Il Vangelo di Maria Maddalena | Testo Integrale

Il Vangelo di Maria Maddalena è annoverato tra i vangeli gnostici, scritto in lingua copta presumibilmente verso la metà del II secolo derivante molto probabilmente da un proto-testo Greco, come molti altri testi gnostici è andato perduto con l’estinguersi dello Gnosticismo. Le fonti che per secoli rimasero disponibili si rifacevano solo a brevi citazioni indirette ad opera di alcuni Padri della Chiesa, che venivano soprattutto utilizzate per confutare le tesi gnostiche. Soltanto nel XIX secolo sono stati ritrovati nella zona di Akhmim, poco più a nord di Nag Hammadi nell’Egitto meridionale, frammenti in greco e copto non contenenti il testo nella sua integrità.

Il particolare interesse che suscita questo vangelo è l’importanza data a Maria Maddalena come discepolo prediletto del Signore, in quanto dalla lettura del testo si evince il ruolo centrale che quest’ultima ha all’interno della cerchia dei discepoli, e figura come depositaria di un insegnamento superiore. Oltre alla versione storica antropologica del racconto, dal nostro punto di vista possiamo dire che i personaggi che quivi sono contenuti, rappresentano tutti parti interne dell’essere, cosa che tra l’altro e accennata all’interno del testo in un dialogo tra il Cristo e Maddalena. Quest’ultima rappresenta proprio il “Femminile Sacro”, la nostra parte sensibile, la Divina Madre Intima, Devi Kundalini, il Serpente Igneo che si sveglia all’interno del nostro corpo e ci dà la spinta per lavorare alla dissoluzione dei nostri aggregati psichici o ego.

Nella tradizione gnostica troviamo il simbolismo delle tre Marie, ovvero Maria Maddalena, Maria Veronica e Maria Vergine, questi non si riferiscono a personaggi fisici ma piuttosto a livelli di coscienza o meglio ancora a gradi di trasmutazione che bisogna effettuare per diventare un Cristo, ovvero acquisire coscienza. Nel racconto Cristico, Maria Maddalena è prostituta (non inteso in senso morale), cioè ha abbandonato il suo ruolo nel mondo e si è prostituita ad esso, disperde la sua energia vitale/sessuale senza possibilità alcuna di trasmutarla e dirigerla nella direzione della coscienza. Maria Veronica è quando inizia ad accorgersi ed a conservare la propria energia, nel dramma della Via Crucis e proprio lei che asciuga il volto del Cristo alla stazione numero sei (l’arcano numero 6 dei tarocchi rappresenta proprio gli innamorati ossia il lavoro nella coppia a trasmutare le proprie energie) dopo che è caduto per la prima volta, nella quale rimane il suo volto impresso, a significare proprio il conservare le proprie energie. Maria Vergine, appunto è vergine, casta ovvero conserva e trasmuta le proprie energie, solo lei è quella che può dare alla luce il Cristo, quando si parla di castità, intendiamo una castità scientifica ovvero il lavoro nella camera nuziale a trasmutare le proprie energia vitali/sessuali.

Riportiamo dunque il testo integrale di quanto rimane di questo Vangelo:

                                             

Quel giorno, i discepoli erano raccolti in cima ad una montagna.

Il Maestro stava fra loro in Silenzio. E Maria Gli era accanto. Andrea disse: «Maestro, ecco che il Tuo Silenzio ci sorprende. Perché ci hai riuniti? Non hai niente da dirci, oggi?». Allora il Maestro rispose loro: «E voi, non avete niente da dire a me. Perché mai la fonte dovrebbe andare incontro ai pellegrini? Il pellegrino dimentica a volte di avere gambe per camminare. Dimentica che non è la strada a scorrergli sotto i piedi, ma che è la sua mente a proiettarsi verso l’orizzonte. Chiedete, se avete intenzione di ricevere. Quando la terra ha sete tocca a lei chiamare la pioggia».

