Sul significato dei Sogni | Maurice Nicoll | Parte II

Nella nostra ultima breve discussione sui sogni, si disse che i sogni sogliono provenire da tutti i centri e che una delle cose più interessanti sui sogni è che, quantunque gli occhi siano chiusi, si vedono cose e gente, persino gente che non si conosce, e si va per palazzi e ci si sente annoiati o pieni di fiducia. In altre parole, tutto ciò che si sperimenta nella vita esterna attraverso i sensi sembra scomparire quando tutti i sensi sono scollegati dalla realtà – vale a dire, quando i sensi esterni non vedono la luce del sole o delle lampade né qualcosa di simile. Eppure si penetra in un mondo che per noi è perfettamente reale. Suppongo che per questa ragione ci siamo domandati spesso se il mondo esterno registrato dai nostri sensi sia l’unico mondo in cui si vive. La gente è solita avere degli incubi, essere perseguitata da sogni brutti che paiono molto reali se c’identifichiamo con essi. Le nostre cure non sono semplicemente nel mondo esterno.

Bene, per ritornare al sogno di cui abbiamo parlato nell’ultima dissertazione, lo citerò di nuovo:

 

“Viviamo in una specie di fattoria. Siamo circondati da lavoratori. Un tratto peculiare di questa fattoria è che per andare da un posto all’altro si doveva camminare su dei tavoloni sostenuti da supporti che stavano sopra una pozzanghera d’immondizia e sterco così come si è soliti trovare nelle fattorie. Se s’inciampa si cade nella melma e tutto ciò che cade si perde. Quando eravamo seduti a tavola e conversavamo, si dimenticava di quello che stava sotto, ma improvvisamente si aveva coscienza del fatto di avere i piedi penzolanti sulla sozzura. Dovevamo ricordare sempre che era necessario avere i piedi sollevati…”

 

Ricordate che molti sogni non hanno alcun significato, ma questo lo ha. Il fatto che un sogno abbia significato o no, dipende dal centro dal quale proviene. Nella scala delle cose ci giungono influenze d’ogni tipo. Se avete compreso il Raggio di Creazione saprete che in ogni momento ci arrivano influenze e che queste influenze sono di qualità differenti. Queste influenze sono registrate dal nostro apparato psichico secondo il proprio livello o, per dirlo in altre parole, riceviamo influenze inferiori o superiori secondo il nostro livello d’Essere. In questo Lavoro ci viene proposto di prestare attenzione a noi stessi. Naturalmente, se non c’è nulla a cui prestare attenzione questo consiglio è assurdo, ma se si contempla il Raggio di Creazione e tutte le influenze che discendono da lui, non lo è già più tanto. È preciso ricordare sempre che ci sono influenze superiori che agiscono su di noi in questo stesso momento, ma se stiamo attaccati ai nostri sensi e completamente identificati con tutto ciò che facciamo, non possiamo percepire queste influenze.

Bene, forse vi ricordate ciò che si dice nell’Ecclesiaste: “Perché da molte occupazioni arriva il sonno”. (V.3). Qualcuno ci parla. È come se una persona cercasse di dire qualcosa a qualcuno che gli sta parlando molto seriamente degli impegni con cui è completamente identificato e che è la sola cosa che ha senso per lui. È sordo a tutto quello che gli si dice. La moltitudine delle occupazioni in cui vive provoca, per così dire, un tumulto quotidiano. Gli è impossibile udire. Poi, chissà, comincia a sentire, quando decide d’essere più semplice e rilassarsi dai compiti che disimpegna nella vita.

Ora pensiamo a questo sogno del quale abbiamo parlato, applicando la frase: “Dalle molte occupazioni viene il sonno”. Avrete percepito che la struttura del sonno si riferisce alla melma, al terreno fangoso, e che è preciso imparare ad andare su questa tavola ed avere molta attenzione. Dissi in poche parole che questo sogno significa la vita e il nostro modo di andare in essa. C’è sempre la possibilità di essere sommersi completamente nelle situazioni che la vita produce continuamente, siano gli affari, siano i lavori domestici o personali, siano gli aspetti sfortunati della vita in generale, così come succede ora. Ma il Lavoro nel suo insieme si riferisce alla non identificazione con tutto questo fango, espresso nel visibile linguaggio sensoriale delle parabole, il cui significato radica nell’insegnarci a mantenere i piedi fuori dal fango. Bene, il fango non sta fuori di noi ma dentro di noi. Prendiamo, per esempio, la melma delle emozioni negative. Sono fuori o dentro di noi? Abbiamo tutte le forme di fare conti interni, il sentimento per cui ci devono qualcosa, il sentirsi amareggiati, ecc. Ora siamo stati già messi al corrente di questo problema. Che cosa significano i tavoloni e i supporti ed avere attenzione di non cadere nel fango? Significa che è preciso avere la maggiore attenzione nell’andare in noi stessi. È psicologico – cioè, si riferisce al nostro interiore.

