Il Sacro Otto | Il Simbolismo di Castel del Monte

Misura, providenzia e meritanza fanno esser l’uomo sagio e conoscente e ogni nobiltà bon sen[n]’avanza e ciascuna ric[c]heza fa prudente. Né di ric[c]heze aver  grande abundanza  faria l’omo ch’è vile esser valente,  ma della ordinata costumanza discende gentileza fra la gente. Omo ch’è posto in alto signoragio e in riccheze abunda, tosto scende,  credendo fermo stare in signoria. Unde non salti troppo omo ch’è sagio,  per grande alteze che ventura prende,  ma tut[t]ora mantegna cortesia.” (Federico II di Svevia – Rime)

 

Nelle tradizioni filosofiche esoteriche, il simbolismo e la numerologia da sempre rappresentano uno degli aspetti fondamentali per l’approccio e lo studio delle stesse, sia a livello filosofico che a livello pratico, inteso come lavoro su sé stessi. Tradizioni quest’ultime che hanno a che fare con l’uomo, con la sua natura e con lo sviluppo della sua coscienza. La Numerologia o Scienza dei Numeri = numero – logia, le cui origini si fanno ufficialmente risalire a Pitagora, che fu, almeno storicamente, il più famoso dei conoscitori e dei promotori di questa scienza, nonché il primo a far conoscere, stando a certe fonti  “Il Quadrato Sacro” o “Tetraktis”, è lo studio dei numeri e del modo in cui essi, secondo precise leggi cosmiche (prevalentemente sconosciute agli uomini), riflettono le attitudini e le tendenze dell’uomo, come parte integrante del piano cosmico stesso. Nella Cabala, che rappresenta l’insieme degli insegnamenti esoterici propri dell’ebraismo rabbinico, le lettere, il numero e la numerologia (sintesi che viene chiamata Ghematria) sono l’aspetto fondamentale della tradizione stessa. Ogni lettera ha un valore numerico e fornisce e/o rivela una relativa vibrazione cosmica. Vibrazione che come sappiamo è la base della vita stessa.

“In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste”. (Vangelo di Giovanni)

In questo scritto non ci occuperemo della numerologia in sé, piuttosto attraverso questa scienza (intesa come sistema di sapere), cercheremo di dare alcune ipotesi di studio e spunti di ragionamento, su quella che è una delle opere architettoniche medievali di maggior importanza e rilievo storico culturale, in Italia e nel mondo, inserito nella World Heritage List come patrimonio mondiale Unesco, parleremo della simbologia di Castel del Monte, perfetta sintesi fra scienza, matematica e arte. Il castello è stato definito “pietrificazione di un’ideologia del potere” (potere inteso come  ci suggerisce l’etimo, ossia senso di protezione ma anche di dominio, che chiunque abbia responsabilità su qualsiasi cosa o persona dovrebbe bilanciare), fiore all’occhiello delle costruzioni e degli incastellamenti voluti da quello che è stato uno dei più grandi Imperatori dell’epoca medievale e della storia in generale, ossia Federico II Hohenstaufen di Svevia detto “Stupor Mundi”, per approfondimenti https://www.centrostudiantropologici.it/blog/federico-ii-svevia-stupor-mundi/.

Il Castello sorge nelle vicinanze o presumibilmente al posto della chiesa di Sancta Maria de Monte (oggi scomparsa), altri riferimenti storici indicano il luogo della costruzione sulle rovine di una precedente fortezza prima longobarda e poi normanna, nell’altopiano delle Murge occidentali in Puglia, nell’attuale frazione omonima del comune di Andria, nella terra preferita dell’Imperatore Svevo (da qui l’appellativo di Puer Apuliae).

