L’Energia e il “Ricordo di sè”

“Noi vogliamo ‘fare’, ma in tutto ciò che facciamo siamo legati e limitati dalla quantità di energia prodotta dal nostro organismo. Ogni funzione, stato, azione, pensiero, emozione necessita di una certa energia, di una certa sostanza determinata. Arriviamo alla conclusione che dobbiamo ‘ricordarci di noi’. Ma non possiamo farlo se non abbiamo in noi l’energia indispensabile al ‘ricordo di sé’. Non possiamo studiare, comprendere o sentire qualcosa se non abbiamo l’energia richiesta per questa comprensione, questo sentimento o questo studio”. (G.I. Gurdjieff)

Come già scritto precedentemente l’energia è la capacità di un sistema fisico di compiere un lavoro, il termine energia deriva dal tardo latino energīa, a sua volta desunto dal greco ἐνέργεια (enérgeia). La parola è composta da en, particella intensiva, ed ergon, capacità di agire. Si capisce che l’energia di per sé deve essere associata ad un mezzo che le permette di manifestarsi, ad esempio; energia cinetica, energia meccanica, energia termica, energia solare, energia nucleare, ecc. Dal nostro punto di vista, l’energia di cui disponiamo come umani (macchine biologiche) possiamo chiamarla energia vitale o biologica, quest’ultima utilizzando uno schema che viene dall’insegnamento del Signor Gurdjieff ci viene fornita da quelli che vengono classificati come i tre tipi di nutrimento:

1) Il cibo che mangiamo H 768

2) L’aria che respiriamo H 192

3) Le nostre impressioni H48

E’ facile rendersi conto di come il cibo fisico, ed anche l’aria siano un nutrimento, quindi fonte di energia per il corpo, più difficile e comprendere come le impressioni anch’esse siano un nutrimento, dobbiamo quindi ricordare, che ogni impressione esterna che viene percepita dai nostri organi di senso in termini di suoni, visioni, odori e sensazioni porta con sé una certa quantità di energia, un certo numero di vibrazioni. Questa energia che dall’esterno penetra nell’organismo è anch’essa un nutrimento. Se un impressione esterna introduce nell’organismo un’energia esterna, ciò significa pure che una materia esterna penetra nell’organismo e lo “nutre“, nel senso pieno della parola. Anche a livello etimologico, la parola che viene dal latino impressiōne(m), deriv. di imprĕssus, part. pass. di imprimĕreimprimere”, cioè, portare dentro, mettere dentro, segnare dentro, ci fa capire come un impressione sia qualcosa che come il cibo, va a nutrire parti interne più sottili, in questo caso.

“Un corpo umano genera più bioelettricità di una batteria di 120 volt ed emette oltre sei milioni di calorie, sfruttando contemporaneamente queste due fonti, le macchine si assicurarono a tempo indefinito tutta l’energia di cui avevano bisogno”. (Morpheus – The Matrix)

L’energia che estraiamo da questi tre tipi di nutrimento, purtroppo, non viene però utilizzata nella maniera più opportuna, anzi, la maggior parte viene consumata in cose inutili, emozioni inutili e sgradevoli, nell’attesa di cose spiacevoli possibili ed impossibili, dai cattivi umori, dalla fretta inutile, dall’ansia, dal nervosismo, dall’irritabilità, dall’immaginazione positiva o negativa, dal sognare ad occhi aperti, da un cattivo lavoro dei centri, dalla tensione inutile dei muscoli, dal lavoro passivo, dalla continua chiacchierare mentale, che ne assorbe una quantità enorme, dalla “attenzione” (dov’è la tua attenzione la è la tua energia) che diamo ininterrotta alle cose che accadono intorno a noi o alle persone con le quali ci rapportiamo e via di seguito. Si capisce, che cosi facendo la quantità di energia che abbiamo a disposizione durante la giornata riesce a malapena a soddisfare il fabbisogno delle funzioni base della macchina biologica (natura di mantenimento), risulta quindi insufficiente per affrontare un qualsiasi tipo di lavoro “interiore o su di sé”.