Vi citerò ora un passaggio molto interessante che trovai sull’Antico Testamento affinché possiate capirlo nel suo collegamento con il sogno che stiamo discutendo. Vi presenterò la parola pozzo. Vi rendete conto che il sogno parla di non precipitarsi nel pozzo, non di non cadere nel fango. È molto facile giungere ad una tappa della vita (e la maggior parte della gente resta in questa tappa) in cui si prepara un pozzo di negatività, d’incapacità, di compassione di sé, di considerazione interiore, ed anche di attribuire ogni cosa alle circostanze esterne, alla gente esterna – e finalmente di essere completamente identificato con le cose esterne che non hanno alcun valore. Si può cadere nel pozzo anche quando non si fa sforzo alcuno su di sé.

Citerò ora un piccolo passaggio delle Sacre Scritture che si riferiscono a questo particolare:

 

“Dio mi ha tirato fuori dal pozzo della disperazione, dalla melma fangosa; ha messo i miei piedi sulla roccia.” (Dio è l’insegnamento esoterico).

 

Ancora, “In basso sul fondo delle montagne, le sbarre della terra stavano su di me, senza dubbio mi sollevaste alla vita dal pozzo.” (Il Lavoro può tirarci fuori dal pozzo).

 

Ancora, “O Dio, tu hai tirato fuori la mia anima dall’inferno, mi hai mantenuto in vita tra coloro che caddero nel pozzo e nel fango”. (Se sentiamo di poter sostenerci in qualcosa, allora potremo mantenerci vivi).

 

E ancora, quando il Salmista non spera più in se stesso, dice: “Sono tra quelli che sono scesi nel sepolcro; sono come un uomo senza forza. Mi hanno messo nel fosso profondo, nelle tenebre, in posti profondi.” (Sente di essere caduto nel sonno).

 

Un altro esempio ancora: “Raccogliti sempre … guarda il tuo re che viene a te. Egli è giusto, sfortunato e cavalca un asino … ti libererà dal pozzo dove non c’è acqua.”

Quest’ultima frase ha un profondo significato, ma è preciso intendere che “Il pozzo dove non c’è acqua” significa “uno stato in cui non c’è né verità né comprensione”.

 

Ritorniamo ai Vangeli. Cristo dice ai farisei – cioè, la gente che è sicura d’essere giusta e che da sola si attribuisce ogni cosa; “Ipocriti; siete ciechi guidati da ciechi; e se il cieco guida il cieco, cadranno ambedue nel baratro”.

 

È possibile citare, suppongo, centinaia d’altri esempi delle Sacre Scritture sul significato del pozzo, della melma, della sporcizia, il cui significato ognuno di noi lo deve vedere in sé e comprendere. Vedrete che questo è in verità il tema del sogno che abbiamo discusso. Per così dire, è un sogno esoterico – vale a dire, un sogno che proviene dai centri superiori. Se si ha un sogno di questo tipo, non si deve attribuirlo a se stessi, alla propria intelligenza. È un postulato che si riferisce al Lavoro e, come avete sentito dire molte volte, il Lavoro tratta di ciò che c’insegnerebbero i Centri Superiori se potessimo udirli. Il Lavoro non fu inventato da un uomo comune. Proviene da un Uomo superiore, dalle influenze coscienti, da coloro che sono in contatto con i centri superiori. Senza dubbio, siccome non possiamo udire i centri superiori, il loro continuo insegnamento interiore, ai quali siamo sordi, a causa del nostro profondo sonno, è stato trasformato in un sistema esterno di Lavoro formulato da chi già sta in contatto con questo centri. In altre parole, è preciso apprendere esternamente, da fuori, dai nostri sensi, quello che già conosceremmo se potessimo prestare ascolto a noi stessi ed acquietare il tumulto della routine quotidiana della personalità.