Il simbolismo numerico su cui si basa interamente e quasi in maniera maniacale il castello, è il numero “otto”. Il Castello è formato da un pianta ottagonale circondata da otto torri ottagonali, con otto sale al piano inferiore ed otto sale al piano superiore e con un cortile interno ottagonale al centro del quale vi era una vasca ottagonale (ora scomparsa). La costruzione ruota tutto intorno al numero otto che, secondo alcuni, cerca di avvicinarsi sempre più al tema alchemico della quadratura del cerchio, l’unione tra la “Gerusalemme celeste” e quella “terrestre”, sapendo chi ha commissionato, è molto probabilmente ideato l’opera, l’idea è alquanto probabile. Il numero otto su cui è basata tutta la costruzione del castello pugliese, dicevamo, ha diversi aspetti e significati; quello più conosciuto sia in occidente che soprattutto in oriente è il simbolo dell’infinito, sintesi dell’unione tra terra e cielo, tra uomo e Dio, simbolo della continua ciclicità e spesso riferito anche al discorso del karma, inteso come continuum susseguirsi di causa ed effetto, infinito, appunto.

                                        

Nella tradizione degli arcani maggiori, il numero otto oltre al già citato infinito rappresenta anche la giustizia. Giustizia che sappiamo essere uno dei punti fondamentali su cui si è basato l’intero regno dell’imperatore Svevo, vedi le Costituzioni di Melfi(dette anche Liber Augustalis), primo atto ufficiale della riforma legislativa e giudiziaria medievale voluta da Federico II.

“L’Arcano 8 è il Giudizio. Il n. 8 è il numero di Giobbe: prove e dolori. Viene rappresentato da una spada che corrisponde all’aspetto esoterico. L’8 è il numero dell’Infinito. Le forze vitali del fuoco di Flegetonte e dell’acqua dell’Acheronte circolano intrecciandosi nella Nona Sfera, nel cuore della Terra, formando un otto. Anche nella spina dorsale vi è il simbolo dell’Infinito. Il segno dell’Infinito significa lavoro nella Nona Sfera”. (Samael Aun Weor)

Al livello geometrico il numero otto rappresenta l’unione di due figure fondamentali, il cerchio ed il quadrato. Cerchio come  figura perfetta che non contiene in sé lati oscuri ed uguale in ogni suo punto, simbolo del cielo come fonte di luce eterna e da sempre associato allo spirito. Quadrato come simbolo dell’uomo quaternario, inteso sia come formato dai quattro elementi fondamentali, fuoco, aria, acqua e terra o come ci insegnano altre tradizioni, quaternario inteso come formato da quattro corpi sottili o corpi di dolore, fisico/vitale, astrale, mentale e causale. Altro importante riferimento al numero otto lo troviamo in astronomia, nella “Rosa dei venti” ad esempio, simbolo fondamentale per gli antichi popoli europei ed extra-europei, che serviva da riferimento per le fasi equinoziali e solstiziali, per il calendario, per i calcoli delle fasi lunari e molto altro.

                                           

Il numero otto come abbiamo visto ha molteplici significati. Dal nostro punto di vista, proponendo un’altra possibile ipotesi, l’otto può rappresentare la condizione necessaria a livello simbolico affinché nell’uomo avvenga un trasformazione interiore, il passaggio dalla materialità del quattro(quadrato/pietra grezza) alla perfezione del cerchio, dello spirito, sottile, invisibile, eppure sostanza fondante e fondamentale di vita, anzi vita stessa nella sua parte più intrinseca. Essendo il corpo fisico formato da materia grezza (elementi e corpi di dolore) ed il cerchio, invece formato dalla perfezione e dall’etericità dello spirito, seguendo questo schema, la sintesi, l’unione tra questi due aspetti, potrebbe essere proprio il numero otto, il massimo grado di spiritualizzazione della materia.