Ed ecco che Simon Pietro si alzò fra tutti e disse: «Maestro, ogni giorno Ti seguiamo e Ti ascoltiamo. Eppure, il nostro cuore conosce ancora l’aridità. Ogni giorno, speriamo nella quiete e nella gioia. Ma esse non vengono a visitarci. Dicci perché. La Forza dell’Eterno non è forse nelle Tue parole? Più seguiamo le Tue orme sulla terra più siamo turbati e l’acqua continua a mancarci». Il Maestro non lo guardò e disse: «Dov’è la debolezza?». Poi, si mise in silenzio. Simon Pietro parlò di nuovo: «La debolezza è estranea all’Eterno. Si è infilata nell’uomo passando dalle sue orecchie». Andrea alzò una mano e disse: «Perché interrogare il Maestro giacché conosci la risposta?». Allora il Maestro si alzò e disse: «Anche tu la sai, ma lui incomincia a capire. Colui che vuole comprendere per conoscere, alla fine, si rende conto che non deve seguire le mie orme, bensì lasciare le sue spostandosi all’interno delle mie, perché è dentro che troverà se stesso, perché è dentro che si trova la gioia perduta, perché è sempre dentro che si trova la porta verso l’esterno dei mondi, l’esterno che è il vero Interno. Così la gioia non sorride a colui che raccoglie le mie parole, bensì a colui che si sposta all’interno».

Uno dei discepoli chiese: «Dicci come fare per spostarci dentro». Allora il Maestro disse: «Cominciate con il porvi in Lui. Non andate nelle spaccature. Perché, in verità, non vi è frontiera. Soltanto gli occhi creano la frontiera, perché non vedono il Dentro che sta nel fuori. Solo l’Occhio crea l’unione. È attraverso l’occhio che vi porrete in Lui. L’Occhio crea il Mondo, che fa i mondi. L’Orecchio che intende crea l’Occhio e lo fa crescere. Così, la realtà che si apre all’Occhio ed all’Orecchio apre la strada ad un’altra realtà. L’Uno nutre il molteplice ed il molteplice rimanda sempre all’Uno. Vi annuncio: non separate, spostatevi fra le separazioni. È in questo modo che voi vi porrete in voi. Questa è la via della quiete, perché la quiete è il centro del cambiamento».

Simon Pietro parlò con queste parole: «L’Uno si avvicina nella quiete e nella gioia. L’Uno è stabile e solo. Ma dicci come mantenere la stabilità nel cambiamento». Il Maestro rispose: «Contemplando la realtà del sogno dei mondi, poi immaginando il Sogno dietro a quel sogno». Il discepolo Andrea si stupì davanti a tutti: «Bisogna sognare?». Allora il Maestro gli disse: «Bisogna uscire dal sogno dei mondi perché la gioia nasce nel Sogno che ha concepito il gioco dei sogni e dei mondi. Comprenda chi vuole comprendere. Dorma chi si compiace nel lamento dei sogni. Vi dico questo: L’Uno sta nel risvegliarsi al Sogno». Il discepolo si espresse ancora: «Insegnaci: il Sogno è forse la cessazione della sofferenza?». Il Maestro parlò a tutti in questi termini: «Il Sogno è oltrepassare il sogno delle frontiere, e le frontiere sono la sofferenza perché la sofferenza è il tu e l’io che si sognano come essendo due».

Allora, Simon Pietro chiese: «Ma la Materia e la Non-materia, non sono forse due? Come uscire dalla frontiera?». Il Maestro li benedisse tutti, poi disse loro: «La Materia e la Non-materia fanno parte del Sogno del mondo. Esse sono Una, sono il gioco attraverso il quale l’Oblio tesse l’opera sua. La separazione è un gioco, come la sofferenza, e la sofferenza nasce dall’orgoglio fondamentale che gioca a separare. La Materia, vi dico, è un sorriso dell’Eterno, per farci uscire dai mondi e farci volere la Realtà».

Simon Pietro prese di nuovo la parola: «Dicci, ora: cos’è la Realtà?». Il Maestro disse: «La Realtà è Ciò che ha concepito il gioco delle realtà. La Realtà è Ciò che vi farà spostare le vostre orme dentro alle mie. È immaginazione nella fiducia. È ciò che genera la Conoscenza». Il discepolo chiese ancora: «Abbiamo sete. Come raggiungere la Realtà?». Il Maestro parlò a tutti: «Smontando ciò che non è Uno, Contemplando la materia che inventa la frattura, amando la frattura per i suoi giochi, amandone i giochi per la strada che essa traccia verso il Gioco». Poi disse ancora: «Osando». Uno dei discepoli si alzò allora e chiese: «E dicci, ora: cosa significa la Materia? Dobbiamo credere che si perpetui all’infinito?». Il Maestro insegnò: «Tutto ciò che è stato inventato e che è stato creato, tutti gli elementi che compongono la natura dei mondi sono interdipendenti e sposati fra loro. Ma sarà smontato tutto ciò che è stato montato affinché tutto ritorni alla Radice-Madre. Così, colui che ha orecchie per ascoltare faccia appello all’Orecchio per intendere».

