I Quattro stati di Coscienza

Nell’ insegnamento del Signor Gurdjieff e nelle tradizioni esoteriche in genere, la costruzione o la presa di Coscienza, risulta essere la parte fondamentale ed assolutamente imprescindibile di tutto quello che è definito il “lavoro” iniziatico. Il termine Coscienza deriva dal latino conscientia, a sua volta derivato di conscire, cioè “essere consapevole, conoscere” (composto da cum e scire, “sapere, conoscere”) e indica la consapevolezza che la persona ha di sé e dei propri contenuti mentali (fonte Wikipedia).

Nel testo “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P.D. Ouspensky, allievo di Gurdjieff, è riportato un dialogo in cui il Signor G, (schematizzando) spiega agli allievi della sua scuola quelli che oggi noi conosciamo come i “Quattro stati di Coscienza”. Innanzitutto diciamo che le funzioni fisiche e quelle psichiche non posso essere comprese fintanto che non si sia compreso che le une e le altre possono lavorare in differenti stati di coscienza. Detto questo possiamo schematizzare dicendo che l’uomo ha la possibilità (secondo questa visione) di vivere in quattro diversi stati di coscienza, il primo viene descritto come stato di  “Sonno”, il secondo come “Coscienza lucida” o “stato di veglia della coscienza”, il terzo “Ricordarsi di sé” o “Coscienza di sé” ed il quarto è descritto come “Coscienza obbiettiva”. L’uomo ordinario (1,2,3,4) però vive soltanto negli stati di coscienza più bassi, intesi come più vicini alla natura di mantenimento, gli è impossibile accedere agli stati di coscienza superiori (5,6,7), se raramente può avere degli sprazzi di questi stati rimane comunque incapace di comprenderli perché tende a giudicarli dal punto di vista degli stati di coscienza inferiori che gli sono abituali.

Adesso faremo una breve descrizione dei diversi stati attraverso le parole dello stesso Gurdjieff:

Il primo, il “Sonno” è lo stato in cui gli uomini in maniera passiva trascorrono un terzo se non addirittura metà della loro vita, è inteso proprio come il sonno a livello fisico e biologico, lo stato del dormire.

Il secondo, “Coscienza lucida” è lo stato in cui gli uomini passano il restante tempo della propria vita, quello in cui lavorano, camminano, scrivono, discutono, si informano, studiano, frequentano scuole spirituali o pseudo tali,  in pratica compiono tutte quelle attività che si svolgono durante la giornata. Questo stato viene anche indicato come stato di “veglia” ed è uno stato che viene considerato “attivo”, vedremo poi che di “veglia” o “attivo” ha ben poco se consideriamo la realtà dello stato nella quale l’uomo vive e agisce.

Il terzo stato, “Ricordarsi di sé” è lo stato che l’uomo non possiede (anche se generalmente pensa di possederlo o di poterlo avere a volontà) unicamente perché le sue condizioni di vita sono anormali. La nostra scienza e la nostra filosofia non hanno visto che noi non possediamo questo stato di coscienza e che il nostro desiderio è incapace di crearlo in noi, per quanto ferma possa essere la nostra decisione. Si può dire che attualmente il terzo stato di coscienza non appare nell’uomo che a tratti molto brevi e molto rari e che non è possibile renderlo più o meno permanente senza un allenamento speciale. L’allenamento consiste nello sforzarsi attraverso  sofferenze e sforzi(appunto) volontari a cercare sempre più spesso di ricordarsi di sé, non in maniera dogmatica, ma utilizzando delle pratiche che durante la giornata spontaneamente fanno emerge le condizioni necessarie affinché questo stato avvenga.

Il quarto stato, “Coscienza obbiettiva o oggettiva” è lo stato in cui l’uomo può vedere realmente le cose come sono e non come appaiono, è uno stato del tutto diverso dal precedente, esso è il risultato di una crescita interiore e di un lungo e difficile lavoro su di sé, nelle tradizioni religiose troviamo diversi riferimenti a questo stato che viene chiamato “illuminazione” o con altri differenti nomi, ma che comunque non può essere descritto con parole, è la realizzazione di un “centro di gravità permanente”. Questo è il sapere oggettivo e interamente pratico di Tutto.