“Dal momento in cui l’uomo comincia a lottare contro tutte queste abitudini, risparmia una quantità enorme di energia, e con l’aiuto di questa energia può facilmente intraprendere il lavoro dello studio di sé e del perfezionamento di sé. È’ necessario soltanto che egli impari ad economizzare, in vista di un lavoro utile, l’energia di cui dispone, e che, la maggior parte del tempo, dissipa in pura perdita”. (G.I. Gurdjieff)

 A questo punto capiamo l’importanza di “economizzare” e di “trasformare” le energie che estraiamo dagli alimenti, dall’aria e dalle impressioni. Sempre dall’insegnamento del signor Gurdjieff troviamo uno schema che mette a confronto l’organismo umano ad un fabbrica di prodotti chimici:

“L’organismo umano è paragonabile ad una fabbrica di prodotti chimici dove tutto è stato previsto per un altissimo rendimento. Ma nelle condizioni ordinarie della vita, essa non raggiunge mai il massimo rendimento, perché solo una piccola parte del suo macchinario viene utilizzata e produce soltanto ciò che è indispensabile alla sua propria esistenza. Far lavorare una fabbrica in questo modo è evidentemente antieconomico al massimo grado. Infatti, la fabbrica, con tutto il suo macchinario, con tutte le sue installazioni perfezionate, non produce niente, poiché essa non arriva che a mantenere, e persino con difficoltà, la propria esistenza. Il lavoro della fabbrica consiste nel trasformare una quantità di materia in un’altra, vale a dire dal punto di vista cosmico le sostanze più grezze in sostanze più fini. La fabbrica riceve dal mondo esteriore, come materia prima, una quantità di ‘idrogeni’ grezzi, e il suo lavoro consiste nel trasformarli in ‘idrogeni’ più fini, mediante tutta una serie di processi alchimistici complicati”. (G.I. Gurdjieff)

 

            

 

La fabbrica a cui si fa riferimento, si capisce che è il corpo fisico, la trasformazioni degli idrogeni, consiste proprio nel riuscire a conservare (poiché la fabbrica è in perdita) e trasformare, successivamente, l’energia che riceviamo durante la giornata dai tre tipi di nutrimento. E’ utile notare che l’organismo produce abitualmente nel corso di una sola giornata tutte le sostanze necessarie per lo svolgimento della stessa ed anche per il giorno successivo. Accade molto spesso che tutte queste sostanze siano usate o consumate da qualche emozione completamente inutile, e in genere spiacevole. I cattivi umori, le preoccupazioni, l’angoscia, il dubbio, la paura, lo scetticismo, un sentimento d’offesa, l’irritazione, ciascuna di queste emozioni quando raggiunge un certo grado di intensità, può in mezz’ora, o anche in pochi secondi, bruciare tutte le sostanze che erano state preparate per il giorno seguente; mentre una semplice esplosione di collera, o qualche altra emozione violenta, può di colpo far esplodere tutte le sostanze preparate nel laboratorio, e lasciare un uomo vuoto interiormente per lungo tempo. Ogni atto percettivo e ogni emozione solitamente negativa, estrae quindi una forma di energia diversa e questa energia tende a prosciugarsi, così come si vede nella saturazione dell’olfatto che ha annusato troppi profumi. In molti aspetti vediamo i meccanismi di saturazione, infatti anche il piacere e il divertimento arrivano a perdere di loro significato se l’energia psichica relativa a quelle funzioni si satura e si atrofizza.

A questo punto la trasformazione delle energie si rende utile e necessaria per avere la possibilità di iniziare un lavoro interiore, una trasformazione intima nella direzione dello sviluppo della coscienza, anche perché energia e coscienza sono direttamente proporzionali, schematizzando, più cresce il quantitativo energetico, più alta e la possibilità di “cristallizzare” nella “presenza generale”, quella qualità dell’essere che chiamiamo coscienza.

“Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora”. (Matteo 25,1-13)

 

 

Bibliografia

Frammenti di un insegnamento sconosciuto di P.D Ouspensky

La Quarta Via di P.D Ouspensky

Vedute sul mondo Reale di G.I Gurdjieff

“Essere Reale, Essere Reali” di Rocco Bruno

 

 

Di: Placido Schillaci

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