Simon Pietro chiese: «Poiché ti dici messaggero e interprete degli elementi e dei fenomeni di questo mondo, dicci dunque: qual’è la natura dell’errore?». Il Maestro alzò la mano e disse: «L’errore non esiste. Perché siete voi soltanto che lo fate esistere. Lo fate ogni volta che vi piegate ai riflessi della vostra realtà costruita ed adultera. Ecco come l’errore prende forma. Ecco anche perché il Bene vi ha fatto visita. Il Bene ha partecipato agli elementi delle vostre realtà per sposarle di nuovo alla Radice». Il Maestro continuò e disse: «Ascoltate la ragione che fa di voi dei malati ed anche dei morenti: guardate i sogni delle vostre azioni, e saprete che cosa vi allontana da voi stessi. Comprenda colui che vuole comprendere. Dall’essere incatenati ai giochi della Materia nasce una passione contro l’Essenza e nel corpo sorge allora un disturbo. Ecco perché, in verità, vi annuncio: cercate l’armonia insieme all’Essenza. E se accade che siate in rotta con l’ordine di Quest’ultima, traete ispirazione da tutte le immagini naturali che evocano la vostra realtà profonda. Così, colui che ha sviluppato le orecchi impari ad intendere con l’Orecchio» . Dopo queste parole, il Beato accordò loro la Sua benedizione. «Che la Pace sia con voi. Che la mia Pace metta radici, si incarni in voi e si moltiplichi. E che nessuno vi smarrisca dicendo: “Guardiamo questo, guardiamo quello” perché in verità, è nel vostro Centro che risiede Colui che si chiama “Figlio dell’Uomo”. Portate a Lui andando a Lui. Perché coloro che hanno la volontà di cercarLo Lo trovano. Levatevi dunque, e fatevi testimoni della Parola del Vostro Regno. Guardatevi bene dall’imporre regole a parte quella di cui porto la fiaccola altrimenti sprofonderete ancora di più nella schiavitù. Io sono Colui che rinverdisce il Ricordo».

Dopo aver pronunciato queste parole, il Maestro li lasciò. I Suoi discepoli sentirono la solitudine e la tristezza. Alcuni piansero abbondantemente dicendo: «Bisogna davvero recarsi da coloro che non vogliono credere, e annunciare loro il Regno Essenziale del “Figlio dell’Uomo”? Costoro non L’hanno risparmiato,allora come potranno risparmiare noi?». Fu per questo che Maria si alzò, li baciò ed annunciò ai suoi Fratelli: «Perché rimanete nel dubbio e nella sofferenza? Vi dico che la Sua Essenza di Luce non ci abbandona. Vi dico che sarà Lei a proteggerci. LodiamoLo, Colui che ci ha rigenerati e preparati, perché ecco che Egli ci chiede di tornare ad essere dei veri Umani». Con queste parole, Maria orientò il cuore dei discepoli verso il bene, ed essi si aprirono un po’ di più alle parole del Maestro.

