Pinocchio | Un Romanzo Iniziatico

“C’era una volta… Un re! diranno subito i miei piccoli lettori. No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.” (Le avventure di Pinocchio – Carlo Collodi)

Il romanzo di Pinocchio è definito da molti come una fra le più grandi opere della letteratura italiana e tra le più importanti a livello mondiale. Cinema, televisione, teatro, fumetti, giochi, libri e molto altro, celebrano il successo planetario del romanzo, frutto dell’ispirazione e della penna di Carlo Lorenzini detto “Collodi”, autore e padre del celebre burattino.

In questi giorni il romanzo è tornato nuovamente all’attenzione del grande pubblico grazie al nuovo film del regista Matteo Garrone, con protagonista il comico fiorentino Roberto Benigni. In passato, Benigni è stato già protagonista di un film su Pinocchio(di cui era anche il regista), interpretando proprio il burattino,  stavolta invece veste i panni di Mastro Geppetto, padre nonché creatore materiale del piccolo burattino.

“Il Pinocchio di Collodi è un miracolo letterario dalla profondità esoterica quasi intollerabile.” (Elémire Zolla)

Il romanzo, e soprattutto il significato che questo vuole veicolare, si è prestato negli anni a diverse interpretazioni. In questo articolo ci soffermeremo principalmente sull’aspetto iniziatico o potremmo anche dire esoterico dell’opera. Ad un lettore più accurato o ad un habitué di letteratura esoterica, appare chiaro, lampante che la storia di Pinocchio è stata scritta da chi conosce gli arcani misteri. Dal nostro punto di vista, quello che più ci interessa, è che, anche al lettore meno attento o al bambino(a cui erano indirizzati gli scritti, almeno ufficialmente) che si approccia alla lettura del romanzo, questo scritto suscita un forte interesse, una forte emozione, come se il racconto vada a colpire gli aspetti più intimi e profondi della natura umana.

I personaggi, la storia, l’ambientazione hanno in sé qualcosa che va oltre il capolavoro letterario, si percepisce quasi immediatamente che il racconto del burattino, in realtà, sta parlando alla nostra coscienza, alla coscienza di ognuno di noi. Il Burattino viene utilizzato come metafora della nostra condizione umana, per questo ci si immedesima quasi totalmente con Pinocchio, anche perché è proprio questo lo scopo del romanzo, far capire al lettore che quel piccolo burattino rappresenta noi stessi.

Le peripezie che Pinocchio deve affrontare e superare, a volte riuscendo, altre fallendo miseramente sono molteplici e diverse tra loro. Nella tradizione esoterica queste “peripezie” vengono chiamate prove iniziatiche. La cronologia degli incontri, gli eventi, i personaggi, rientrano all’interno del percorso iniziatico del piccolo burattino, che gli permetterà una volta giunto alla fine di diventare un vero Uomo. Un uomo con “U” maiuscola come direbbe il signor Gurdjieff.

“L’uomo rimane così per tutta la vita un burattino i cui fili vengono tirati dagli eventi esterni. E’ una macchina, un robot che, quando muore, crepa come un cane”. (Gurdjieff: vita e opere di un uomo straordinario – Luigi Maggi)

Iniziamo dal nome. Pinocchio, il cui significato potrebbe fare riferimento alla ghiandola Pineale detta anche occhio pineale da qui il nome Pin-occhio(Pineal-occhio), inteso come l’elemento che permette la visione trascendentale, il terzo occhio, da cui scaturisce l’illuminazione. La ghiandola Pineale viene anche descritta come la sede dell’anima. Il nome sarebbe quindi un chiaro riferimento ad un elemento che nella tradizione esoterica è di grande importanza.

Mastro Geppetto, il padre, è colui che lo plasma, che gli dà la forma umana, trasformandolo da semplice pezzo di legno in burattino. Come si legge nel libro della Genesi, l’analogia tra Dio/Padre e Geppetto/Padre è evidente. Pinocchio nel romanzo anela a conquistare la stessa forma del padre, ossia la dimensione umana, che non viene intesa solo come forma fisica, ma soprattutto come forma animica.

Il Grillo parlante, la coscienza, che dal profondo parla a Pinocchio e lo avverte sui pericoli che di li a poco dovrà affrontare, ammonendolo e cercando di metterlo sulla giusta strada. La risposta di Pinocchio è quasi scontata, azzittisce in malo modo il Grillo affinché questi non posso più disturbarlo e continua imperterrito a fare di testa sua.  Lo stesso atteggiamento che abbiamo noi con la nostra parte più cosciente. Cerchiamo in tutti i modi di azzittirla per continuare con i nostri comportamenti egoici.