Come dicevamo l’uomo vive soltanto nei primi due stati, per arrivare ad uno stato di “Coscienza obbiettiva” bisogna lavorare prima di tutto con il terzo stato il “Ricordarsi di sé”. Per la maggior parte delle persone, anche se colte e ragionevoli, il principale ostacolo sulla via dell’acquisizione della “coscienza di sé” è che credono di possederla, in altri termini, sono del tutto convinti di avere già la coscienza di sé stessi e di possedere tutto ciò che accompagna questo stato: l’individualità, nel senso di un ‘Io’ permanente e immutabile, la volontà, la capacità di fare, e così via. Ora, è evidente che un uomo non avrà interesse ad acquisire con un lungo e difficile lavoro una cosa che, a parer suo, possiede già.

In parallelo, i due stati di coscienza superiori “la coscienza di sé” e la “coscienza obbiettiva” sono legati ai centri superiori dell’uomo, conosciamo – perché ne abbiamo spesso fatto esempio – che Gurdjieff differenzia in maniera schematica cinque distinti centri nell’uomo macchina, che sono: Intellettuale, Motore, Istintivo, Emotivo e Sessuale, oltre questi cinque troviamo il “centro Emozionale superiore” ed il “centro Intellettuale superiore” questi ultimi due centri sono già presenti in noi, e lavorano ininterrottamente  ma non riescono mai a raggiungere la “coscienza ordinaria”.

Per comprendere la differenza tra i diversi stati di coscienza bisogna tornare al primo stato, che è il sonno. Questo è uno stato di coscienza interamente soggettivo. L’uomo/macchina è immerso nei suoi sogni, non importa che se ne ricordi o meno. Anche se raramente qualche impressione reale lo raggiunge, ad esempio un suono o una sensazione del corpo  come il calore o il freddo, queste risveglieranno in lui solo immagini soggettive. Poi l’uomo si sveglia e passa allo stato di “coscienza lucida” inizialmente questo è uno stato completamente diverso dal precedente, può muoversi, parlare, fare dei progetti, vedere dei pericoli, verrebbe logico pensare che si trovi in una situazione migliore di quando era nello stato di sonno. Ma se osserviamo attentamente, se gettiamo uno sguardo sul suo mondo interiore, hai suoi pensieri e alle cause delle sue azioni, comprendiamo che è nello stesso stato in cui era quando dormiva, forse anche peggio, perché nel sonno si è passivi, cioè non si può fare nulla. Nello stato di veglia, al contrario, si può agire continuamente e i risultati delle azioni che si compiono si ripercuoteranno su l’uomo stesso e sulle persone intorno a lui.

L’uomo in questo stato non si “ricorda di se” stesso, è una macchina, tutto gli succede, non può arrestare il flusso dei pensieri, non può controllare la sua immaginazione, le sue emozioni, l’attenzione. Vive in un mondo soggettivo di ‘amo’, ‘non amo’, ‘mi piace’, ‘non mi piace’, ‘ho voglia’, ‘non ho voglia’, cioè in un mondo fatto di ciò che crede di amare o non amare, di desiderare o non desiderare in un mondo duale. Non vede il mondo reale. Quest’ultimo gli è nascosto dal muro della sua immaginazione. L’uomo vive nel sonno. Dorme. Quella che chiama la sua “coscienza lucida” non è che sonno, e un sonno molto più pericoloso del suo sonno la notte, nel suo letto.

I primi due stati di coscienza, sono stati soggettivi, soltanto con il “ricordo di se” l’uomo potrebbe realmente iniziare a svegliarsi, potrebbe rendersi conto dello stato in cui versa da quando è nato ed accorgersi dello stato di “sonno” anche delle persone che lo circondano, tutto quello che la gente dice e che fa, lo fa in uno stato di sonno totale, solo il risveglio e ciò che lo conduce ha un valore.

 

estratto da “Frammenti di un insegnamento sconosciuto” di P.D. Ouspensky

 

Di: Placido Schillaci

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