Il termine “Iniziazione”, da cui “iniziatico” e “iniziato”, proviene dal verbo “In-ire”, “andare dentro”; niente a che vedere con i travisamenti e le alterazioni che nel tempo si sono consolidate, grazie al terreno fertile di una mentalità superficiale e limitata, che ha generato tante fantasie ed attribuzioni “esteriori” per cui l’iniziazione viene intesa come qualcosa da raggiungere fuori di se’, da “acquisire”, all’interno di scuole ed associazioni, al pari di una scalata sociale con tanto di medaglietta, riconoscimento degli altri ed importanza personale.
 
Dunque “andare dentro”, ma “dentro” dove? E’ un modo figurato, un analogia, per esprimere l’invito e l’atto del conoscere se stessi, il “Nosce Te Ipsum” dell’Oracolo di Delfi, il significato stesso di Gnosis, ma anche qui sorge spontanea un altra domanda: COME conoscersi?  
“Conoscersi” non è come leggere un libro, imbottendosi la testa di informazioni, ma è un esperienza profonda, che parte da un tentativo di osservazione imparziale, distante dall’idea di “cammino” inteso come qualcosa di separato della vita di tutti i giorni, c’e’ solo la vita e come la stiamo vivendo, cos’é centrale e cos’é periferico, cosa siamo in grado di capire allo stato attuale, cos’é che ci governa e controlla, e fin dove arriva la capacita’ di esprimere un qualche tipo di volontà, quindi è più una Filosofia, un modo di intendere ed approcciarsi alla vita, detto appunto “Filosofia Iniziatica”.
Questo presuppone che bisogna mettere tutto in discussione, a partire dal modo stesso in cui interpretiamo gli eventi e crediamo di conoscere la realtà, a cui siamo stati educati e perpetriamo inconsapevolmente. Il modo in cui è avvenuto il nostro sviluppo è alterato nelle sue fondamenta e condiziona ogni atto e certezza granitica che abbiamo su noi stessi. Come tanti “carillon”, sin dai primi anni siamo stati “caricati” e nel tempo si comincia il “balletto” o “Cronoprogramma”(Produci-Consuma-Riproduci-Crepa) in cui tutto “accade” secondo binari prestabiliti, nella convinzione comune di poter “fare” solo perché ci si vede “ballare”.. da questo presupposto potersi avvicinare ad una conoscenza di se’ implica un approccio radicale, una TOTALE messa in discussione di TUTTO, a partire dalla stessa immagine che abbiamo di noi stessi a cui si è tanto affezionati perché è l’unica certezza sulla quale poggiare un “orientamento” e descrizione del mondo tramite la propria storia personale, ed ironia della sorte, è proprio la più grande illusione che consuma il tempo che abbiamo a disposizione, in cui un giorno o l’altro può “capitare” che emerga un senso di “disorientamento”, subito sedato, tramite in-trattenimento, scopi vari, scalata sociale, paranoie, ammutolendo quella “voce” che dal profondo reclama – come l’aria – spazio, approfondire e vivere davvero domande sempre evitate, ma che dovrebbero costituire il “centro” nella vita di un individuo, proprio perché esistenziali: Cosa sono? Perché esisto? Cos’è l’universo?
 
“Farsi le domande” non è una formulazione mentale, ma è uno Stato di domanda, in cui se dai “risposte” razionali affrettate interrompi il processo di conoscenza, proprio perché l’attuale modo di pensare è l’ostacolo più grande alla comprensione; le informazioni sono un aiuto propedeutico, ma bisogna metterle in pratica e farne esperienza. Se mi e’ stato detto che un giorno morirò, che senso e significato ha tutto quello che sto vivendo oggi? tutto quello che so? Come nel film “Dio esiste e vive a Bruxelles” se ci mandassero un sms con la data del giorno di morte (1 mese – 1anno – 10anni) avrebbe tutto lo stesso peso ed importanza che ha ora? Eppure quella data, allo stato attuale c’e’(anche se non arriva tramite sms) ed esiste forse proprio perché non ci pensiamo mai. Come dentro una gara automobilistica ci ritroviamo dentro un “circuito”, di cui siamo le “macchine” cioè ci muoviamo “automaticamente”, in cui bisogna fare solo una cosa: CORRERE, raggiungere traguardi, AVERE, ogni tanto qualche pit-stop (la discoteca, la pizza, il teatro, la vacanza) e’ quello che vediamo attorno a noi sin da quando siamo nati e cosi’ come nei medicinali mettono le controindicazioni in minuscolo per non fartele leggere, ogni tanto arriva voce che alla fine della “gara”, il “traguardo” finale e’ proprio la morte…..ma non importa! l’importante e’ continuare a correre, che vuol dire abbracciare in toto i paradigmi e le credenze attuali, il cui sunto è la dottrina del profitto e dell’avere: cose, affetti, situazioni, titoli, immagine, importanza.
 