Mangiafuoco è la rappresentazione del potere temporale, gli gnostici chiamano questi personaggi Arconti, non sono ne buoni ne cattivi (infatti Mangiafuoco inizialmente è furioso, poi cambia atteggiamento) sono dei meri esecutori, il loro scopo, come lo scopo di Mangiafuoco, è quello di sopravvivere perpetrando se stessi. Alla fine Mangiafuoco capirà che contro Pinocchio può fare ben poco, gli donerà  5 zecchini d’oro e lo lascerà andare per la sua strada. Ritornando sempre alla simbologia gnostica, l’arconte capisce che nulla può contro l’anima pneumatica di Pinocchio e la sua ascesa al pleroma, allora lo lascia andare donandogli  5 monete d’oro. Il 5 come rappresentazione dell’uomo, la stella a cinque punte, e l’oro il metallo più pregiato al mondo, come rappresentazione della luce spirituale.

Il Gatto e la Volpe, la tentazione e la cattiva volontà, sono la vera rovina di Pinocchio, quelli che più gli causeranno problemi. Troverà spesso sulla sua strada questi due loschi personaggi, quando un barlume di coscienza e di comprensione inizierà a fare capolino nella mente di Pinocchio, ecco che i due gli si presenteranno davanti, cercando in tutti i modi di sviarlo dai suoi buoni propositi. E’ attraverso la tentazione e la cattiva volontà che veniamo privati della nostra luce, ma non ci sono ne il gatto ne la volpe come ci racconta il romanzo di Pinocchio a fare questo, ma siamo noi stessi. Tutti i personaggi descritti sono nostre rappresentazioni  interiori.

La Fata Turchina, la Divina Madre Intima o detta anche divina Madre Kundalini, è la rappresentazione della Sapienza, della Sophia Gnostica. La Fata Turchina è l’elemento fondamentale per la trasformazione di Pinocchio da burattino a Uomo vero. Solo grazie ad essa Pinocchio ha la possibilità di redimersi, il suo amore ed il suo perdono disinteressato daranno al piccolo burattino un nuovo punto di vista. Sarà lei a salvarlo quando si troverà in difficoltà, ad accoglierlo quando ne avrà bisogno, anche se non sempre Pinocchio ripagherà la sua fiducia e si comporterà nella maniera più adeguata. Come una vera madre la Fata Turchina leggerà nel cuore di Pinocchio è capirà che il suo cuore è nobile. Come una madre misericordiosa, accudirà sempre il suo piccolo fino a farlo diventare un vero uomo. Solo attraverso la forza della Divina Madre abbiamo la possibilità di redimerci, di nascere a nuova vita, di passare dallo stato di burattino a quello di Uomo. Dopo l’incontro con la Fatina, Pinocchio vivrà altre disavventure, principalmente a causa del compagno di scuola Lucignolo(il nome rende l’idea), tra cui, l’incontro con l’omino di Burro che lo porterà al paese dei balocchi(il paese dei vizi, del ozio, della mancanza di volontà). Qui Pinocchio verrà trasformato in asino, riprendendo l’analogo episodio raccontato nelle “Metamorfosi” di Ovidio come metafora della caduta nell’animalità.

Il Pesce Cane, la rappresentazione dell’inconscio, del caos primordiale dove pinocchio si ritrova dopo aver sofferto molto a causa delle sue monellerie. Qui ritrova il Padre, anch’esso sprofondato nello stomaco del pesce cane a causa della disperazione per aver perso il suo figliolo prediletto. Da questa situazione, Pinocchio, grazie anche al ricongiungimento con il quest’ultimo, trova nuova forza. Forza che lo spinge a salvare se stesso e il suo amato Padre. Attraverso sforzi volontari, e guidato stavolta da condizioni più favorevoli o come direbbe Don Juan, dal suo “Potere Personale” riesce a mettersi in salvo. Troviamo molte similitudini tra questa parte del romanzo e il racconto biblico del profeta Giona. Anche Giona come Pinocchio viene inghiottito da un pesce enorme. Nel racconto biblico si parla di un grande pesce senza specificarne il tipo, alcuni biblisti invece parlano di una Balena, poco importa dal nostro punto di vista, quello che importa è che a livello simbolico il significato di entrambi i racconti vuole farci riflettere sulla condizione in cui versa l’uomo quando ha perso tutte le speranze, fugge dai suoi doveri  e si abbandona a se stesso.

Pinocchio, come Giona, si rende conto del suo comportamento e inizia a prendere coscienza della sua condizione. Grazie al suo lavoro(interiore), alla dedizione e al servizio disinteressato, Pinocchio costruirà dentro se stesso le sostanze che gli permetteranno di diventare un vero Uomo. Sotto la guida del Padre e seguendo le indicazioni della Fata Turchina(la Madre Intima), abbandonerà la sua meccanicità, la sua vita da incosciente e nascerà a nuova vita. La parabola di Pinocchio termina con la trasformazione, da burattino di legno a bambino in carne ed ossa.  Il viaggio dell’eroe(anche qui le analogie si sprecano) è concluso. La Parabola Iniziatica, la trasformazione Alchemica da materiale grezzo a essere spirituale è conclusa. 

“Il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l’umanità”. (Benedetto Croce)

 

 

Note: Questo breve articolo non vuole essere considerato come esaustivo, l’interpretazione dei simboli e del significato esoterico è del tutto personale. Per motivi editoriali non abbiamo analizzato tutti i personaggi, solamente quelli principali.

 

Di: Placido Schillaci

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