Simon Pietro si rivolse a Maria con voce alta: «Tu che sei una Sorella per ciascuno di noi, tutti sanno che il Maestro ti ha amata in modo diverso dalle altre donne. Secondo le parole che Lui ti ha affidato, insegnaci ora. Dicci le parole che la tua memoria privilegia e alle quali non abbiamo potuto avere accesso». Maria si avvicinò e disse loro: «Ciò che non siete stati capaci di intendere, Io sono incaricata di annunciarvelo; Ho avuto una visione del Maestro ed ecco ciò che Gli ho detto: “Maestro, perché Ti vedo qui, sotto questa forma?” Ed Egli mi rispose dentro di me: “Tu, la Beneamata, non dimentichi il tuo centro quando Io compaio. Tu non guardi, tu vedi ed impari ad essere. Allora ascolta: Là dove è il nous, risiede l’inestimabile gioiello, Ciò che si chiama Porta”. Subito Gli dissi dentro di me: “Maestro e Beneamato, dimmi se chi può contemplare la Tua apparizione in seno al Tempo, vede con gli occhi dell’anima o se respira la Tua presenza con la mente”. Il Maestro mi rispose: “Non mi riceve né con l’anima né con la mente ma mi contempla attraverso la Porta del nous, la Porta che insegna a vedere ed a lasciar venire il Soffio”. Gli chiesi ancora: “Parlami di questa Porta. Io mi trovo sulla soglia?”. Allora, il Maestro depose in me questa risposta: “In verità, è precisamente alla sua soglia. Colui che non si preoccupa della Porta ma della Realtà celata da essa. Così, colui che guarda i suoi occhi, non vede il suo Occhio. Il nous è una morte perché è risveglio. È la morte delle immagini costruite. È l’istante in cui le maschere si disgregano e nel quale la Materia confessa di essere un gioco. La sua Porta è un sorriso fra le realtà e l’Uno. Attraverso il nous, l’Essenza umana contempla l’Uno che genera il Due per amore”. Poi, il Maestro mi disse ancora: “La consapevolezza dell’amore è generata dalla Separazione. Così è, bisogna morire di molte morti per conoscere la luce della nascita”. Allora chiesi dentro di me:“Dimmi come raggiungere questa Porta”. La Visione del Maestro si avvicinò e così parlò: “Ti dirò come passare per questa Porta perché il risveglio non conosce mezze misure. In verità, il risveglio nasce dal ricordo dell’Oblio e dalla denuncia dell’Oblio negli atti. Il raggiungimento del nous si ottiene per amore. La manifestazione dell’amore si ottiene con l’esigenza”. Ecco che cosa il Maestro mi confidò, e che voi non avete potuto sentire».

Simon Pietro indicò Maria a tutti e disse: «Chi è questa donna? Che meriti ha per aver ricevuto il Maestro? Noi abbiamo ancora sete. Parlaci ancora, Sorella nostra, tu che Lo conosci». Maria si tirò il velo sugli occhi e allora parlò così: «Ecco un’altra cosa che Egli mi insegnò. Ma potranno bere soltanto quelli che hanno già svegliato in sé la Fonte. Accadde che il Maestro mi consegnò queste parole: “L’esigenza è purezza e disciplina. Essa attraversa i mondi con l’essere che cerca il Cuore nascosto nel cuore, perché è anche volontà. Le deboli maschere non possono neppure intravedere la Porta del nous. Non fanno appello all’esigenza ma guardano le altre maschere chiamandole deboli. Le maschere che giocano tra loro simulano la sete, mentre la loro terra è arida. Come vivere nell’aridità e nel rifiuto dell’acqua? È così che nascete alla morte, per debolezza della volontà” ».