“Se la carne fosse nata a causa dello spirito sarebbe una meraviglia, ma se lo spirito fosse nato a causa del corpo sarebbe una meraviglia delle meraviglie. Eppure mi stupisco di come questa grande ricchezza si sia ridotta in tale miseria”. ( Vangelo di Tommaso)

Nella tradizione architettonica medievale, troviamo una costruzione in particolare che segue lo schema dell’otto, come il già citato Castel del Monte. A tale costruzione venne dato il nome di battistero, ossia il luogo che nella chiesa/istituzione cattolica era destinato al battesimo. Il battistero quindi come luogo di battesimo, ma non inteso nel modo in cui oggi ci viene propinato dall’istituzione, ossia un semplice rito meramente simbolico ed ormai lontano dal suo reale significato, bensì battesimo come rituale di passaggio dalla vecchia alla nuova vita, dal quadrato al cerchio, per utilizzare sempre questa schematizzazione.

“In verità, in verità ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito”. (Vangelo di Giovanni. 3,1-21)

Battistero o costruzione ottagonale(vedi Castel del Monte), quindi come luogo di passaggio di morte e risurrezione, dal semplice quattro, al più vicino (essendo il riferimento il cerchio inteso come spirito) otto come simbolo di connessione allo spirito. Altra possibile spiegazione del perché venisse utilizzato l’otto come forma costruttiva, soprattutto in ambito cristiano,  potrebbe essere come dal voler rappresentare con l’otto, l’ottavo giorno dopo i sei giorni della creazione e dopo il settimo di riposo, il nuovo primo giorno, appunto l’ottavo l’inizio della nuova vita che starebbe a significare la nuova creazione inaugurata con la risurrezione di Cristo. Il numero otto rappresentato dall’ottagono è quindi anche un numero escatologico.

Anche nell’insegnamento del maestro e mistico armeno G.I Gurdjieff troviamo l’ottava come simbolo di passaggio, come un nuovo inizio, attraverso la “Legge dell’Ottava”, schematizzazione utilizzata e fatta conoscere, stando alle fonte che ci sono pervenute, in Occidente da Pitagora, come principio cardine della musica basata sulle otto note di cui un’ottava musicale è composta.

Dopo queste brevi e possibili spiegazioni del perché il numero otto venne utilizzato come numero di riferimento e fondamento per la costruzione del castello pugliese di Federico II, per dare ulteriori spunti ed approfondire maggiormente il discorso, riportiamo una parte del capitolo “L’Ottagono” dal libro “Simboli della scienza Sacra”  di René Guénon che riporta, facendo le dovute considerazioni, quelle che potrebbero essere alcune delle spiegazioni ai significati del simbolismo di Castel del Monte, soprattutto quando fa riferimento alla tradizione Islamica, di cui sappiamo per certo quanto l’Imperatore Federico II fosse, non solo a conoscenza ma particolarmente affascinato ed interessato, le testimonianze delle sue opere, vedi quella che è passata alla storia come la Crociata degli scomunicati, prima ed unica Crociata senza spargimento di sangue, avvenuta grazie alle doti diplomatiche ed ai buoni rapporti che l’imperatore teneva con il sultano al-Kamil, confermano l’assoluta apertura con il mondo arabo.

                                         

L’Ottagono da “Simboli della scienza Sacra”:

“C’è un punto su cui non abbiamo in precedenza avuto occasione di insistere, il quale merita tuttavia di essere preso in considerazione: e cioè, in quanto l’edificio rappresenta la realizzazione di un «modello cosmico», l’insieme della sua struttura, se si riducesse esclusivamente alla base e alla cupola, sarebbe incompleto, nel senso che, nella sovrapposizione dei «tre mondi», mancherebbe un elemento corrispondente al «mondo intermedio». Di fatto, anche questo elemento esiste, poiché la cupola o la volta circolare non può poggiare direttamente sulla base quadrata, e per permettere il passaggio dall’una all’altra ci vuole una forma di transizione che sia in qualche modo intermedia fra il quadrato e il cerchio; questa forma è in genere quella dell’ottagono.

