Santa Lucia | Festa della Luce

Il 13 Dicembre, secondo il calendario utilizzato attualmente dalla chiesa cattolica, si celebra la festa liturgica dedicata a Santa Lucia. Antecedentemente all’introduzione del calendario gregoriano (1582), la festa veniva celebrata in prossimità del solstizio d’inverno (da cui il detto Santa Lucia il giorno più corto che ci sia). Lucia, la cui origine del culto viene generalmente associata alla città di Siracusa, di cui è anche patrona, etimologicamente è un nome di origine romana, derivante dal latino Lúcia, femminile di Lucius. Il cambio dell’accento italiano, Lucìa, deriva dalla traduzione greca Lukìa. Tradizionalmente viene fatto derivare dal termine latino lux, lucis, luce, con il significato di “luminosa, splendente, o colei che porta la luce“. L’elemento dominante di questa festività, è infatti la Luce, intesa sia come elemento esteriore collegato al sole ed al suo ciclo di prossima nascita (ci troviamo in vicinanza del solstizio invernale), sia come qualità intrinseca dell’uomo e della sua capacità di vedere, infatti, soprattutto nelle regioni del mezzogiorno, Santa Lucia viene rappresentata come protettrice della vista. La “vista” di cui parliamo, ha molto a che fare con qualcosa di interiore, di interno, quella che per certi versi, troviamo descritta come la “visione dell’occhio unico”. Secondo questa possibile spiegazione, questa “visione dell’occhio unico” porterebbe ha realizzare un preciso stato di coscienza, che nelle tradizioni orientali troviamo descritto come stato di “Risveglio”, “Buddità” o “Turiya”. Stato di coscienza che si manifesta solo dopo aver trasceso l’Io illusorio chiamato anche Ego o aggregato psichico.

Il tredici come giorno della celebrazione a livello cabalistico, ha anch’esso molto a che fare con questa nuova possibilità di visione. Nella tradizione Gnostica, troviamo infatti che l’arcano numero 13, rappresenta proprio la morte o meglio, secondo il nostro punto di vista, la morte di tutti gli aggregati o Ego. Ben diversa, ovviamente, dall’accezione  negativa a cui spesso viene associata la lamina. L’arcano numero 13, dicevamo, rappresenta proprio il passaggio da uno stato di sonno ad uno di veglia, la morte intesa come possibilità di liberazione da tutti gli aggregati o ego, per nascere a nuova vita. Aggregati o ego che sono l’ostacolo principale alla realizzazione del nostro Reale Essere, del Sé superiore, come troviamo in diverse tradizioni, da cui il doppio significato della lamina che sta anche a rappresentare l’immortalità del Essere. Lucia, quindi intesa come portatrice di luce, portatrice di nuova vita. Colei che libera dal velo dell’illusione, dal velo di maya. Velo che separa gli esseri dalla conoscenza/percezione della realtà. Per capire meglio di quale “vista” stiamo parlando, può tornarci utile l’iconografia cristiana di Santa Lucia. Infatti, Lucia viene raffigurata, tra le altre cose, con un piatto d’argento su di cui si trovano i suoi “vecchi occhi” (che rappresentano la vecchia visione del mondo e della realtà percepita) a rafforzare ancor di più la necessità del passaggio da una vecchia visione ad un nuova visione o stato di Coscienza, l’Argento del piatto e l’Oro in cui è avvolta la sua testa dopo aver subito il “martirio” ci stanno parlando di una trasformazione Alchemica interiore, di un passaggio di stato, dalla nigredo (opera al nero, vecchia visione) all’albedo(opera la bianco, nuova visione).

La celebrazione della festa a ridosso del solstizio d’inverno, è probabilmente dovuta alla volontà di sostituire antiche feste popolari che celebrano la luce e si festeggiano nello stesso periodo, soprattutto nell’emisfero nord. Altre tradizioni religiose festeggiano la luce in periodi vicini al solstizio d’inverno come ad esempio la festa di Hanukkah ebraica, che dura otto giorni come le celebrazioni per la santa a Siracusa, o la festa di Diwali celebrata in India.

Il culto di Santa Lucia inoltre presenta diverse affinità con il culto di Artemide, l’antica divinità greca venerata a Siracusa nell’isola di Ortigia. Ad Artemide, come a Santa Lucia, è sacra la Quaglia e l’isola di Ortigia anche chiamata “Delo” in onore della dea della caccia. Artemide e Lucia sono entrambe vergini. Artemide è inoltre vista anche come dea della luce mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti. Anche in Svezia Santa Lucia è molto venerata, sia dalla chiesa cattolica, che da quella Luterana, si celebra anche un particolare rituale che vede, nella mattina del giorno tredici, la figlia primogenita alzarsi ancor prima dell’alba, vestirsi con un lungo abito bianco legato in vita da una cintura rossa, ornarsi la testa con una corona di foglie e da sette candele utili per vedere chiaramente nel buio, ed uscire in processione guidando damigelle e paggetti donando brioche e biscotti agli spettatori.

Il rituale in questione, come gran parte delle celebrazioni liturgiche, è di tipo simbolico/archetipico, pertanto possiamo riscontrare dei precisi significati. Ad esempio; l’abito bianco che viene indossato dalla giovane rappresenta la purezza, la cintura rossa che porta in vita, rappresenta la forza vitale/sessuale (simbolo fondamentale per capire come l’aspetto sessuale, in diverse tradizioni sia occidentali che orientali venga visto come uno dei passaggi principali per la realizzazione del Sé), lo svegliarsi al mattino prima dell’alba, rappresenta la stella del mattino che anticipa la venuta del sole (qui inteso come la manifestazione della coscienza), la corona con le sette candele, fa riferimento ai sette Chakra(che vengono anche descritti come i sette fuochi) o alle sette chiese dell’apocalisse di Giovanni, condizione necessaria e contingente alla trasmutazione delle energie Sessuali per la manifestazione della Luce della Coscienza.

 

 “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”. (Gv. 8,12)

 

 

Di: Placido Schillaci

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