Perchè siamo dotati della capacità di Intelligere, di capire e spiegarsi, e non invece come gli animali non siamo per natura limitati al semplice adempimento delle finalità di cibo – riproduzione – territorio? Ci dev’essere di più, quel “più’” che risiede proprio nelle facoltà che ci caratterizzano all’interno di ciò che esiste, che riguarda l’uomo e la sua ragion d’essere, capire questo implica una ricerca, un modo di intendere la vita, non può verificarsi accidentalmente e casualmente ma può solo essere autodeterminato attraverso uno studio e lavoro su di se’, l’applicazione di metodi e strumenti in questa direzione, tramite lo sviluppo di capacita’ e caratteristiche quali Volontà, Coscienza, Intelletto, quest’ultima facoltà essendo abbassata all’esclusivo soddisfacimento dei bisogni primari dell’animale, li altera inevitabilmente, perché è alterata la forma mentis che determina la manifestazione: è il pensiero che muove il braccio e non viceversa! Le cause sono le influenze e l’educazione, il “servizio di leva” che tutti obbligatoriamente attraversiamo per poi arruolarci all’interno della società, inserendoci nel meccanismo socio-economico-culturale dall’uomo stesso stabilito, o al massimo per acquisire qualche “orpello” per sentirsi meglio degli altri. E’ questa la finalità dell’educazione attuale, ci e’sempre stato detto e come tale l’abbiamo assunto annullando ogni altro possibile tipo di Sviluppo ed Educazione, e nel tempo allontanandoci dalla possibilità di accorgersi di tutto ciò. Non c’e’ davvero nulla oltre quello che ci e’ stato detto essere la realtà? Perché avviene questo? Cos’é che impedisce di accorgersi? Innanzitutto gli effetti dei processi educativi, l’illusione di capire tutto, da cui la convinzione di essere “uno” che “fa” delle cose, mentre invece siamo “tanti io”, tante spinte, tendenze, binari, che accidentalmente scorrazzano nell’inganno consolidato dal percepire un solo corpo (corpus-insieme di) ed un continuum temporale nel quale più che sonnecchiare eseguendo dei programmi stimolati da imput esterni, ci si crogiola in qualche strana fantasia, identificandosi continuamente con le manifestazioni e gli stati che ci attraversano, con “l’io” o tendenza di turno di quel momento senza capire né sentire da dove proviene quella spinta e qual’è la sua causa. Questo è ciò che chiamiamo oggi “io”, tecnicamente una frammentazione, ed è la causa dell’oscillazione emotiva, indissolubilmente legata a uno stato interno o “livello d’essere”, e dei pensieri che crediamo essere “nostri”, quando invece stiamo proprio assistendo al “balletto del carillon” che oggi allo stato attuale l’uomo manifesta essere. Non può che emergere inadeguatezza dal percepire questo stato di cose. Ed e’ proprio il primo contatto con qualcosa di Reale in noi, la base di un possibile cambiamento o Rivoluzione, Eh si! proprio quello che ci fa “stare male” che cioè non soddisfa il meccanismo del pensiero ed autocompiacimento con il quale si prova a sopravvivere e di cui nel tempo si diventa artisti a mascherare.
 