Parleremo ora dei tavoloni e del loro possibile significato psicologico. Avete pensato a ciò che quest’immagine, che si può paragonare esattamente con l’immagine di una parabola, vuole dire? O quello che vogliono dire i supporti, psicologicamente? Mi piacerebbe che lo discutiate e anche il significato, nel sogno, d’avere attenzione quando si parla di non mettere i piedi nel fango. Vi sarete resi conto tutti voi che quando si parla a vanvera o quando si dicono ogni tipo di malignità sulle altre persone, perdiamo forza, e che se non lo facessimo ci sentiremmo più forti. “Il silenzio conferisce forza”. Naturalmente, si possono sempre dire mille cose, si possono sempre avvelenare gli altri con le proprie emozioni negative, si possono sempre comunicare agli altri le cose sgradevoli, si possono sempre fare insinuazioni malevoli su qualcosa che è stato detto – tutto questo ci sprofonda nel fango, ed è da questo proprio che si deve scappare. Ognuno deve vedere il suo proprio fango. Molte volte una persona non si rende conto assolutamente del fango che c’è in lei. Crede, per esempio, d’avere diritto a preoccuparsi, a parlare continuamente delle cose della vita, dei suoi affari, delle sue faccende, delle sue difficoltà personali. Parlare coscientemente dei propri problemi è molto diverso dal parlare meccanicamente. Cosa significa, per esempio, parlare coscientemente delle proprie preoccupazioni? Significa formulare, ed ogni formulazione significa una presa di coscienza dei due lati, di quello che uno è e di quello che è l’altra persona. Cercate di farlo. Vedrete che ogni tipo di “Io” meccanico in voi sarà ostacolato e privato del suo desiderio di parlare. Se lo fate comprenderete cosa significa la forza. Ricordate come si lamentava il Salmista che al non avere la forza interiore si sprofonda nel pozzo. Ricordate che la vostra vita è la vostra propria vita e che nessuno può aiutarvi. Ma il Lavoro può aiutarvi se siete capaci di applicarlo. Arriviamo ad una certa tappa, forse, di lavoro personale, e poi cadiamo un’altra volta nella melma. All’inizio non ce n’accorgiamo ma dopo un po’ di tempo giungiamo ad avere coscienza del nostro stato interiore, e poi, se il Lavoro ha qualche senso per noi, cominciamo a sentire che non sopportiamo già più di stare nel fango. Questo significa che il sapore interiore del Lavoro ha cominciato ad agire su di noi. Allora le avverse condizioni esterne non ci contrariano ormai più, ma cominciamo ad essere contrariati in un modo completamente nuovo – a sapere, riguardo il nostro stato interiore, riguardo il piano in cui stiamo in noi stessi. Quando abbiamo raggiunto questa tappa si può avere la sicurezza che il Lavoro opera già direttamente su noi ed allora comprenderemo che l’unica cosa che può salvarci dalla “Fattoria della Melma” è metter in pratica ciò che il Lavoro ci sta insegnando. Se ci si abbandona all’ “Io” negativo, all’immaginazione negativa, si sente che le cose sono ingiuste, se ci s’identifica con ogni dubbio e lo si accetta, vuole dire che non si usano i tavoloni né i supporti né tanto meno gli strumenti del Lavoro. Tutto ciò che fa il Lavoro è di tirarci fuori da quello che chiamiamo in questa dissertazione, che sono semplici commentari, “Fattoria della Melma”, ma è preciso ricordare che la “Fattoria della Melma” sta in noi. Il Lavoro si propone di portarci ad un piano più alto nella nostra evoluzione personale in cui non c’è più melma.

Ho preso come esempio questo sogno perché mostra la prima tappa o livello. Non arriva al livello successivo. Rappresenta ciò che dobbiamo fare in relazione al livello di Essere nel quale stiamo, che è rappresentato come fosse fango. Allo stesso tempo mostra che, per il lato della conoscenza, ci sono certe cose che dobbiamo praticare – cioè, l’uso dei tavoloni e dei supporti e l’andare con attenzione sopra il fango che sta in noi. In altre parole, rappresenta la prima tappa del Lavoro, che si applica praticamente a noi stessi. Avrete notato con che bellezza il Centro Emozionale Superiore si esprime sul Lavoro. Il suo modo di esprimersi è così bello come quello con cui si esprimono le Parabole dei Vangeli.

 

Autore Dr. Maurice Nicoll

Tratto da “Commentari psicologici sull’insegnamento di Gurdjieff e Ouspensky” volume I, (seconda parte).

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