Da quando Adamo, capostipite dell’umanità, fu cacciato dall’Eden per aver disubbidito a Dio, l’uomo suo discendente fu costretto a lottare duramente per la sua esistenza. Partorito con grande dolore, egli viene alla luce del mondo piangendo, cresce fra stenti e pericoli, impara a lavorare con fatica e sudore, spera e dispera, ama ed odia, canta e s’arrabbia, vince e perde, ride e piange, trionfa e si rovina, ed immerso nel vortice degli affanni di una vita che passa rapida come un soffio, ben poco tempo gli rimane per ammirare e comprendere le meraviglie del Creato. Eppure egli brancola nell’ignoto. Essere misterioso, immerso in un oceano di misteri, egli procede da millenni entro il buio immenso che lo circonda col solo debole lucignolo del suo spirito intelligente ed assetato di sapere, come Diogene, cerca di capire ed è disperso dentro se stesso e dentro l’Universo.

 

Nelle notti serene, alzando lo sguardo al cielo cosparso di stelle che mandan tremule luci dai paurosi abissi dello spazio, egli si sente piccolo e smarrito di fronte all’immensità del Creato. Un senso di attonito sgomento lo pervade sempre a questa visione e mille domande inespresse gli affiorano alle labbra. Solo in mezzo all’Universo, in questi rapidi contatti col Creato, l’uomo sente il richiamo vivido alla onnipotenza ed onniscienza divina e l’ anima sua inebbriata d’infinito ed assetata d’eternità s’eleva anelante e commossa al suo Fattore. Allora ascoltando il battito profondo del suo cuore, l’uomo pensa con un brivido che quel pulsare ritmico può cessare di colpo e per sempre, ed il suo corpo irrigidito nel freddo della morte si scomporrà in atomi, polvere che ritorna polvere tra la materia in turbine del Creato.

 

Che cosa sopravvive a quel corpo?

 

Ecco la domanda torturante che incombe segretamente nel cuore umano, di fronte all’implacabile e spaventoso finire di ogni vita. « Nulla si crea e nulla si distrugge », ma disteso immobile e rigido sul tavolo anatomico il gelido cadavere umano nulla ha rivelato sinora del mistero che animava la sua meravigliosa, intima struttura ed il divino congegno del suo cervello dal quale l’intelligente psiche tutto lo vivificava e dirigeva. Quante volte eccelsi ed occhialuti ingegni, tratto quel cervello fuori dalla sua macabra scatola, col bisturi ed il microscopio hanno tentato invano di svelarne il mistero, di conoscere la causa causarum che vivificava questa centrale suprema così complessa e delicata. Ma è forse possibile trovare anatomicamente l’anima e prenderla con le pinze se è incorporea ed invisibile? No. Ed allora perché meravigliarsi se gli scienziati nella materia bianca e grigia del cervello hanno potuto trovare solamente un groviglio di reti nervose che è apparso loro inesplicabile, delle cellule e degli organi strani dei quali ignorano il congegno ed il funzionamento e la causa che li aziona? In vero l’uomo trova l’ignoto anche in se stesso oltre che nell’Universo e sconosciute gli sono le relazioni che legano i fenomeni fisici aquelli biologici e psichici e l’arcana loro intima essenza.

 

Ciò nonostante l’umanità, fidando sull’armonia e stabilità delle leggi che reggono l’Universo, si è moltiplicata e sparsa sulla crosta terrestre come un brulichio di formiche che paurosamente si addensa sempre più e cogliendo briciole di sapere commiste ad illusioni, da secoli le porta in quei granai del conoscere chiamati « biblioteche», con la speranza intima che il raccolto faticosamente ammucchiato di generazione in generazione, possa un giorno servire a svelare l’enigma della Natura e dei suoi fenomeni.