Nella profonda simbologia dell “iniziazione” , nella cosiddetta “Scala Santa” verso la piena realizzazione del seme divino (Mariae Nascenti), il primo gradino e’ proprio la RINUNCIA. Rinuncia a tutto l’attaccamento, alle illusioni, ai desideri, all’attuale modo di pensare, non tanto agli oggetti o alle cose. Rinuncia all’identificazione ed immagine di se’, qualcosa che può essere fatto proprio nei momenti in cui siamo convinti di avere ragione, che ci e’ stato fatto un torto, nel pieno del giudizio, nel momento più difficile in cui anche se è da anni che leggi libri di risveglio, quando ti pestano la “coda” dimentichi tutto e l’Ego (la tendenza automatica alterata) apre le sue fauci, con tanto di presunzione alla ragione assoluta. Rinuncia a ciò che solletica l’auto-soddisfacimento, l’unico modo attuale per colmare vuoti, la consolatoria visione che abbiamo di noi stessi, anche quando si hanno complessi di inferiorità, anche in quel caso ci si crogiola nella certezza e nel cibo/impressione alterato che ne deriva. Rinuncia alla titillazione, al blaterare, atto mentale di fornicazione, la cui base e’ l’alterazione del sesso, parte tutto da li, dalla tendenza a disperdere le proprie energie vitali, come scrive Gurdjieff: “e’ il sesso cio’ che rende schiavo l’uomo” nel suo utilizzo alterato, “e’ il sesso che rende libero l’uomo” nella sua sacralità e purezza, nell’utilizzo consapevole e casto della forza vitale presente in questa funzione , fonte ,”Pietra” e base primaria di ogni possibile cambiamento. Tutto questo, la Rinuncia, non può essere autoimposto solo perche’ qualcuno ce l’ha detto,ma “emerge” come conseguenza di un “lavoro”, e’ l’inizio di una “morte”dell’ego e della falsa personalità, del “me stesso” che fino ad oggi ha determinato la vita condotta, per la fioritura di una natura “superiore” di “vita nuova, ed e’ percepito come veleno dal “me stesso”, all’atto pratico anche da chi si proclama “realizzato”, perché è ciò che “non piace”, che va contro la tendenza e la comodità, e quando qualcuno mette a repentaglio le comode certezze smascherando la meccanicità, lo si attacca, ci si difende, proteggendo in realtà proprio il meccanismo che tiene ancora SCHIAVO l’uomo. Come nel film Revolver, riferendosi a mister Gold, la “voce nella testa”, l’ego, la forma mentis, il meccanismo di preservazione dell’io alterato con tutte le sue certezze e paure.
 
“Ovunque lei non vuole andare, e’ li il luogo dove LO troverà. Di cosa ha paura Signor green?”
 
Il sunto di tutte le credenze, i dogmi mai verificati, le paure che generano attaccamenti, tutto questo costituisce tutto il materiale per cui non è più possibile “avanzare”, procedere alla conoscenza di sé, probabilmente perché non lo si vuole nemmeno, perché identificati in una forma, in tutto ciò che costituisce certezza, comodità. Compiere il “viaggio iniziatico” come nella Divina Commedia di Dante , è proprio morire a tutte le illusioni, le stesse che generano un inganno anche di tipo “spirituale”, quello di compiere un “cammino”, di realizzarsi e acquisire dei gradi, nella piena convinzione di “avere” un anima che fa delle cose fantastiche, che è “spirituale” e bella. Cos’è che allo stato attuale ci Anima?? DESIDERIO, natura inferiore, il solo soddisfacimento di bisogni istintivi alterati dall’intelletto a Superbia, Brama, Invidia, Lussuria. Il “viaggio” in questo senso non e’ di tipo spaziale-temporale, non si “acquisisce” nulla per come comunemente si intende, cioè “cose”, quella è solo l’ennesima deformazione di una mente condizionata che ambisce ad avere potere e riconoscimento, in piena logica piramidale di PROFITTO. Lo “Sviluppo”, quello vero, implica una totale RIVOLUZIONE e capovolgimento di valori, indica un particolare tipo di processo, come per l’embrione che nutrito e gestato da alla “Luce” qualcos’altro “fuori” in uno spazio di Realtà più ampio di quello in cui si sviluppa solo che oggi crediamo esista solo lo spazio (si intende immateriale psicologico) chiuso nel quale ci muoviamo, convinti che l’embrione sia già un essere realizzato e che la “Pancia” nella quale l’embrione sta sia tutto il mondo e l’unica realtà possibile, perciò non ci si vuole proprio staccare ed esplorare uno spazio più ampio, perché bisogna lasciare le attuali certezze, muoversi dalla “Selva oscura” cioè la logica di branco dell’attuale società, senza sapere che cosi’ l’embrione tende a spegnersi e ritirarsi.
 