Andrea parlò più forte degli altri discepoli. Egli disse a Maria, segnandola a dito: «Perché dovremmo crederti? Perché il Maestro avrebbe dovuto nutrirti in questo modo, Tu che sei una donna?». Maria lo guardò e rispose: «Dalle donne vengono le nascite. Per quale ragione la Nascita non dovrebbe venire da una donna?». Il discepolo Simon Pietro si alzò allora e trovò queste parole per tutti: «Sorella nostra, queste parole ci frastornano e ci fanno paura. Tuttavia, parlaci ancora, perché tutti sappiamo che il Maestro ti ha incontrata spesso». Allora Maria si tirò il velo sul volto e così parlò: «Il Beato mi ha insegnato il viaggio dell’anima che si scopre e si contempla. È il viaggio dalle cortecce verso la linfa. Quello che traccia la chiave della Porta del Nous. Ecco: l’anima visita i mondi della Collera. Essa scopre un primo stato che la trattiene. Esso si chiama Tenebra ed è amore della prigione. Tenebra disse all’anima: “Perché mi hai amata, tu che sei scintilla?”. Quando udì questa domanda, l’anima pronunciò all’esterno queste parole: “Ti ho amata perché eri Separazione e la Separazione è il sonno nato dall’orgoglio”. Allora, l’anima andò incontro al secondo stato. Questo si chiamava Bramosia. Vedendosi attraversato, esso le chiese: “Non capisco come tu sia potuta scendere ora che ti vedo ascendere. Dimmi il perché della menzogna che nasce dall’orgoglio e dall’invidia giacché sei parte e nutrimento del mio essere”. L’anima rispose: “Perché io ti ho intuito e tu, non hai saputo riconoscere la mia verità. I tuoi occhi non hanno voluto imparare a distinguermi anche se ero mescolata ed unita a te come ad un abito”. Quando ebbe detto questo, l’anima riprese la sua strada, più nuda e nella gioia finché attraversò il terzo stato, quello che si chiama Ignoranza. Ignoranza interrogò subito l’anima: “In che modo serpeggia il tuo sentiero? Non c’è, in te, una strana malattia? Infatti sei diventata schiava perché sprovvista della chiara visione”. L’anima rispose: “Perché giudicarmi, io che in essenza non giudico, Io che ho accettato la dominazione senza aver dominato? Nessuno mi ha riconosciuta mentre io ho visto in me che ogni cosa costruita e non-Una verrà smontata sulle terre e nei cieli”. Una volta uscita dal terzo stato, l’anima continuò la sua ascensione. Ci mise molto a scorgere il quarto stato. Questo stato conteneva, da solo, sette altri mondi. Il primo di essi si chiamava Tenebra, il secondo Bramosia, il terzo Ignoranza, il quarto Veleno-Gelosia, il quinto Prigione Carnale, il sesto Saggezza Ebbra, il settimo Ira di Saggezza. Si attardò alquanto in questo quarto stato. Così, si enumerano i mondi della Collera attraverso i quali l’anima soffoca di interrogativi, perché la Collera è venuta dalla Ribellione e la Ribellione è Tenebra della Separazione. Collera chiese all’anima: “Qual è la tua origine, tu che hai imparato ad uccidere? Qual è il tuo scopo, tu che ti sposti solo errando?”. Allora, l’anima rispose: “Tutto ciò che mi soffocava è stato prosciugato e tutto ciò che mi velava l’orizzonte con frontiere è evaporato perché ho voluto guardarlo. Così la mia bramosia se n’è andata così sono uscita dal cerchio dell’ignoranza e così l’orgoglio si è esaurito. Ecco, ho trovato l’uscita dallo scenario penetrando in un altro scenario. Un’immagine si è cancellata. Grazie ad un’altra, più Pura e più Una. È adesso che imbocco la via della quiete. La quiete annuncia la Pace là dove il Tempo si immobilizza nell’Eternità. In verità, la mia Via è Una Via di Silenzio”». Dopo avere così parlato, Maria tacque.

Tutti videro allora come il Maestro le avesse insegnato. Poi, fu Andrea a rivolgersi ai suoi Fratelli: «Ditemi il vostro pensiero su ciò che questa donna ha appena detto. Per quanto mi riguarda, non presto fede al fatto che il Maestro abbia potuto esprimersi in tal modo. Queste parole ci separano da ciò che abbiamo potuto avvicinare». Simon Pietro guardò Andrea e si alzò: «Accetteremo la possibilità che una donna abbia ricevuto simili parole dalla bocca del Maestro? Che Egli le abbia confidato dei segreti a cui non abbiamo avuto accesso? Dovremo cambiare sguardo e cammino accettando di aprire le orecchie a questa donna? Vi chiedo: è lei che Lui ha scelto, preferendola a noi?»

Maria allora si mise a piangere e disse a Simon Pietro: «Mio Fratello nello spirito, che cosa stai attraversando? Pensi che io abbia inventato questa Visione e che a proposito del Nostro Maestro dica menzogne?». Levi (Matteo) si alzò fra tutti e disse: «Simon Pietro, ti abbiamo sempre visto focoso. Perché ora ti ribelli contro la Donna come se fosse un nostro avversario? Se il Maestro l’ha resa degna del Suo Cuore, chi sei, tu, per respingerla? In verità, il Maestro che la conosceva bene l’ha amata più di noi perché la sua anima ha fatto un grande viaggio. Guardiamo ora la nostra debolezza e sbrighiamoci a diventare totalmente perfetti. Lasciamo che l’ uomo perfetto metta radici dentro di noi e cresca come un albero perché è quello che il Maestro ci ha chiesto. Andiamo, senza più esitare, ad annunciare la Novella. Che nell’anima nostra non vi sia altra regola se non quella di cui Egli è il Testimone». Quando Levi ebbe detto queste parole vi fu silenzio. Poi, i discepoli si alzarono insieme per andare ad offrire la Parola.

Cosi è il Vangelo di Maria Maddalena.

Introduzione al Vangelo di: Placido Schillaci

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