 

E’ ragionevole questa speranza? O non è invece un’utopia? È possibile che la mente umana, con un travaglio incessante, una ricerca continua, un tentare e ritentare, con lampi d’intuito e pazienti ragionamenti possa giungere a rivelare i misteri del mondo? Oppure, così piccola, limitata e fallace com’è, non potrà mai conoscere e capire il segreto delle cose che è grande ed infinito come l’Universo? Dalla sua comparsa sulla Terra, l’uomo oscilla tra questo ottimismo e questo scetticismo. Da millenni filosofi e scienziati, coltivano invano quella speranza, convinti che la struttura ed il meccanismo del mondo sono basati su una dinamica razionale semplice ed unitaria comprensibile alla mente umana. Questa speranza si basa quindi da un lato sull’intuito del nostro spirito che un pensiero unitario domini e regga l’Universo ed i suoi fenomeni, e dall’altra si basa sia sulla comprovata facoltà della nostra mente di risalire con un processo logico la catena delle cause e degli effetti sino ad un fenomeno già noto ed evidente nel suo meccanismo ed ulteriormente irriducibile, sia dalla possibilità di poter confermare sperimentalmente questa trafila, che il nostro spirito ha intuito o dedotto col puro raziocinio e col calcolo matematico. Su questa fiducia sono state elaborate geniali concezioni cosmogoniche dai filosofi di tutti i tempi.

 

Ma le pure speculazioni filosofiche, per quanto possano farci toccare un grado di convinzione elevato, non dannò mai la certezza scientifica della loro verità. Infatti migliaia di sistemi filosofici, seducentissimi nelle loro concatenazioni logiche, ci appaiono attendibili, ma il fatto che sono tutti contrastanti tra di loro, od in taluna delle loro parti, ha suscitato sempre un giusto e lecito dubbio e l’insorgere a periodi dello scetticismo e della critica in seno alla filosofia stessa. La risata di Democrito che soleva dire: – Che se la verità esiste noi non la possiamo conoscere – riecheggia per i secoli e rimbalzando sul « noumeno » inconoscibile di Kant, arriva ancora a noi.

 

Tutto questo spiega come fra l’umanità, stanca di rincorrere chimere, sia sorto il genio universale di Galileo Galilei a fondare la scienza sperimentale col preciso scopo di saggiare sui banchi di prova dell’Universo ogni teoria. All’ottimismo ed allo scetticismo della filosofia seguirono così dal 600 in poi quelli delle scienze esatte. Si cominciò dapprima con la fiducia che la mente umana potesse trarre dall’esperimento le leggi e la spiegazione dell’Universo e dei suoi fenomeni. Su tale fiducia furono elaborate dal 600 al 900 una successione di teorie scientifiche che fecero progredire ogni ramo della scienza. Ne fa testimonianza la teoria della gravitazione di Newton, sulla quale si fonda tutta l’astronomia; la teoria ondulatoria della luce del Fresnel sulla quale si è sviluppata l’ottica; la teoria di Maxwell che regge tutti i fenomeni dell’elettromagnetismo; la teoria di Dalton che costituisce la base di tutta la chimica; ecc.

 

Di fronte a questi magnifici risultati l’uomo si convinse che ogni grande sbalzo del conoscere scientifico, è figlio di una teoria tessuta dalla logica del raziocinio su evidenze sperimentali. Gli apparve chiaro che ogni scienza, nascendo dal pensiero umano, si sviluppasse dal canovaccio di una particolare teoria più o meno astratta, ma sempre corrispondente e comprensibile nella logicità delle sue linee maestre a quelle della realtà fisica che trapela ovunque e sempre il pensiero di « Colui che geometrizza e muove il Sole e l’altre stelle». Per tre secoli l’uomo tornò ad essere ottimista, ma intanto si andava accorgendo che molti fenomeni apparentemente diversi, erano le manifestazioni di una stessa entità: l’energia. Gli scienziati infatti avevano potuto scoprire che il suono ed il calore erano dovuti a vibrazioni molecolari e che la luce, l’elettricità ed il magnetismo, erano causati anch’essi dalle vibrazioni di un supposto fluido gassoso detto « etere ». Tutti i fenomeni dell’acustica, della termodinamica, dell’ottica e dell’elettromagnetismo, essendo quindi riducibili a fenomeni energetici, avrebbero dovuto poter essere spiegati con una sola teoria comune. Ma nessuna di quelle elaborate per queste diverse branche del sapere, si dimostrò adatta a spiegare la totalità del gruppo di fenomeni fisici considerati. Inutili furono tutti gli sforzi ed i tentativi di modificarle od adattarle allo scopo. Ed allora accadde un fatto strano ed in contrasto con lo spirito della scienza: si rinunciò cioè alla spiegazione dei fenomeni per attenersi soltanto alla registrazione delle loro leggi tratte dall’osservazione diretta.