Il “viaggio”, cosi’ come l”anima”, l”iniziazione”, è un Analogia, ha un senso Anagogico, dal greco ἀναγωγικός (lett. “conoscere a fondo”) qualcosa di astratto e immateriale ,descritta attraverso procedimenti, un linguaggio e dei simboli vicini alla materia come le lancette di un orologio, dal cui movimento noi deduciamo che il tempo “scorre” per “analogia”, ma il tempo come entità non ha quel movimento fisico, è immateriale ed impalpabile, ma esiste ed è “circolare” nel senso che si ripete attraverso cicli determinati da movimenti che generano oltre la percezione ordinaria da “lancetta d’orologio”. Il materialismo positivistico, con tutti i suoi dogmi ha pervaso ed inquinato anche ogni possibilità di astrazione, di contattare il significa immateriale e consistente delle cose, nonostante l’immateriale sia ciò che determina istante dopo istante la nostra vita; pensieri, sensazioni sono immateriali, non occupano spazio ( vedasi Psicobiofica e Teoria delle apparenze di Marco Todeschini), ma è ciò in cui siamo continuamente immersi. Questa alterazione di matrice positivistica ed anche religiosa è la causa di tante aberrazioni con la sua mentalità , anche la cosiddetta “spiritualità” in cui si fa un “cammino” e si prendono delle “cose” con le quali ci si “realizza” montando ulteriormente, pompando sempre più l’immagine che ognuno ha, il “me stesso”, costruendo una prigione mentale ancor più solida di quella ordinaria, in cui per il povero “embrione” sara’ sempre più difficile trovare “nutrimento” e rendersi manifesto.
 
Con questa testa non si va da nessuna parte, è proprio difficile da capire perchè si prova a capire con la stessa testa che genera il “problema”, cioè la condizione attuale. Se non si sperimenta questa “amara” verità, amara come la “Cicuta di Socrate” quindi salutare e benedetta per l’ente immateriale che siamo, nulla è possibile nessun reale cambiamento. Per tornare alla Divina Commedia, si vivrà nella convinzione di intraprendere un “viaggio” solo perchè si leggono dei libri o si fanno dei corsi o ci si convince di essere “svegli”, mentre invece si vivrà ancora addormentati all’interno della “selva” , sognando di salire le scale dei cieli, inseguendo ben soddisfatti i traguardi stessi della “selva”. E’ proprio questa la condizione di partenza nella quale Dante si ritrova e prima ancora di incrociare Virgilio, che simboleggia la conoscenza e le capacità dell’intelletto, ed intraprendere la “discesa agli inferi”, cioè ai propri inferni psicologici, verrà sbarrato nel suo cammino da tre belve feroci, rappresentazioni simboliche di Superbia, Brama, Lussuria, che piu’ mangiano piu’ hanno fame, quindi sin da subito emerge la difficoltà, gli ostacoli ad una Rivoluzione profonda che non è per nulla idillica e campestre come viene solitamente sbandierata, ma e’ piena di shock, di orrore, di lampi di coscienza e pentimento (non in senso cattolico), una totale resa dei conti, in cui “attraversare” i vari gironi infernali, e non “stazionarci” definitivamente”, rappresenta già un processo di purificazione dall’aspetto “ilico”, denso materiale della psicologia e del modo inconsapevole di vivere l’esistenza. Non a caso si legge alle porte dell’inferno “Lasciate ogni speranza” cioè ogni vanità, illusione, consolatoria idea, indolenza, superbia. Virgilio viene in soccorso di Dante per intercessione di tre sante donne, tre aspetti della divina forza femminile; Rachele, Maddalena, Beatrice, che rappresentano la Madre, la Sorella, la Compagna, della Divina “Madre” che alberga in ognuno di noi, che aiuta attraverso la Conoscenza, che è “Madre” della “Coscienza” o “Cristo”, attraverso la comprensione di alcune chiavi, VIRGILIO, per compiere l’ardua discesa verso il “centro” della Terra, o “Humus” da cui deriva la parola “uomo”, in cui è conficcato il Lucifero (lux ferre), portatore di luce, la forza e spinta animale alterata che assume quindi un aspetto ostile e mostruoso, nel componimento dantesco presenta tre teste fameliche, l’alterazione dei tre istinti di cibo, riproduzione, territorio, o ancora pensiero, sentimento, sensazione alterati dall’inferno, inferiorità di manifestazione e mancato, disarmonico, sviluppo. Dante (l’animo umano, l’embrione di coscienza) e Virgilio supereranno il centro della Terra e raggiungeranno il Purgatorio (purificazione) risalendo controcorrente un “fiume” e passando attraverso la fessura di una “roccia”, anche in questo caso come in tanti altri simboli “iniziatici”, il riferimento e significato è SESSUALE, è la PIETRA DEL SESSO e il fiume sono le Acque Seminali, attraverso la pietra verso la purificazione si passa solo per la trasmutazione delle Acque, “Estrarre la spada dalla Roccia”, “Mosè che separa le acque”, “Il Cristo che cammina sulle Acque” sono tutti simboli che si riferiscono al medesimo processo. Nel Purgatorio sono presenti i 7 PECCATI capitali, accompagnati dalle rispettive VIRTU’ come facce di una stessa medaglia, non c’è virtù sovrapposta a vizio (erroneamente interpretato e vissuto come “colpa”), ma il “vizio” è alterazione e particolare sfumatura determinata dalla forma assunta e dal condizionamento. La Virtù è ASSENZA di vizio, è INTEGRITA’. Infine Dante solo in seguito a una triplice purificazione in tre fiumi (ancora le acque!) incontra BEATRICE (Datrice di Beatitudine) ”colei che la si deve chiamare Amore” e “ il suo numero è il NOVE”, la Divina madre, la “sposa” mistica, la forza creatrice che abbraccia l’uomo che si erge tramite Purificazione, Intelletto, Volontà, il NOVE è la Nona Sfera, ancora una volta il sesso reso casto e sacro da un sentimento puro, da A-mors, assenza di morte. Sarà Beatrice e non più Virgilio (le idee) ad accompagnare il poeta attraverso i Cieli (dal latino cae + lum, “ripiegamento della Luce” dunque uno stato di coscienza ,di presenza, e comprensione, non un luogo fisico), una condizione in cui la mente, il dialogo interno, non può accedere, né descrivere, ma solo dire che è ricolma di “Luce”, fino alla Rosa dei Beati, simbolo di “fioritura” e “Rinascita” della Natura Superiore”, ed infine la totale Ascesa ed annullamento in “DIO”(ancora una volta uno stato di coscienza) o “PADRE”.
 
