chiamato ad affrontare, se vuole morire e rinascere una seconda volta, se vuole liberarsi dalle catene del proprio mondo, se vuole abbandonare il proprio egoismo e le proprie idee egoiche, frutto della separazione e della frammentazione dell’ego, dell’avversario, dello spirito di opposizione. Nulla a che vedere con qualcosa che accade esteriormente a noi, ma ogni stazione ha a che fare con qualcosa di intimo, di profondo che accade “dentro” ognuno di noi, in particolar modo in un preciso periodo dell’anno. Secondo questa interpretazione, la pasqua è il momento propizio affinché questo avvenga, poiché l’evento pasquale è astrologico, collegato all’equinozio di primavera, a quel momento dell’anno in cui la forza della vita si risveglia, la natura riprende il suo vigore e la vita il suo incedere nelle stagioni, cosi, come la scienza ermetica ci insegna, la forza del nostro Cristo Intimo, che come il seme di senape delle parabole, alberga in ognuno di noi, in questo momento propizio ci da la spinta a fare un profondo lavoro interiore di morte e rinascita. La liberazione, il passaggio (da cui deriva la parola pasqua, pesach) dalla schiavitù della nostra inconsapevolezza, dei nostro aggregati psichici, alla liberazione attraverso la coscienza.

“Il regno di Dio è dentro di te è tutto intorno a te… non in templi di legno e pietra. Solleva una pietra ed io ci sarò, spezza un legno e mi troverai.” (Vangelo di Tommaso)

Questo concetto è già stato espresso, il Cristo, l’Unto, colui che riceve il crisma cioè l’olio associato alla luce della coscienza, è quell’uomo che si libera dalla separazione, dall’illusione del mondo materiale, si ricongiunge al padre, al principio primo, al padre cosmico comune, “Io e il Padre siamo uno, nel vangelo di Giovanni, l’evangelista, ci riporta quanto detto dal Cristo, è aggiunge dicendo:

“Non è forse scritto nella vostra Legge: Io ho detto: voi siete dèi? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo, voi dite: Tu bestemmi, perché ho detto: Sono Figlio di Dio? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non volete credere a me, credete almeno alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre”. (Vangelo di Giovanni)

Alle 12 stazioni della Via Crucis (12 e non 15 come ha arbitrariamente stabilito la chiesa cattolica) possiamo associare diversi elementi che si riconduco tutti ad un processo intimo di trasformazione, in primis i 12 segni zodiacali, i 12 apostoli, le 12 fatiche di Ercole, i 12 cavalieri della tavola rotonda, 12 sono gli anelli delle scuri che la freccia scoccata da Ulisse deve sfilare, 12 sono le qualità dell’uomo solare, nuovamente collegate ai segni zodiacali, l’arcano numero 12 dei tarocchi rappresenta proprio l’apostolato, 12 sono le tribù di Israele (l’israelità, ricordiamo è colui che porta unità in se stesso), 12 le divinità dell’Olimpo, ecc..ecc. Questi simboli sono tutti parte di un processo di morte e rinascita, ognuna delle stazioni è un preciso momento in cui l’uomo, che intraprende il cammino della conoscenza (gnosis), deve arrivare e superare intimamente.

 

Le stazioni della Via Crucis:

1 – Gesù è condannato a morte (la flagellazione)

2 – Gesù è caricato della croce

3 – Gesù  cade per la prima volta

4 – Gesù incontra sua madre (mistica)

5 – Gesù viene aiutato da Simone di Cirene a portare la croce

6 – La Veronica asciuga il volto di Gesù

7 – Gesù cade per la seconda volta

8 – Gesù incontra le donne (ammonizione)

9 – Gesù cade per la terza volta

10 – Gesù è spogliato dalle vesti ed abbeverato di aceto e fiele

11 – Gesù è inchiodato alla croce

12 – Gesù muore sulla croce

Queste sono le 12 stazioni  come comunemente vengono descritte. Il numero 15 ritorna nel processo finale, ovvero se 12 sono le stazioni che portano il Cristo alla sua morte, il 15 rappresenta la fine del processo stesso, la resurrezione. Negli arcani maggiori è il numero della passione, il Cristo, attraverso il mistero della morte in vita, si libera dalle passioni del mondo. Il mistero della passione, il lucifero: deposto dalla croce (13), la discesa nel sepolcro (14) e la resurrezione (15).

“L’Arcano 15 dei Tarocchi rappresenta il caprone di Mendez, Lucifero, Tiphon Baphomet, il Diavolo. Il Baphomet è rappresentato come l’ottone che l’umanità ha annerito a causa della degenerazione. Dobbiamo imbiancare l’ottone, il Diavolo, che è il nostro allenatore psicologico ed è anche il guardiano delle porte del Santuario affinché vi entrino i soli eletti, ovvero coloro che hanno potuto superare tutte le prove da lui imposte”. (Tarocchi e Cabala – Samael Aun Weor)

La morte di cui stiamo parlando non è una morte fisica, ma la morte dei propri aspetti psicologici, dei propri aggregati, è la personalità che va in croce, non il Cristo con il suo corpo fisico. Anche il luogo della crocifissione, il Golgota dall’aramaico gūlgūtā “cranio, teschio”, in greco Γολγοϑᾶ, da cui il latino Golgŏtha e l’italiano Gòlgota, ci sta indicando qual’è il processo da fare, perdere la testa, nel senso di smettere di prendere tutto attraverso la funzione psicologica, poiché la testa, il cranio è il luogo dove si nascondo i nostri aggregati o ego, nel film Revolver si dice; Il nemico più grande si nasconde nell’ultimo posto dove guardi.

“In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”. (Vangelo di Giovanni)

 

Bibliografia

“The Matrix, una parabola moderna” di Rocco Bruno

“Dispiegare Pistis Sophia, il Codex Askewianus” di Rocco Bruno

“I Vangeli Gnostici” di Luigi Moraldi

“Tarocchi e Cabala” di Samael Aun Weor

 

Di: Placido Schillaci

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