 

Anche nella scienza, quindi, come già era accaduto tante volte nella filosofia, subentrava lo scetticismo. In questi ultimi decenni si è così radicata la sfiducia nella capacità della mente umana, di comprendere il grandioso disegno e le leggi unitarie che reggono la geniale struttura dell’Universo e, dalle ardite sintetiche visioni degli antichi filosofi greci, si è passati alle sintesi di parziali gruppi di fenomeni dedotte dagli scienziati dei tre ultimi secoli con osservazioni macroscopiche, per giungere infine alle meticolose analisi ultramicroscopiche dei moderni fisici, i quali hanno finito per rinunciare a qualsiasi spiegazione parziale e totale, rinunciando ad ogni visione sintetica e rifugiandosi in uno scetticismo tanto più accreditato e dilagante, quanto più l’apparente eterogeneità dei fenomeni si moltiplicava, originando varie scienze, smembrantesi a loro volta in centinaia di spedalità.

 

Il meraviglioso disegno unitario dell’Universo è stato così suddiviso dagli uomini in tanti minuscoli pezzi da sembrare utopia riunirlo nella sua logica e comprensibile totalità e da sembrare pazzia il rintracciare il pensiero Divino unitario che l’ha informato. Ma se questo disegno e questo pensiero unitario c’è realmente, come ci dicono l’intuito e le leggi dei fenomeni, prima o poi si dovrà trovare e non bisogna lasciarsi scoraggiare dall’attuale scetticismo che certamente costituisce un periodo di alternanza negativa a cui ne succederà immancabilmente uno positivo di ottimismo. Ci conforta in questa speranza la, riflessione che se è vero che tutte le teorie affacciate sinora germogliarono, crebbero, invecchiarono, ed ingiallite come foglie secche caddero ad una ad una, ciò è dovuto al fatto che con esse si vollero spiegare fenomeni che esorbitavano dalla particolare branca scientifica per cui esse furono ideate, e si cercò con esse assurdamente di spiegare la totalità dei fenomeni del campo fisico, mentre esse erano state costruite solamente per spiegarne un gruppo determinato. In altre parole questo tentativo appare ingenuo come quello di colui che avendo a disposizione un microscopio, un binocolo, un telescopio, tentasse con uno solo di questi strumenti di osservare microbi, panorami terrestri e stelle.

 

Einstein che comprese questo circa 70 anni or sono, ha elaborato la sua teoria della relatività, ma non è riuscito nemmeno con essa ad unificare i fenomeni fisici essendosi arrestato al binomio delle forze gravitiche ed elettriche. Ciò è dovuto al fatto che anch’egli ha rinunciato a spiegare l’intima essenza di tali forze e come esse sorgono, ma ne ha solamente trasferita l’origine dalle masse materiali ove Newton e Coulomb la ritenevano, al campo circostante. Così si intravvede già che la causa per cui tale campo deforma lo spazio è da ricercarsi fuori da questo mondo fisico oggettivo. Questo risultato, unito all’altro di aver dimostrato che la materia è energia condensata, ci dicono che con Einstein la scienza ha già abbandonata la concezione materialistica dell’Universo, ed incamminata sulla via della incorporea energia, senza accorgersi e senza volerlo, sta per giungere ad entità dinamiche di natura spirituale. Ma tali entità appartengono a quel mondo spirituale che la scienza sperimentale non ha mai voluto implicare nella spiegazione dell’Universo e dei suoi fenomeni, ritenendo a priori ed arbitrariamente che non sia possibile dimostrarne sperimentalmente l’esistenza e le azioni. In tal modo però la scienza deve rinunciare a spiegare l’Universo. Sembra quindi che per risolvere questa crisi, non vi sia altro modo che quello di trovare delle prove scientifiche dell’esistenza del mondo spirituale e delle sue entità dinamiche. Ma come e dove cercarle? Evidentemente qui ci troviamo in una situazione che è l’inversa di quella che riguardava l’unificazione delle teorie delle varie scienze. Infatti in questo caso avevamo molteplici gruppi di fenomeni che bisognava spiegare con una teoria comune, mentre nel caso considerato ci mancano, o non abbiamo saputo trovare, dei fenomeni spirituali che ci permettano di costruire una teoria universale.