Non esiste nessun “Paradiso”, “Purgatorio” ed “Inferno” fuori di noi, essi sono gli stati interni nei quali oscilliamo e la possibilità di altri processi e differente sviluppo.
 
Tutto questo è Reale e possibile, ma allo stato attuale non è descrivibile se non attraverso simboli, ed è lontano nonostante sia “dentro” ogni uomo o donna, allontanato dall’affascinazione, dall’educazione, dalla presunzione e dai dogmi, dalla morte contro cui non esiste rimedio se non nella vita che in se stessi si sperimenta. Un diverso sviluppo è possibile, solo tramite una rivoluzione radicale e profonda, partendo da se stessi e le 3 linee di lavoro , una “Scuola” vera, un “Secondo tipo d’Educazione” che nel tempo genererà inevitabilmente delle condizioni di vita diverse, perché rivolto alle cause e non agli effetti della condizione attuale dell’uomo. Per Necessità, perché ci si accorge che la vita scorre dentro la “selva oscura”, alle porte del “viaggio”, ma ci si ostina a perseverare in ciò che rende sempre più ciechi e opprime ben altre possibilità, lo scopo stesso dell’esistenza e del perché nasciamo, mistero “insondabile” ad oggi da Svelare.
 
 
“Sappi che il mondo intero mangia ed è mangiato; sappi che quelli che godono della vita eterna sono accettanti e accettati.
Questo mondo e i suoi abitanti saranno dispersi alla fine; mentre l’altro mondo e i suoi passeggeri continueranno per sempre.
 
Questo mondo e tutti quelli che lo amano sono separati; la gente dell’altro mondo è eterna ed unita.
L’uomo nobile e’ colui le cui buone traccie rimangono, che è stato liberato da cento mali, pericoli, paure.
 
Se gli uomini nobili sono migliaia,in definitiva sono uno solo; nulla a che vedere con le immagini di chi pensa in termini di numeri.
 