Dal punto di vista geometrico, la forma ottagonale è realmente più vicina al cerchio che al quadrato, poiché un poligono regolare si avvicina tanto più al cerchio quanto maggiore è il numero dei suoi lati. È noto infatti che il cerchio può essere considerato il limite a cui tende un poligono regolare quando il numero dei suoi lati aumenta indefinitamente; e si vede qui chiaramente il carattere del limite inteso in senso matematico: non è l’ultimo termine della serie che tende verso di esso; ma è al di fuori e al di là di questa serie, poiché, per quanto grande sia il numero dei lati di un poligono, esso non arriverà mai a confondersi con il cerchio, la cui definizione è essenzialmente diversa da quella dei poligoni [Cfr. “Les Principes du calcul infinitésimal”, capp. xii e xiii]. D’altra parte, si può osservare che nella serie di poligoni ottenuta partendo dal quadrato e raddoppiando ogni volta il numero dei lati l’ottagono è il primo termine [il secondo se si conta il quadrato stesso come primo termine; ma se si parla della serie intermedia fra il quadrato e il cerchio, come facciamo qui, il primo termine è proprio l’ottagono]; è dunque il più semplice fra tutti questi poligoni, e al tempo stesso si può dire che esso rappresenta tutta la serie intermedia. Dal punto di vista del simbolismo cosmico, considerato più particolarmente sotto il suo aspetto spaziale, la forma quaternaria, cioè quella del quadrato quando si tratta di poligoni, è naturalmente in rapporto con i quattro punti cardinali e le loro varie corrispondenze tradizionali. Per ottenere la forma ottagonale, bisogna considerare inoltre, fra i quattro punti cardinali, i quattro punti intermedi [Quando i punti cardinali sono messi in corrispondenza con gli elementi corporei, i punti intermedi corrispondono alle qualità sensibili: caldo e freddo, secco e umido], che formano con essi un insieme di otto direzioni, quelli che varie tradizioni designano come gli «otto venti” [Ad Atene, la «Torre dei Venti” era ottagonale. Notiamo di sfuggita il carattere singolare dei termine «rosa dei venti», che si usa correntemente senza prestarvi attenzione: nel simbolismo rosacrociano, “Rosa Mundi” e “Rota Mundi” erano espressioni equivalenti, e la “Rosa Mundi” era precisamente raffigurata con otto raggi, corrispondenti agli elementi e alle qualità sensibili]. Tale considerazione dei «venti” presenta un aspetto assai notevole: nel ternario vedico delle «divinità» che presiedono rispettivamente ai tre mondi, Agni, Vayu e Aditya, è Vayu infatti che corrisponde al mondo intermedio. A questo proposito, per quel che concerne le due parti inferiore e superiore dell’edificio, le quali rappresentano come abbiamo detto il mondo terrestre e il mondo celeste, è opportuno notare che il focolare o l’altare, che occupa di norma il centro della base, corrisponde evidentemente ad Agni, e l’»occhio» che si trova nel vertice della cupola raffigura la «porta solare» e corrisponde pure non meno rigorosamente ad Aditya. Aggiungiamo ancora che Vayu, in quanto si identifica con il «soffio vitale» è palesemente in relazione immediata con la sfera psichica o manifestazione sottile, il che finisce di giustificare completamente tale corrispondenza, la si consideri nell’ordine macrocosmico o nell’ordine microcosmico. Nella costruzione, la forma dell’ottagono può naturalmente essere realizzata in vari modi, e in particolare con otto pilastri che reggono la volta; ne troviamo un esempio in Cina nel caso del Ming-tang [Cfr. La «Grande Triade”, cap. xvi], il cui «tetto rotondo è retto da otto colonne che poggiano su una base quadrata come la terra, poiché, per realizzare questa quadratura del cerchio, che va dall’unità celeste della volta al quadrato degli elementi terrestri, bisogna passare per l’ottagono, che è in rapporto con il mondo intermedio delle otto direzioni, delle otto porte e degli otto venti» [Luc Benoist, “Art du monde”, p. 90]. Il simbolismo delle «otto porte», che è pure menzionato qui, si spiega per il fatto che la porta è essenzialmente un luogo di passaggio, e come tale rappresenta la transizione da uno stato all’altro, e specialmente da uno stato «esterno» a uno stato «interno», almeno relativamente, tanto più che questo rapporto fra l’esterno e l’interno, a qualunque livello si situi, è sempre paragonabile a quello tra il mondo terrestre e il mondo celeste. Nel cristianesimo, i battisteri antichi avevano forma ottagonale e, sebbene tale simbolismo sia stato dimenticato o almeno trascurato a partire dall’epoca del Rinascimento, questa forma si ritrova in genere ancora oggi nella vasca dei fonti battesimali. Anche qui si tratta con tutta evidenza di un luogo di passaggio o di transizione; d’altronde, nei primi secoli, il battistero era situato fuori della chiesa e soltanto coloro che avevano ricevuto il battesimo erano ammessi a penetrare all’interno di essa; va da sé che il fatto che i fonti siano stati in seguito trasportati nella chiesa stessa, ma sempre vicino all’entrata, non muta nulla del loro significato. In un certo senso, quanto abbiamo detto mostra che la chiesa è, in rapporto all’esterno, in una corrispondenza che è quasi un’immagine di quella del mondo celeste in rapporto al mondo terrestre, e il battistero, attraverso il quale bisogna passare per andare dall’uno all’altro, corrisponde perciò al mondo intermedio; inoltre, lo stesso battistero è in relazione ancora più diretta con quest’ultimo per via del carattere del rito che vi si compie, e che è propriamente il mezzo di una rigenerazione che si effettua nella sfera psichica, cioè negli elementi dell’essere che appartengono per loro natura al mondo intermedio [Quando consacra l’acqua, il sacerdote traccia con l’alito sulla sua superficie un segno che ha la forma della lettera greca “psi”, iniziale della parola “psyché”; questo è assai significativo poiché è effettivamente nell’ordine psichico che deve operare l’influenza alla quale l’acqua consacrata serve da veicolo; ed è facile vedere anche il rapporto di questo rito con il «soffio vitale» di cui parlavamo sopra]. A proposito delle otto direzioni, abbiamo rilevato una concordanza tra differenti forme tradizionali che, per quanto si riferisca a un ordine di considerazioni diverso da quello che avevamo specificamente in vista, ci sembra troppo degna di nota perché ci asteniamo dal citarla: Luc Benoist segnala [Op. cit., p. 79] che «nello Scivias di santa Ildegarda, il trono divino che circonda i mondi è rappresentato da un cerchio sostenuto da otto angeli». Ora, questo «trono che circonda i mondi» è la traduzione più esatta possibile dell’espressione araba “El-Arsh El-Muhit”, e una rappresentazione identica si trova anche nella tradizione islamica, secondo la quale tale trono è pure sostenuto da otto angeli, che, come abbiamo spiegato altrove [“Note sur l’angélologie de l’alphabet arabe”, in «Études Traditionnelles», agosto-settembre 1938], corrispondono sia alle otto direzioni sia a gruppi di lettere dell’alfabeto arabo; si dovrà riconoscere che una simile «coincidenza» è piuttosto sorprendente! Qui, non è più del mondo intermedio che si tratta, a meno che non si possa dire che la funzione degli angeli stabilisce una connessione fra quest’ultimo e il mondo celeste; comunque sia, tale simbolismo può tuttavia, almeno sotto un certo profilo, essere ricollegato a quanto precede, se ricordiamo il testo biblico secondo cui Dio «fa dei Venti i suoi messaggeri» [Salmo CIV, 4], e osserviamo che gli angeli sono letteralmente i «messaggeri» divini.”