 

In altre parole: se da un gruppo di scienze particolari, abbiamo potuto dedurre una teoria comune al gruppo, è chiaro che la teoria generale per tutto l’Universo non potrà essere dedotta che da tutte le scienze che lo riguardano. Si tratta dunque di vedere se nelle teorie unitarie sinora elaborate, siano state comprese tutte le scienze oppure se taluna è stata dimenticata. Immediatamente ci accorgiamo che anche i fisici moderni nelle loro teorie unitarie, si sono dimenticati di prendere in considerazione le’ scienze che riguardano gli esseri viventi, ed in particolare quella che riguarda l’uomo. La dimenticanza è grave in quanto è proprio nell’uomo che si è supposto per ragione, o ritenuto per fede, che agisca un’entità spirituale (anima) di cui la scienza si trova nella imprescindibile necessità di comprovare l’esistenza e le sue azioni spirituali che, come abbiamo visto, sono le sole che possono spiegare la natura intima dei fenomeni e dell’Universo, la loro causa prima e la loro finalità. Con ciò vogliamo dire che se si devono cercare le prove dell’esistenza di un mondò spirituale e delle sue azioni per spiegare il mondo fisico, la ricerca va orientata proprio là dove per molteplici evidenze, riteniamo vi sia un’entità spirituale. Sinora in genere si sono cercate le prove scientifiche del mondo spirituale fuori del corpo umano, in apparizioni dirette o medianiche di spiriti e così ci siamo quasi dimenticati che lo spirito più evidente di tutti è il nostro e che le sue manifestazioni (pensieri, movimenti volontari, sensazioni, ecc.) sono controllabili da chiunque e costituiscono le prove della sua esistenza.

 

L’aver dimenticato la scienza che riguarda l’uomo nelle teorie unitarie è poi anche più grave dal lato scientifico, pel fatto che è proprio e solamente l’uomo che osserva e descrive i fenomeni. Egli non ha altri mezzi di conoscere il mondo esterno oggettivo se non gli organi di senso. Lo scienziato descrive i fenomeni conformemente alle sensazioni di luce, calore, suono, sapore, odore, tatto, ecc., che essi suscitano nel suo spirito direttamente q tramite apparecchi rivelatori. Ma le sensazioni, non ci mostrano l’essenza oggettiva delle cose, ma l’apparenza soggettiva e ciò perché gli stimoli meccanici che ci denunciano .i fenomeni, non solo vengono alterati dai nostri organi di senso, ma addirittura trasformati in altri di natura spirituale da parte della psiche che li percepisce e valuta. La rappresentazione soggettiva di ogni fenomeno oggettivo è quindi la risultante di un triplice apporto: fisico, biologico e psichico, per cui bisogna conoscere ciascuno dei tre per scoprire cosa sia veramente la realtà oggettiva. E poiché sinora ciò non è stato fatto, le qualità dei fenomeni fisici ci sono apparse ben diverse da quelle che sono, e tutte le certezze della scienza in merito vengono poste in dubbio.

 

Perciò le teorie unitarie sinora elaborate, esclusivamente fondate sulle sabbie mobili delle illusioni dei sensi, non hanno potuto dare la spiegazione della intima natura dei fenomeni fisici, né inquadrarli in una sintesi universale. In verità se non si tiene conto della triplice natura PsicoBioFisica di ogni fenomeno da noi percepito, non è possibile spiegare nulla ed una scienza unitaria del Creato non può essere mai raggiunta, se non si scoprono le relazioni che legano tra di loro i fenomeni fisici a quelli biologici e psichici.

 

 
Estratto da “PsicoBioFisica” di Marco Todeschini