Il mangiatore e il mangiato hanno entrambi bocca e gola; il vincitore e il vinto possiedono entrambi perspicacia e intelligenza.
Dio ha dotato di fauci il bastone della giustizia, cosicché divora tutti gli altri bastoni e le corde;
e tuttavia non ingrassa a causa di tutto questo cibo, poiché il suo cibo e la sua forma non sono animali.
 
Ha dotato di fauci -come il bastone- anche la Fede, cosicché essa ha divorato ogni considerazione vana che sia mai sorta.
 
Ecco perché le cose spirituali e intellegibili, e le cose concrete, hanno fauci. Chi da’ cibo alle fauci delle cose spirituali e intellegibili è sempre Dio.
 
Così, dalla Luna sino al Pesce, non v’è nulla nella Creazione che non abbia le fauci, per poter avere nutrimento da Dio.
 
Quando le fauci dell’anima son vuote di pensieri relativi al corpo, allora l’alimento che viene accordato diventa sublime.
 
Sappi che la condizione necessaria è la trasformazione della natura sensuale, poiché la morte degli uomini perversi origina dalla loro natura perversa.
 
Quando per un essere umano è diventato naturale mangiare argilla, esso diventa pallido, smunto, malato, miserabile;
ma quando la sua natura meschina è stata trasformata, la bruttezza sparisce dal suo volto ed egli splende come una fiaccola.
 
Dove è una nutrice per il neonato da allattare, affinché con tenerezza possa addolcire l’interno della sua bocca, e offrendogli il seno lo colmi con centinaia di delizie?
Giacche’ per questo debole bambinello il capezzolo e’ ancora l’ostacolo che lo separa dai molti piaceri del pane e delle pietanze.
 
 La nostra vita dipende dunque dallo svezzamento. Sforzati di svezzarti a poco a poco.
 
Quando l’uomo era un embrione, il suo cibo era il sangue; allo stesso modo, il vero credente sa trarre purezza anche dalla corruzione.
 
Quando è stato svezzato dal sangue, il suo cibo è diventato il latte; quando è stato svezzato dal latte, è diventato un mangiatore di cibi solidi.
 
Quando fu svezzato dai cibi solidi, divenne come Luqman: un cercatore del gioco nascosto.
 
Se qualcuno dicesse all’embrione, nel seno materno:’fuori di qui troverai un mondo ordinatissimo,
una terra gradevole, lunga e larga, piena di delizie e di cose da mangiare;
montagne, mari, pianure, frutteti profumati, giardini, campi seminati,
un cielo altissimo e pieno di luce, il sole, i raggi di luna e cento stelle,
e il vento del sud, il vento del nord, il vento dell’ovest, che danno ai giardini l’apparenza di banchetti di nozze, di feste.
Queste meraviglie sono di là da ogni descrizione: perché rimanere in questa miserevole oscurità?
Perché bevi sangue in questo luogo stretto, luogo di imprigionamento, lordura e sofferenza?’
 
L’embrione, a causa dello stato in cui si trova, sarebbe incredulo, si terrebbe lontano da quel messaggio, non vi crederebbe.
 
Direbbe:’Tutto ciò è  assurdo, è inganno, è illusione’, poiché il giudizio dei ciechi è sprovvisto di immaginazione.
 
Dato che l’embrione nulla ha scorto di ciò che gli è stato detto, la sua diffidenza non gli farebbe ascoltare oltre.
 
Del pari, in questo mondo, l’abdal parla dell’altro mondo a uomini comuni dicendo:”Questo mondo è una fossa estremamente buia e stretta;al di là c’è un mondo senza odore né colore.”
 
Nessuna di queste parole è entrata nelle orecchie di uno solo di loro, poiché  la bramosia costituisce una barriera enorme e solida.
La bramosia chiude le orecchie e impedisce d’ascoltare; l’attaccamento a se stessi chiude gli occhi e impedisce di vedere.
 
Così, nel caso dell’embrione, il desiderio del sangue, suo nutrimento nella sua stretta dimora, gli impedisce di prestar orecchio alle notizie del nostro mondo.
 
Come cibo conosce solo il sangue.”
 
tratto da MATHNAWI libro III ,versi 30-70 di Jalāl al-Dīn Rūmī
 
 
 
Di: Domenico Pidatella
Mathnawi Mathnawi
Il poema del misticismo universale
Jalal Al Din Rumi

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