Come abbiamo appena letto la simbologia del numero otto è stata da sempre legata alle tradizioni spirituali sia d’oriente che d’occidente, come simbolo di passaggio, di trasformazione, questo senso di passaggio e di trasformazione o per dirla in altra maniera, questo ritorno verso il centro è la sensazione che si avverte nel momento in cui si entra all’interno di Castel del Monte. Tutto l’edificio sembra suggerire al visitatore di puntare verso il centro, ovviamente il centro a cui ci riferiamo è il centro dell’uomo, la parte essenziale, esserica, l’Essere, cercare di contattare la propria parte interiore, intima, ossia di sperimentare quei momenti di silenzio, in cui tutto si manifesta per ciò che è. Castel del Monte è uno dei luoghi sacri che ci permette(ricordiamo la vicinanza al santuario di san Michele Arcangelo, altro luogo sacro per eccellenza), attraverso la sua costruzione assolutamente perfetta di sperimentare tutto questo. L’uomo è il metro di paragone tra il mondo fisico e le realtà spirituali, ma luoghi come il castello Federiciano, o altri luoghi simili, ad esempio i castelli Catari della Francia pirenaica o altri ancora, aiutano e non poco a fare questo passaggio di stato o di vibrazione, a sperimentare certe “forze” che sono insite nell’uomo, ma che purtroppo vengono ormai sempre più dimenticate.

