L’Uomo e la Natura | Pachamama

L’uomo e la natura, è una frase che negli ultimi tempi sentiamo sempre più spesso ripetere, di per sé nulla di strano, è una frase di senso compiuto, ciò che notiamo però è la separazione, nemmeno tanto sottile, che passa tra questi due esseri, come se l’uomo sia esterno alla natura o come se la natura sia qualcosa di estraneo all’uomo, un semplice “ente” da cui prelevare tutte le risorse che servono a quest’ultimo per poter sopravvivere. Il legame che intercorre tra questi ultimi è imprescindibile, essendo l’essere umano parte integrante e con un ruolo tra i più importanti all’interno del sistema stesso. In alcune tradizioni antiche, la parola “Uomo” stava a significare “Corona del regno”, il regno a cui si fa riferimento, in questo caso è quello animale, poiché l’uomo nel suo aspetto puramente biologico non è altro che un mammifero, dotato però di un centro intellettuale superiore. Regno, dicevamo, di cui l’uomo sta prendendo sempre più le distanze, vivendo come separato in casa, senza accorgersi del grave danno che sta recando, non solo al pianeta, ma soprattutto a se stesso, poiché i cicli vitali della terra sono estremamente più lunghi del ciclo vitale di qualsiasi essere vivente che esista, o che sia mai esistito sul pianeta, uomo compreso. Quindi, il pericolo più grande non è tanto per la sopravvivenza del pianeta, ma bensì per la sopravvivenza della razza umana.

 

“Tu ti senti immortale, e le decisioni di un uomo immortale possono essere cancellate o rimpiante o dubitate. In un mondo in cui la morte è il cacciatore, non c’è tempo per rimpianti o dubbi. C’è solo il tempo per le decisioni.”  (Viaggio a Ixtlan – Carlos Castaneda)

 

Natura, un parola di cui abbiamo perso il significato profondo e originario, per noi, uomini e donne occidentali del XXI secolo, quando e qualora ci chiedessimo cosa voglia significare, le risposte forse andrebbero a descrivere un bosco che abbiamo visto passando per una delle tante autostrade che percorriamo giornalmente, o qualche spiaggia tropicale che abbiamo visto in tv e in cui sogniamo di passare le vacanze o qualche campagna che sbadatamente attraversiamo per tornare a casa dopo una estenuante giornata di lavoro, sempre se abbiamo la fortuna di vivere fuori città. L’etimo della parola Natura deriva dal latino natùra di na-tus p. p. di nàsci nascere e urus, che significa quella che è per generare = la forza che genera. Capiamo quindi che la natura è la forza che genera tutto ciò che abbiamo intorno, e da cui noi stessi siamo generati, a livello biologico. Essendo l’Uomo, figlio ed elemento della natura stessa.

 

“La Pachamama è la madre di tutte le creature viventi, è nostra madre, noi siamo suoi figli; dobbiamo amarla, volerle bene, rispettarla. Perciò dobbiamo conoscerla.” (Hernán Huarache Mamani)

 

Nelle tradizioni originarie dell’America Latina, soprattutto in quelle andine, si è conservato un culto molto antico, in cui si venera la madre terra, Pachamama.                                      Pachamama è una parola in lingua Quechua e letteralmente si traduce in “madre spazio tempo” oppure in “madre universo”, intesa come la Grande Madre, dispensatrice di tutto ciò che serve per vivere. Il concetto di Grande Madre non è estraneo nemmeno a noi occidentali, almeno fino a quando il culto della Dea Madre, di cui sia hanno testimonianze in tutto il bacino del mediterraneo, non venne sostituito dal culto del Dio Padre, maschile e patriarcale (vedi “Ipotesi Kurgan”, di Marija Gimbutas), ma questa è un altra storia!

                                                                        Venere  di Willendorf (foto tratta da internet)

Per approfondire l’argomento: https://www.centrostudiantropologici.it/blog/ritorno-della-dea-un-modello-alternativo/

Il culto di Pachamama, dicevamo, si è tramandato sino ai giorni nostri soprattutto in America latina, dove i popoli nativi delle Ande (ma non solo), che fanno riferimento alla cultura Inca, venerano la Grande Madre, poiché riconoscono in essa la fonte di ogni bene, dispensatrice di vita, di fertilità, di cibo, di acqua e di tutto ciò che serve per sopravvivere. Come ogni Madre, la terra a volte può punire i suoi figli quando questi non la onorano più o esagerano nello sfruttarla. E’ abbastanza chiaro come in questo periodo storico l’uomo sta portando al limite la benevolenza e la sopportazione della Grande Madre, i mutamenti climatici, il riscaldamento globale, il problema sempre più crescente dei rifiuti, soprattutto dello smaltimento di alcuni (vedi plastica), l’abuso degli allevamenti intensivi di animali e della coltivazione intensiva di frutta e ortaggi con il conseguente utilizzo di prodotti chimici, dannosi per l’uomo e per l’ecosistema stesso, stanno causando una vera è propria emergenza. In tutto questo l’uomo sembra non accorgersi o meglio far finta di niente, come se la salute del pianeta in cui vive fosse un problema di secondaria importanza. La causa principale di questa mancanza di attenzione, viene soprattutto dal fatto che l’uomo si sente come un elemento estraneo al pianeta stesso, la separazione esteriore che vediamo giornalmente, è diretta conseguenza di una separazione interiore che potremmo ormai dire quasi irreversibile. L’uomo non ha più la percezione e la capacità di sentire se stesso come parte integrante di un sistema, che va oltre il pianeta stesso, ma abbraccia l’intero cosmo. Questa separazione, accompagnata dalla mancanza di consapevolezza verso ciò che l’uomo percepisce esterno a se stesso, sta mettendo in serio pericolo la sopravvivenza di quest’ultimo, poiché come già affermato precedentemente il “problema” non è del pianeta ma bensì dell’uomo.

Una possibile soluzione a questa catastrofe, passa innanzitutto dall’acquisizione da parte dell’uomo di una maggiore consapevole di se stesso, e da un cambiamento radicale della propria mentalità. Se non cambiamo il modo di percepire, di sentire e di vedere ciò che ci circonda, difficilmente saremo in grado come umanità di salvare noi stessi e il pianeta. Come buon auspicio, chiediamo a Pachamama di aiutare i suoi figli in questa ardua questione, e che dispensi da buona madre un pò della sua consapevolezza.

 

Il Mito di Pachamama

Pachacamac, dio del cielo, si unì a Pachamama e da questa unione nacquero due gemelli, un maschio e una femmina. Come in altri miti andini, il padre morì oppure, secondo altre leggende, sparì in mare o rimase prigioniero di un incantesimo in un’isola del litorale. Pachamama rimase vedova e sola con i suoi figli. Sulla Terra regnava l’oscurità. In lontananza videro una luce che seguirono salendo montagne, attraversando lagune e combattendo contro mostri. Infine arrivarono in una grotta conosciuta come Waconpahuin, abitata da un uomo chiamato Wakon. Questi aveva sul fuoco una patata e una pentola di pietra. Chiese ai due figli di Pachamama di andare a prendere l’acqua. I due tardarono e Wakon tentò di sedurre Pachamama. Vistosi rifiutato la uccise, divorò il suo corpo e mise i resti in una pentola.I due gemelli tornarono e chiesero della madre. Wakon non raccontò nulla e disse loro che sarebbe tornata a momenti, ma i giorni passavano e la madre non tornava. Huaychau, uccello che annunciava l’alba, ebbe compassione dei due gemelli e raccontò cosa successe alla loro madre mettendoli in guardia del pericolo che correvano rimanendo con Wakon. I bambini legarono i capelli di Wakon, che nel frattempo dormiva, ad una grossa pietra e scapparono in fretta e furia.

Incontrarono una volpe, Añas, che dopo aver chiesto loro perché scappavano e dove stessero andando, li nascose nella sua tana. Nel frattempo Wakon si liberò e si mise in cerca dei gemelli. Incontrò dapprima vari animali a cui chiese se avevano visto due gemelli, ma nessuno seppe aiutarlo. Incontrò, infine, Añas. Questa gli disse che i bambini erano in cima ad una montagna e che avrebbe potuto, una volta in cima, imitare la voce della madre in modo che i bambini uscissero allo scoperto. Wakon si mise a correre affannosamente verso la cima e non si accorse della trappola che nel frattempo l’astuta volpe Añas gli aveva teso. Wakon cadde da un burrone e, morendo, causò un violento terremoto. I gemelli rimasero con Añas che gli limentava con il suo sangue. Nauseati chiesero se poteva andare a raccogliere qualche patata. Trovarono un’oca (Oxalis Tuberosa, un tubero simile alla patata) assomigliante ad una bambola. Giocarono con essa, ma si ruppe un pezzo. I bambini smisero di giocare e si addormentarono. Nel sonno la femmina sognò di lanciare il suo cappello in aria e che questo rimanesse sospeso senza ricadere. La stessa cosa accadeva, nel sogno, ai suoi vestiti. Una volta sveglia raccontò il sogno al fratello. Mentre i bambini si domandavano il significato del sogno, videro in cielo una corda lunghissima. Incuriositi si arrampicarono e salirono. Alla cima della corda videro il loro padre, Pachacamac, impietosito per le loro disavventure. Riuniti al loro padre, vennero trasformati nel Sole (il maschio) e nella Luna (la femmina). Per quello che riguarda Pachamama, essa rimase sempre in basso, assumendo la forma di un imponente nevaio chiamato, anche oggi, La Viuda (la vedova). (fonte Wikipedia)

 

“Fin quando nasciamo gli altri ci dicono che il mondo è in un determinato modo, e naturalmente noi non abbiamo altra scelta che accettare che il mondo sia come gli altri ci hanno detto che sia.”  (La Ruota del tempo – Carlos Castaneda)

 

Nota: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione e le considerazioni espresse sono del tutto personali.

 

Bibliografia

“Viaggio ad Ixtlan” di Carlos Castaneda

“La Ruota del Tempo” di Carlos Castaneda

“La profezia della Curandera” di Hernán Huarache Mamani

Il linguaggio della Dea. Mito e culto della Dea madre nell’Europa neolitica” di Marija Gimbutas

“Kurgan. Le origini della cultura europea” di Marija Gimbutas

“Matrix, una parabola moderna” di Rocco Bruno

L’estratto sul mito di Pachamama, fonte Wikipedia

 

 

Di: Placido Schillaci

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