                                              

In sintesi, secondo il nostro punto di vista, il segreto di Castel del Monte,  dovuto sia al luogo dove è collocato, sia alla sapienza della costruzione, sia alla base numerologica sui cui è disegnato, è atto a creare in chi lo visita un preciso stato interiore, un particolare stato di quiete e silenzio, niente a che vedere, con presunti ordini misterici o fantomatici ordini cavallereschi, anche se non escludiamo, in epoche successive dall’età Federiciana la possibilità che alcuni ordini ne abbiamo usufruito, ben ché meno con spiriti o leggende sul Sacro Graal, piuttosto potrebbe essere la costruzione stessa associata al Graal, in quanto a vederlo dall’alto da proprio l’impressione di una coppa, ma questo è un altro argomento, che magari affronteremo in un ulteriore articolo.

Non sappiamo, quindi con quali reali intenzioni l’Imperatore Federico II fece costruire il castello, possiamo però ipotizzare ciò che l’Imperatore voleva che la costruzione suscitasse in chi ne sarebbe venuto a contatto.

Per concludere riportiamo un ulteriore testimonianza che lega Federico II al simbolismo ed alla figura dell’ottagono, riportando un estratto dell’articolo “Gli otto angoli del cielo. Origine, significato e storia degli enigmatici simboli artistici e architettonici ad otto elementi”, dell’autore siciliano Ignazio Burgio:

 

“Forse uno degli ultimi a nascere e vivere in una società ancora apertamente permeata di simbolismi – come quelli profusi a piene mani in ogni angolo delle imponenti cattedrali gotiche – fu proprio l’imperatore Federico II. Egli che certamente sin da giovane apprese i fondamenti della tradizione archeoastronomica dai suoi maestri arabi, probabilmente con il suo enigmatico castello pugliese di otto lati e otto torri intese realizzare una sorta di Stonehenge gotica, densa, oltre che di simbolismi, anche di orientamenti astronomici, giochi di luce e ombre con significati non ancora del tutto compresi. Lui, al quale era stato profetizzato che sarebbe morto “sub flore”, aveva amato per tutta la vita il simbolo della rosa ad otto petali e tutta l’ermetica tradizione archeoastronomica a cui era collegata. Non è escluso che con Castel del Monte – monumentale corona, o anche fiore, al centro del suo impero – intendesse anche “sacralizzare” tutti i suoi domini, e riuscire anche ad esorcizzare l’avversa sorte che si sarebbe scatenata contro di lui e la sua famiglia di lì a qualche anno”.

 

 

Bibliografia

“Simboli della scienza Sacra”  di René Guénon

Federico II Imperatore” di Ernst Kantorowicz

Tarocchi e Cabala” di Samael Aun Weor

                                                                                                      

Di: Placido Schillaci

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